Da poco uscito per Longanesi, recensiamo oggi L’uomo del labirinto, il nuovo romanzo di Donato Carrisi che arriva in libreria più o meno a un anno di distanza dal precedente Il maestro delle ombre.

Durante il tragitto verso la scuola, Samantha Andretti viene rapita. Da un coniglio gigante.
Nel capitolo successivo la ritroviamo salva, benché fortemente traumatizzata, in ospedale, dopo che due giorni prima è riuscita a scappare. Piccolo dettaglio: dal rapimento sono passati quindici anni.
Al suo fianco Sam ha il dottor Green, un profiler il cui compito è aiutarla a ricordare. Assieme devono ricostruire il labirinto: è così che la donna chiama la sorta di prigione sotterranea dove era rinchiusa, un luogo cupo senza apparentemente alcuna via d’uscita. Il labirinto sembrava avere una vita propria: è lui a stabilire se è cosa Samantha può mangiare, o dove deve dormire. Per farlo la sottopone costantemente a giochi, indovinelli e rompicapi da risolvere, premiandola o punendola, ma sempre senza farle capire la ragione di questo accanimento. Le sfide proposte sono agghiaccianti. Samantha fatica a riemergere dall’incubo: il buio, l’oscurità che ha vissuto nel periodo di prigionia, l’ha infettata per sempre.

Lui non lo sa, ma c’è un posto da cui non può scappare. Ed è lì che avverrà la caccia: non là fuori, ma nella tua mente.

Fuori, in una città senza nome ma dal sapore USA colpita da un caldo anomalo e soffocante, Bruno Genko aspetta di morire. Gli è stata infatti confermata una prognosi infausta. Lui, investigatore privato, aveva provato inutilmente a trovare Samantha; ora legge la sua ricomparsa come un segno del destino, un’ultima occasione prima della dipartita per lasciare un segno e per riscattarsi dal vecchio fallimento.

Carrisi ha sempre saputo usare alla perfezione l’alternanza tra scene e personaggi diversi; anche in questo libro la diluizione delle rivelazioni su quello che è successo a Samantha nel labirinto, intervallate dalle nuove indagini di Genko, trattiene il lettore costringendolo ad un page turning forsennato, alimentato dalle classiche frasi ad effetto in chiusura di capitolo.
L’uomo del Labirinto è un accattivante mix tra il thriller d’azione e quello psicologico. Entrambe le formule sono applicate alla perfezione. Se a livello meramente quantitativo è la detection ad avere più peso nel totale delle pagine, è chiaro che le parti in ospedale tra Sam e il dottor Green sono tra quelle più avvincenti. Bruno sa che non gli resta molto tempo; ciò da una parte lo distanzia dai problemi del mondo, che non lo riguardano più, dall’altra gli dà forze insolite, perché non ha nulla da perdere. Senza svelare troppo, diciamo che l’investigatore riuscirà a risolvere il mistero del coniglio gigante, per la gioia perversa dei lettori: Carrisi sa pescare negli aspetti più torbidi della mente umana creando cattivi affascinanti.

Anche se non riusciva a vedere oltre, sapeva che dall’altra parte c’era ad aspettarlo qualcosa di malvagio.

Nel romanzo ci sono anche piccoli regali per i fan di Carrisi, ma ancora una volta non è lecito lo spoiler. Lo scrittore pugliese conferma il suo talento nel colpo di scena. Preparatevi, perché questa volta ha in serbo qualcosa di assolutamente spiazzante.

Non era così che avrebbe voluto concludere la propria vita, avrebbe preferito non conoscere l’assurda e dolorosa verità. Cioè che la natura umana era capace di genio e bellezza, ma anche di generare abissi oscuri e nauseabondi.

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L'uomo del labirinto
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L'uomo del labirinto
  • Donato Carrisi
  • Editore: Longanesi