Pubblicato qualche settimana fa nella collana Nero Rizzoli, oggi recensiamo L’onore e il silenzio di Gianni Mattencini.

“In quel mare ignoto sfociava il fiume al quale essi andavano come a un pellegrinaggio. Lì, in quel mare, il Crati portava ogni minuto i segreti raccolti lungo il suo corso, affidandogli ciò che la natura e gli uomini gli consegnavano, che le sue acque rubavano lungo le sponde. Un furto commesso dal fiume per conto del mare, refurtiva destinata a un ricettatore capace e discreto. Un complice, quasi, che attendeva tranquillo quel che gli sarebbe stato portato.”

… in questo romanzo di Mattencini la voce narrante è diffusa, un coro di personaggi si alternano raccontando versioni opinabili di routine interrotte, testimonianze soggette all’odio, ricordi facilmente trattenuti, impossibili pettegolezzi in una comunità isolata. Il coro dei personaggi è greco e le voci e i lamenti si sentono in una campagna aspra, piena di insidie perché turbata da estranei e da una nuova ferrovia che irrompe, in un paesino, Borgodivalle, che subito ricaccia il perturbante.  Il vero protagonista del libro è l’ambiente che uomini, donne e natura contribuiscono a creare, nella Calabria de l’Onore e il silenzio, una ricchezza di descrizioni e voci che a volte coprono e disturbano lo svolgimento di trama e indagine. In questa foresta di personaggi e anfratti che è Borgodivalle qualcosa di non ordinario avviene. C’è un omicidio brutale da risolvere infatti e il brigadiere Maisano e l’appuntato Varcone si ritrovano, anche letteralmente, in una fitta e pericolosa selva.

Nel romanzo la tranquillità è stata turbata proprio come nella tradizione western: sta arrivando la ferrovia e con essa gli stranieri. È uno di questi a essere ritrovato morto e mutilato, un rispettato ingegnere delle ferrovie. Un delitto ovviamente che richiama i carabinieri e il procuratore del Re che molto velocemente sembrano avvolti nella bolla indifferente al mondo esterno del paesino e dei suoi pastori. Spiccano in un massa di personaggi le donne del paese, a loro spetta  rappresentare il mistero, il silenzio e l’onore del titolo di cui gli uomini invece sembrano abbondantemente sprovvisti in una campagna che Mattencini non aggrava con dialetto o spedizioni nella cultura calabra. È una Calabria d’occasione questa descritta e rappresenta un luogo universale, topico, quello del microcosmo letteralmente attraversato dalla modernità.

Ora l’autore Mattencini poteva provvedere a un’indagine classica ambientata nel Sud, con un investigatore e la sua spalla più o meno divertente e bizzarra, con un pericolo che è più culturale che fisico proprio come nei Montalbano e i suoi copycat. Oppure il cadavere mutilato poteva far partire una spirale di violenza tribale alla scoperta di riti montanari antichissimi e via dicendo.

Sceglie invece di raccontare una storia di inganni e umanità, un romanzo corale di un tempo e una terra che, dalle atmosfere e i suoi personaggi, sembra voglia essere dimenticato e lo fa con pagine liriche e ben scritte in cui però il lettore può a sua volta dimenticare di star leggendo un noir, la storia di un’indagine su un crimine e questo per qualche lettore potrebbe non essere un pregio.

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L'onore e il silenzio
  • Gianni Mattencini
  • Editore: Rizzoli