Nel gennaio del 1993 le prime pagine dei quotidiani francesi sono occupate da una storia agghiacciante: il medico Jean Claude Romand uccide la moglie e i due bambini, poi gli anziani genitori, infine tenta di strangolare l’amante. Un caso di cronaca in cui il male e la follia nascosti dietro una vita perfettamente normale esplodono con una violenza insostenibile. Carrere, scrittore impegnato in quel momento nella stesura della biografia di Philip Dick, rimane assorbito da questa macabra vicenda e decide di scriverne un libro inchiesta. Pagina dopo pagina si scoprono gli inquietanti retroscena di una vita che sembrava perfetta ma che nascondeva anni di menzogne e di apparenze. Chi era davvero Jean Claude Romand?

Una premessa mi pare d’obbligo.
Questo non è un romanzo, è verità. L’autore sceglie di raccontare tutto quello che è riuscito a scoprire su un uomo, il Dottor Romand, che farebbe impallidire qualsiasi personaggio degno di un romanzo thriller. La morte, l’omicidio, il sangue sono elementi reali, sono intorno a noi e Jean Claude Romand ne è l’esempio principale.
Carrere scrive a Romand, che sta scontando l’ergastolo, per capire cosa possa aver spinto quell’ uomo misterioso a costruirsi un’immagine su misura e soprattutto come abbia fatto a sostenere l’inganno così a lungo.
Ben presto, infatti, si scopre che l’uomo non è altro che un bugiardo incallito e un vero e proprio truffatore: non lavora presso l’OMS come ha sempre affermato a tutti, addirittura non ha nemmeno un lavoro e non ha mai ottenuto alcuna laurea in medicina.
Nonostante ciò ogni mattina, per circa vent’anni, esce di casa e finge di andare al lavoro. Spesso arriva perfino a parcheggiare l’auto davanti agli uffici dell’OMS e di tanto in tanto entra fin dove può per raccogliere volantini e brochure che lo aiutino a mascherare la grande bugia che continua a raccontare. I suoi conti correnti in rosso lo costringono, dietro false promesse legate a fantomatici investimenti che descrive come assai vantaggiosi, a farsi consegnare ingenti somme di denaro dalle persone che gli sono più vicine, le uniche che non avrebbero mai messo in dubbio le buone intenzioni dell’uomo. Soldi che, ovviamente non avrebbe mai restituito perché sarebbero stati utilizzati per mantenere uno stile di vita degno di un importante ricercatore dell’OMS!
E allora che fare? confessare tutto? distruggere quell’immagine che aveva costruito giorno dopo giorno con tanta fatica e curando ogni minimo dettaglio, dal più importante a quello più insignificante? Nonostante dimostri a più riprese qualcosa che potrebbe in fondo definirsi anche “senso d’introspezione”, di fronte al baratro sceglie una strada che gli risulterà come l’unica una via di salvezza, seppur diabolicamente inspiegabile: sterminare tutti e uccidersi. Erano quasi vent’anni che Jean-Claude Romand mentiva a tutti si tutto, sin dai tempi dell’Università, dove forse tutta la storia trova il proprio inizio. Nessuno si era mai accorto di nulla: i genitori che lo conoscevano da sempre, la fidanzata, sua futura consorte, gli amici universitari che poi diventeranno medici.
Emmanul Carrére scrive a Romand perché vuole capire quale sia l’origine del male, quale sono le molle che alimentano la menzogna e la violenza finale. Incontra in carcere Romand, assiste al processo, si confida con il suo avvocato, con i vecchi amici, con i volontari che lo assistono dietro le sbarre.
Perché Romand cerca la via della redenzione in Dio, accettando di vivere per autopunirsi, perché comprende di non meritare altro che una vita fatta di sofferenza, un’esistenza che ogni giorno deve ricordargli tutto quello che è stata la sua vita, nient’altro che una magistrale prova attoriale degna del miglior interprete della tradizione cinematografica transoceanica.
Ne viene fuori un romanzo inchiesta mozzafiato scritto con un linguaggio essenziale senza mai essere banale, pieno di riflessioni di assoluto rilievo e profondità. Non si può non riflettere sulle oggettive difficoltà che deve aver incontrato l’autore al momento di realizzare un romanzo che non poteva trasformarsi in un infinito articolo di giornale.
Quello che ancor più stupisce al termine della lettura è certamente la convinzione di aver assistito a una grande messinscena, piena di ombre e di luci, di bugie, verità e mere ipotesi.
Aggiungo, come rilievo personale, la assoluta incapacità di comprendere per davvero Romand, e credo di non essere stato l’unico.

Luca Marchesani

L’avversario – Emmanuel Carrère

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