L'ultima canzone del Naviglio - Luca CroviL’ultima canzone del Naviglio è il nuovo noir di Luca Crovi, pubblicato dalle edizioni Nero Rizzoli oggi 4 febbraio 2020. Qui al Thriller Café siamo lieti di offrirvene già un piccolo assaggio.

Oltre che una lettura estremamente piacevole e scorrevole, il romanzo di Crovi è una vera e propria macchina del tempo, che vi trasporterà nella Milano di cent’anni fa: una città con quartieri e personaggi la cui memoria è ormai cancellata dal tempo, proprio come il Naviglio interno che da il titolo al romanzo, murato nel 1929 per rispondere alle emergenti esigenze di traffico e viabilità. Già, perché, anche se siamo solo agli inizi degli anni Venti, a Milano si sente già il bisogno di velocità: le strade sono invase dalle “spiciule”, le biciclette, e anche le prime “gumade”, le automobili, iniziano a far sentire la loro voce e il profumo della benzina nel dedalo delle strade cittadine. Il vicino circuito di Monza è in costruzione – sarà inaugurato dalle prodi gesta del “Diavolo Rosso”, il pilota Pietro Bordino – e anche in cielo si vedono sfrecciare gli aerei, come quello di Giovanni Bassanesi, che nel 1930 sorvola Milano con un biplano lanciando volantini di propaganda antifascista.

Infatti, insieme ai fremiti di progresso, per le strade di Milano striscia anche il fascismo, una minaccia che porta frutti di violenza e ignoranza. Il Maestro Arturo Toscanini, al Teatro della Scala, si è rifiutato di eseguire Giovinezza, il loro inno, ma le camicie brune vogliono fargli pagare caro il nobile gesto.

Il lettore viene invitato a sbirciare questo scenario storico da dietro le spalle di un personaggio affascinante: il Commissario Carlo De Vincenzi, il “poeta del crimine”, “uno strano tipo di poeta che passa le notti a indagare su crimine e criminali, convinto che la sua poesia sia il colore rosso sangue dell’epoca in cui sta vivendo”. Nel suo studio grigio polveroso a San Fedele, oppure a spasso con lui lungo il naviglio nelle notti di scighera, di nebbia, ci addentreremo in una losca vicenda in cui la storia di Milano, quella con la esse maiuscola, si intreccia con le storie letali dei “malnatt de la ligera”, stirpe di criminali con pochi scrupoli, ma non priva di un proprio codice d’onore.

Il Commissario De Vincenzi, di fatto, non è personaggio realmente esistito, ma nemmeno un’invenzione di Luca Crovi: a dargli vita, negli anni Venti, fu uno scrittore di nome Augusto De Angelis, vissuto tra il 1888 e il 1944. Il suo personaggio non aveva grandi doti deduttive come quelle di Sherlock Holmes, ma era la sua grande sensibilità umana a guidarlo attraverso casi intricati: insomma, De Vincenzi è per certi aspetti un antesignano dell’ispettore Maigret di Georges Simenon, anche se, rispetto a quest’ultimo, è un po’ più dotto, in quanto ama dilettarsi con la lettura dei grandi classici della filosofia e della letteratura.

Purtroppo, il povero De Angelis non fece grande fortuna con i suoi libri, in quanto incappò ben presto nelle attenzioni della censura fascista, che non amava i “gialli” (nome che deriva proprio da una celebre collana pubblicata in quegli anni da Mondadori). Le storie di crimine, infatti cozzavano con l’idea di ordine e disciplina propugnata dal regime, e anche le loro origini anglosassoni non destavano simpatia nella rigida censura nazionalista. Il destino di questo scrittore fu tragico: venne arrestato con l’accusa di antifascismo nel 1943 e, una volta rilasciato, nel 1944, morì sotto i pugni di un repubblichino.

Conoscendo questi retroscena, desta grande simpatia la scelta letteraria di Luca Crovi, di risvegliare dalle ombre del passato questo personaggio di carta, portatore di un messaggio e di ideali che mai come oggi vale la pena di tenere vivi. Il primo romanzo di questa nuova “vita” di De Vincenzi si intitola “L’ombra del campione” e risale al 2018. “L’ultima canzone del naviglio” ne rappresenta il secondo capitolo, ma può essere letto senza problemi in modo indipendente. Luca Crovi, poi, è un redattore della Sergio Bonelli Editore, e per la “fabbrica dei sogni” ha curato la meravigliosa saga western “Deadwood Dick”, tratta dalle storie di Joe Lansdale, oltre che le storie del Commissario Ricciardi, adattamento a fumetti delle opere del romanziere Maurizio de Giovanni.

In sintesi, L’ultima canzone del Naviglio è un romanzo in cui lo scenario è quasi più importante della storia stessa – ed è per questo che siamo partiti da lì per raccontarvelo. La trama in sé è quasi un pretesto per tenere insieme le diverse tessere variopinte di un affascinante mosaico storico che ci rende vivida e quasi tangibile la Milano degli anni Venti.

Prima di salutarvi, diamo un’occhiata alla prima pagina, che vi farà già intuire il tono e l’andamento del libro…

«Lassa sta la spiciula, slandrun.»
Il ragazzo non sembrava sentire.
L’uomo ribadì il concetto: «Uè, gandula, fa no el pirla e lassa sta la spiciula».
Il giovane era già montato sul sellino della bici.
«Ehi, che vuoi fare?»
Il ciclista lasciò cadere la borraccia dalla quale stava sorseggiando l’acqua raccolta alla fontana proprio davanti al cimitero di Musocco.
Il ragazzo si era messo a pedalare a tutta velocità.
«Malnatt d’un malnatt, se ti prendo ti concio per le feste!»
Il ciclista provò a inseguirlo per un po’, ma il ladro andava spedito. All’uomo mancò il fiato a metà del viale e dovette fermarsi. La tenuta da corsa di certo non lo alleggeriva. Indossava un’ampia maglia che gli copriva le braccia. Un enorme pettorale con il numero 28 scritto in nero gli serrava il torace. Lunghi calzoni gli fasciavano le gambe. Era una protezione destinata a ripararlo dal freddo durante la prima parte della giornata, almeno fino a quando non avesse raggiunto il punto di rifornimento di Ovada, davanti al Caffè Trieste, dove era previsto che i ciclisti si sarebbero cambiati, togliendosi gli abiti pesanti usati per l’avvio della corsa. Lì avrebbero sostituito le loro biciclette con altre dotate di rapporti più agili e adatte ad affrontare il passo del Turchino.
Ma chi l’avrebbe spiegato ai suoi compagni di squadra che si era fatto soffiare la spiciula da un gandula?
Chi li avrebbe avvisati che lui alla partenza della Milano-Sanremo non ci sarebbe stato?

… Buona lettura!

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