Jean-Christophe Grangé fa riemergere il Commissario Niémans dalle acque de I fiumi di porpora per spedirlo nella claustrofobica Foresta Nera a caccia di uno scaltro e spietato assassino. Chi-impallinerà-chi sarà tutto da leggere…

“La caccia alla cerca è silenziosa e solitaria. Ci si apposta, il più possibile vicino alla preda, e si decide se è degna di morire” (pag. 28)

Durante una battuta di caccia nel bosco di Trusheim in Alsazia viene ritrovato il cadavere del conte Jürgen von Geyersberg, erede di una stirpe di magnati dell’ingegneria automobilistica tedesca. Il corpo è orrendamente mutilato e i blasonati ospiti dei von Geyersberg a quel fine settimana esclusivo, sono sconvolti nel constatare che lo smembramento è avvenuto secondo le regole della pirsch, la “caccia alla cerca”: una ricerca silenziosa e solitaria alla preda, alla quale ci si avvicina il più possibile e, dopo un lungo appostamento, si conclude con un assalto all’arma bianca. Un omicidio singolare, reso tanto emblematico dalla circostanza che il conte von Geyersberg stesso era un provetto praticante della pirsch.

Le indagini saranno seguite congiuntamente dalla Polizia francese, per via della territorialità del crimine, e dalla Polizia tedesca, per la nazionalità della vittima.

“Sono il commissario Fabian Kleinert, della Landskriminamt del Baden-Württemberg” annunciò tendendo il biglietto da visita a Niémans. “L’equivalente della vostra Criminale” […]

Niémans si ficcò il biglietto in tasca senza nemmeno guardarlo.

“Comandante Pierre Niémans, tenente Ivana Bogdanovič. Apparteniamo all’Ufficio centrale contro i crimini di sangue, l’equivalente di un bel niente” (pag. 48)

Niémans e Bodganovič incontreranno enormi resistenze a investigare intorno alla famiglia von Geyerberg che sembra aver conservato un rapporto di stampo feudale con i propri possedimenti: un lembo di Foresta Nera dove regna una sola legge possibile, che con la sua crudele perpetrazione nei secoli pretende di mantenere tanto l’ecosistema quanto l’ordine costituito: che vinca il migliore e crepi il più debole, proprio come nella caccia.

“Un’altra storia di ricchi bastardi.” Ivana non lo diceva ma lo pensava con convinzione. Niémans la conosceva come le sue tasche. La sua origine di croata orfana e l’educazione da assistente sociale non le avevano procurato che merda e lei si ostinava a vedere il male dappertutto quando si trattava di ricchi e ad accordare invece buoni sentimenti ai poveri. Niémans, più vecchio, più calmo, sapeva che simili certezze erano false e che nemmeno l’opposto era vero. Le forze erano soltanto meglio distribuite. Il male e il bene erano accuratamente disseminati ai due lati della linea del portafoglio. (pag.  113)

Il clima inizialmente teso tra Kleivert e la coppia di investigatori francesi si tramuterà però in collaborazione piena, quando Niémans ucciderà un cane che stava per assaltare la contessa Laura, sorella del defunto Jurgen e ultima erede dell’immensa fortuna dei von Geyersberg. Quell’animale sottoposto ad autopsia rivelerà un collegamento inaspettato con un’organizzazione nota come i Cacciatori Neri fondata da Himmler nel 1941, al comando di un personaggio controverso come fu Oskar Dirlenwanger. Appena imboccata questa pista neonazista, una banda di motociclisti con le medesime insegne dei Cacciatori Neri assalterà Niémans e la Bogdanovič per lanciare un sinistro avvertimento, spingendo Niémans a intensificare gli sforzi verso la soluzione del caso.

Il sangue, la follia, l’inspiegabile: la sua droga abituale (pag. 21)

Grangé si conferma – se mai ce ne fosse stato bisogno – un autore di grande valore: la scrittura è terribilmente incisiva e fluida, le pagine scorrono in maniera veloce e congruente, l’attenzione del lettore è sempre viva.

Ho trovato la costruzione della storia molto originale. Non lasciatevi fuorviare dai Cacciatori Neri e dalle reminiscenze neonaziste, perché rappresentano solo la cornice del quadro, dove invece la fanno da padroni le ambientazioni claustrofobiche, la paura palpabile e le pieghe più nascoste dell’animo umano.

Sono certa che una volta iniziata la caccia alla verità, nessuno di voi lettori avrà voglia di smettere, proprio come il Commissario Niéman e la sua partner.

LE NOTE DELLA ROSSA.  Grangé fa un omaggio al cinema italiano, citando il fatto che la Casa della Balena di Friburgo sia stata utilizzata come location di “un film geniale, ma allo stesso tempo scombinato e incomprensibile. Un film di una violenza inaudita che racconta la storia di alcuni giovani ballerini che, uno dopo l’altro, vengono assassinati da una strega.” Non ditemi che non avete riconosciuto la trama di Suspiria di Dario Argento!

INCIPIT. “Nessun ricordo, o quasi. Quando lo avevano ripescato esangue dal torrente, con il corpo dilaniato, era gonfio d’acqua come l’otre di un cacciatore. In quel momento era ancora cosciente ma c’era da chiedersi: cosciente di cosa?”

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  • Grangé, Jean-Christophe (Author)