Nuova opera dell’autore francese Michel Bussi, pluripremiato e attualmente tra i più venduti in Francia, ma di fama già consolidata anche in Italia grazie alle sue opere precedenti (la più recente Non lasciare la mia mano), recensiamo oggi Mai dimenticare, da poco uscito per Edizioni e/o con traduzione di Alberto Bracci Testasecca.

Normandia, una fredda mattina invernale, la falesia incombe su un mare d’acciaio, rare presenze umane e animali sulla spiaggia.
Jamal Salaoui corre sul sentiero ghiacciato: è un giovane uomo di origini maghrebine, una gamba sostituita da una protesi artificiale e l’ambizione potente di correre l’ultratrail del Mont Blanc, gara tra le più difficili in assoluto e non solo per atleti paraolimpici.
Nel malinconico paesaggio normanno il colore irrompe attraverso una sciarpa rossa di chasmere e una bellissima donna in piedi vicino al precipizio.

“Vi dovesse mai capitare di vedervi tendere la mano da una bellissima donna in difficoltà, giratevi dall’altra parte e scappate più velocemente possibile, soprattutto se siete un atleta che si sta preparando per una gara olimpica”.

Ma Jamal allunga quella mano, senza riuscire a trattenere la ragazza che si getta nel vuoto: quando arriverà correndo ai piedi della falesia, la sciarpa di cashmere rossa avvolta intorno al collo lo trasformerà da testimone di un suicidio ad indiziato per omicidio.
Questa drammatica morte dà il via a una serie di eventi che si sviluppano su diversi piani temporali a ricostruire vicende simili tra loro, concatenati da colpi di scena, giochi di specchi e cambi rotta che ci portano a leggere con piacere ansioso le 450 pagine del romanzo, che in realtà si svolge in un arco narrativo di sei giorni: che legame c’è con lo stupro e l’omicidio per strangolamento di due ragazze con una sciarpa di cashmere rossa , 10 anni prima? Chi invia le buste con i dettagli di queste morti a Jamal?
E perché Jamal, vittima o colpevole che sia?
Chi è Mona, la ragazza col musetto da gatto che analizza i ciotoli delle spiagge e che lo avvicina all’Hotel Sirene?

L’elemento paesaggistico è un protagonista a sé stante: la falesia è una presenza incombente nel romanzo, ed ha un valore simbolico molto forte. All’apparenza maestosa, è minata nel profondo, sinsgretola con lentezza come le biografie dei personaggi che si intrecciano con i loro dolori, i rimpianti e le amarezza mentre Il rumore di risacca che sentiamo in sottofondo lascia addosso una disillusa malinconia, morbida come una sciarpa di cashmere.
Se questo non fosse un romanzo ma una serie televisiva, potremmo dire che troviamo tutte le suggestioni visive e di atmosfera della produzione cinematografica e televisiva francese, ma con un perfetto meccanismo a orologeria delle migliori serie anglosassoni.
Bussi usa abilmente una scrittura molto visiva, piena di riferimenti che riesce a non ricondurre a  trito cliché, ed inevitabilmente siamo portati a pensare che la bellissima ragazza morta  abbia la bellezza sensuale di Isabelle Adjani, a uomini col viso spigoloso di Vincent Cassel, e a tutto quell’universo estetico che in Italia siamo abituati ad associare ai cugini d’oltralpe. In una visualizzazione delle pagine giocata sui toni autunnali, l’abile uso del colore – la sciarpa rossa, la biancheria fucsia delle ragazze – imprime chiaramente dettagli importanti nella memoria visiva del lettore.
Il meccanismo narrativo in effetti ha ritmi molto simili alla migliore fiction: spesso, durante la narrazione, si ha il desiderio di tornare indietro nel racconto alla ricerca del dettaglio che ci faccia propendere per una o per l’altra soluzione.
Dubiteremo noi stessi e di Jamal, come Jamal dubiterà persino di sé stesso.
La scrittura è elegantemente scorrevole, sicura, fluida: non vi sono particolari invenzioni stilistiche, ma siamo di fronte a eccellente artigianato al servizio di una struttura letteraria di impianto molto solido.
L’abilità di Bussi sta nel non sciogliere i nostri dubbi se non nel finale, in una vicenda che – seppur con alcune piccole forzature – si dipana con maestria, regalandoci un romanzo che merita sicuramente di essere letto. Le atmosfere normanne, ancor più che agli appassionati della narrativa francese, potranno piacere a chi ama il romanzo nordico.

Recensione di Marina Belli

Mai dimenticare
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Mai dimenticare
  • Michel Bussi
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