K.C. ConstantineLo scambio imperfetto - K. C. Constantine è stato un mistero per l’editoria fino al 2011, quando ha finalmente svelato la sua identità: è lo pseudonimo di Carl Kosak, classe 1934, ex marine, giornalista e docente in Pennsylvania. Un autore che finalmente è possibile conoscere anche nel nostro paese grazie alla casa editrice Carbonio che ha deciso di tradurre e pubblicare i libri dedicati all’ispettore Mario Balzic. Dopo il primo volume della serie – Il mistero dell’orto di Rocksburg (1982) – è la volta di Lo scambio imperfetto (1983), che recensiamo oggi al Thriller Café.

È un gennaio dal cielo cupo a Rocksburg – Pennsylvania – che sembra riflettere l’umore dell’ispettore Balzic alle prese con un omicidio complicato: una giovane sconosciuta è stata uccisa con un colpo di pistola sul marciapiede di South Main Street. Contemporaneamente, due lussuosi appartamenti del tutto identici sono stati svaligiati e messi a soqquadro. Infine, il nostro protagonista deve vedersela con le assurde richieste del nuovo sindaco giovane e inesperto, che sta mettendo a dura prova la sua pazienza. Per fortuna c’è il bar Muscotti, luogo di ritrovo degli abitanti della sonnolenta cittadina, nonché miniera di preziose informazioni per le indagini. È proprio qui che, tra un bicchiere e l’altro, Balzic viene a sapere che questa volta dovrà scendere a patti con la malavita locale.

Rocksburg è una cittadina immaginaria in cui Constantine ambienta ben diciassette romanzi, descrivendo tre decenni di quella provincia americana tenuta ai margini della crisi industriale iniziata nei primi anni ’80. Come nel precedente, anche in questo thriller esistono tutti gli elementi del giallo classico che hanno però la funzione primaria di raccontare il contorno, il tessuto sociale. Il tema principale sul quale l’autore attira l’attenzione ne Lo scambio imperfetto è il funzionamento della giustizia: un meccanismo complesso e non sempre esemplare fatto talvolta di favori e baratti, di scelta del male minore, di patteggiamenti e di do ut des. Attraverso i lunghi dialoghi che Constantine predilige alle parti descrittive e che costituiscono una delle sue peculiarità, il lettore assiste a vere e proprie lezioni su come investigare, gestire un’indagine e quali accordi può essere necessario stringere pur di inchiodare il colpevole e giungere alla verità.

La scelta di un interlocutore impreparato e pedante come il neoeletto sindaco Strohn si rivela vincente per raggiungere tale scopo: le conversazioni tra lui e Balzic sono illuminanti; il primo non capisce e spesso non vuole capire, il secondo si lancia in accorate e pazienti spiegazioni del “sistema”.

Anche in questo libro emerge con forza la figura dell’ispettore, il suo carattere passionale e difficile, abituato a non portare la pistola e amante del buon vino. Profondo conoscitore dell’animo umano, questa volta sarà costretto ad ammettere di essere stato imbrogliato e usato, ma riuscirà a girare le carte a suo vantaggio.

Un’ottima trama, un giallo d’azione e riflessione insieme, uno spaccato di mondo che per tematiche trattate risulta essere sin troppo attuale e realistico.

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