L’uomo che amava i libri - George P. Pelecanos

George Pelecanos (Washington, 1957) è uno scrittore, giornalista, sceneggiatore e autore di serie TV statunitense. Il nostro, la cui famiglia era di origine greca, prima di dedicarsi alle sue vere  passioni ha fatto una lunga gavetta sbarcando il lunario con lavori umili, ma dignitosi, quali il barista, il cuoco, il venditore di scarpe e di elettrodomestici, mestieri che farà poi svolgere a molti protagonisti dei suoi romanzi. Della sua vita prima del successo non si sa molto se non che è stata piuttosto travagliata e non di certo facile. A tal proposito possiamo citare alcune delle sue parole: “Niente scuole, niente addestramento per me. Mai messo piede in un corso di scrittura. Sin da ragazzo volevo scrivere romanzi e film, e avevo la pazza idea che ci sarei riuscito semplicemente provandoci.” Ha iniziato a scrivere romanzi polizieschi negli anni ’90. I suoi primi libri erano incentrati su Nick Stefanos, un residente greco di Washington D.C. e successivamente ha scritto una serie in quattro parti meglio conosciuta come D.C. Quartet (1996-2000). Pluripremiato in tutto il mondo Pelecanos si è aggiudicato riconoscimenti di tutto rispetto e tra questi possiamo ricordare: il premio “Raymond Chandler” in Italia (2005 premio alla carriera), il “Falcon” in Giappone e il “Grand Prix Du Roman Noir” in Francia. Recensisco qui ora per voi, amici di Thriller Café, il ventunesimo, e ultimo, suo romanzo noir pubblicato in Italia e cioè L’uomo che amava i libri (SEM, 2020).

Michael Hudson, un giovane quasi trentenne, è in carcere, in attesa di giudizio per rapina e detenzione illegale di armi. Trascorre le sue lunghe giornate in cella divorando libri che gli vengono dati dalla bibliotecaria della prigione, una giovane donna di nome Anna. A lui, come ad altri detenuti, il prezioso lavoro di Anna, che non si limita solo a fornire libri a chi ne fa richiesta ma anche a consigliare e proporre letture diverse al fine di allargare gli orizzonti e di far comprendere a quegli uomini, che tanto hanno sbagliato ma che anche tanto sono stati messi a dura prova dalla vita, che una forma di speranza e di riscatto c’è anche per loro. Anche i gruppi di lettura nei quali si discute sulle letture condivise sono molto utili e davvero terapeutici per Michael in quanto lo aiutano, grazie all’empatia di Anna, a estrapolare dai libri i concetti trasversali che sottendono alle trame e a farli propri calandoli nella propria vita quotidiana. Un bel giorno, però, Michael viene improvvisamente rilasciato in quanto un investigatore privato di nome Phil Ornazian, un intrallazzatore con comportamenti decisamente poco etici, ha ricattato un testimone appartenente all’accusa costringendolo a ritrattare la propria deposizione. Michael tornerà così a casa e dovrà fare i conti con la necessità di cercarsi un lavoro onesto (cosa non certo facile per un ex detenuto), con le vecchie amicizie e le tentazioni della strada che sono molto allettanti in quanto prospettano facili guadagni in cambio di azioni illegali e con l’invadenza di Phil Ornazian che lo contatta al fine di essere ripagato del “favore”, non richiesto ma comunque gradito, che gli ha così permesso di essere di nuovo un uomo libero. All’inizio troverà un lavoro come lavapiatti in un bistrot/ristorante e proseguirà a coltivare la sua passione per i libri ma quando le tentazioni e le pressioni provenienti dall’esterno diventeranno più forti ed invadenti Michael si troverà ad un bivio: proseguire con tenacia, passo dopo passo, il percorso lento di riabilitazione intrapreso grazie ai libri o ricadere nel “più facile” mondo dell’illegalità fatto di truffe, ricatti, piccoli furti… quale strada deciderà di seguire Michael Hudson?

Definito da Stephen King “probabilmente il più grande autore di noir in America”, George Pelecanos è un tipo tosto che non la manda a dire e questo lo si riscontra in tutti i suoi libri. Il suo vissuto personale difficile e duro che spesso l’ha portato a contatto con soggetti piegati da una società che ti giudica, ti emargina e ti mette i bastoni tra le ruote ogni qualvolta cerchi disperatamente di affrancarti tirando fuori la testa dal guano è vivo e presente in tutte le sue pagine che con un “dialogato” vivido, crudo e affilato ci fa comprendere quanto ne sappia “lui” della strada. Le sue affermazioni sono secche, a volte lapidarie, sempre estremamente decise proprio come i suoi personaggi in perenne andirivieni fra la normalità e il lato oscuro. I punti di forza di questo romanzo sono senz’altro i temi sociali affrontati. Innanzitutto il potere dei libri e la lettura fondamentale sempre ma soprattutto in quei luoghi come il carcere dove la solitudine, lo scoramento, la disperazione dominano l’esistenza dei detenuti (e lo sa benissimo Pelecanos che tanto si è adoperato in tal senso realizzando numerosi programmi letterari per carcerati)

“Michael quando leggeva un libro non era più rinchiuso in cella. Quando leggeva un libro la porta della sua cella era aperta. Poteva varcarne la soglia. Risalire quelle colline sotto quell’immenso cielo azzurro. Respirare l’aria buona tutt’attorno. Vedere le ombre che si muovevano sugli alberi. Quando leggeva un libro, non era più dietro le sbarre. Era libero.”

e inoltre la necessità di una strutturata ed efficace rete di reinserimento in società di coloro che appena scarcerati devono affrontare un mondo che non riconoscono più, una società che li evita e ormai li ha “bollati” con il pregiudizio che chi ha sbagliato una volta continuerà a farlo all’infinito e infine l’importanza della famiglia o di un qualsiasi nucleo affettivo nel fungere da faro per indicare a chi è continuamente in bilico tra bene e male, tra giusto e sbagliato, quale sia il percorso da seguire per risalire la china.

In L’uomo che amava i libri crime fiction e letteratura si mescolano a una feroce rabbia per dar vita a un buon romanzo nero che, se proprio il pelo nell’uovo lo si vuole trovare, ha solo un po’ “troppa carne al fuoco” che rischia di “annegare” la trama principale.

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L'uomo che amava i libri
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L'uomo che amava i libri
  • Pelecanos, George P. (Author)