Le voci del silenzio - Bruno Morchio

“Ho riletto la lettera da cima a fondo. Una, due, tre volte. Mi ricordava un campo minato, un testo cifrato che in filigrana alludeva a un incastro di matrioske a mano a mano sempre più insidiose. A cominciare dalla confusione del mandato: chi era il mio cliente? A chi dovevo rendere conto degli esiti della mia indagine?”

Torna in Voci nel silenzio Bacci Pagano, il private eye più famoso di Genova, e lo fa in un momento tragico per il nostro Paese. Siamo ad aprile 2020, nel bel mezzo della pandemia, quando la televisione ci regala quotidianamente tristi immagini d bare che sfilano come silenziosi fantasmi, portando con sé dolore e disperazione. La forzata reclusione non è un problema per Bacci Pagano. I suoi trascorsi, il carcere subito ingiustamente, lo hanno abituato alla solitudine, che spende leggendo buoni libri, dando sfogo alla sua passione enogastronomica, e ascoltando buona musica di Mozart.

L’unica cosa che gli manca è il contatto fisico con la sua nuova fiamma, Giulia Corsini, maestra elementare che abita a Begato, uno dei quartieri difficili della città.

Uno squillo improvviso del telefono lo riporta di colpo nel passato. In un passato che vorrebbe dimenticare ma che, come sempre accade, è lui a non dimenticarsi di noi.

A cercarlo è Lara, la figlia di un suo vecchio cliente Beppe Bortoli, un ex brigatista che ha scagionato da un’accusa anni prima. La ragazza gli preannuncia una lettera che il padre gli ha chiesto di fargli avere prima di morire, a causa della pandemia.

La ragazza non ne conosce il contenuto, nel rispetto delle ultime volontà del padre e gliela fa comunque recapitare nella cassetta delle lettere. La lettera contiene una richiesta da parte di Bortoli. Un’indagine, naturalmente a pagamento, sulla morte di Marina Tanzi, sua compagna e malata di tumore, deceduta anni prima a Nuoro per soffocamento, e madre di Lara.

Il nome di Marina Tanzi spalanca una porta sul passato di Bacci Pagano. Marina e lui erano stati protagonisti di una breve ma intensa storia d’amore, consumata nei campi di canna da zucchero a Cuba, quando entrambi avevano poco più di vent’anni.

La lettera traccia anche il ricordo di quando Bortoli e Pagano si erano incontrati. Era stato uno dei tanti periodi bui della nostra Repubblica, dove si incontravano terroristi, fiancheggiatori, servizi segreti e, soprattutto, quella categoria di personaggi senza scrupoli, pronti a trarre vantaggio personale su queste vicende. Bortoli non era, difatti, un duro e puro, piuttosto era uno squallido informatore di cui Bacci Pagano aveva sempre sospettato essere il vero ruolo e, per questo, lo aveva sempre degnato di poca considerazione.

Il romanzo, a questo punto, si sviluppa su un piano temporale diverso. Bacci Pagano cerca di dipanare questa matassa, pur trovandosi bloccato nel bel mezzo di un lockdown. Ma questo non basta a fermarlo. Grazie all’aiuto di fidati amici, l’ex vicequestore in pensione e sempre spigoloso Totò Pertusiello, l’ex guardia carceraria Virgilio Loi che ha conosciuto durante il suo soggiorno all’Asinara e la sua nuova fiamma, gli dispenseranno consigli e aiuto per dipanare questa ingarbugliata matassa. E il risultato sarà come aprire il vaso di Pandora. Tutti i mali e le tragedie verranno allo scoperto, tra complotti di servizi segreti, ex-brigatisti ed assassini che costringeranno il nostro personaggio a specchiarsi nei dubbi del passato.

È un buon romanzo, quest’ultima opera di Bruno Morchio, che ci presenta un’introspezione molto accurata del personaggio che gli ha dato popolarità. Bacci Pagano ha ormai 66 anni, un’età in cui si fanno i bilanci della propria vita, che però è rimasto fedele ai suoi cliché. Unico suo limite: essere genoano. Ma si sa che nessuno è perfetto…

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Voci nel silenzio. Dalla quarantena, Bacci Pagano e gli spettri del passato
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