archivistaEinaudi ripropone nella collana Stile Libero Big un romanzo di Loriano Macchiavelli già apparso ne Il Giallo Mondadori nel corso del 1981, L’archivista e si tratta di una ristampa di grande importanza perché propone a un nuovo pubblico di lettori un titolo molto importante nella carriera dello scrittore emiliano.

Ad accompagnare il volume troviamo un’ottima postfazione di Tommaso De Lorenzis che vi invitiamo a leggere con attenzione non solo per capire il “nuovo” personaggio che viene proposto da Loriano Macchiavelli al posto del “solito” Sarti Antonio, ma ancora di più per rivivere e comprendere il momento di transizione di una Bologna colta a inizio anni Ottanta, poco dopo quella esplosione in stazione che ne segnò, in modo tanto terribile quanto simbolico, la mutazione.

E per affrontare e raccontare questa Bologna nuova, che cessa di essere di essere strapaese e muta in qualcosa di meno comprensibile, fra fermenti intellettuali, studenti fuori sede e fiumi di eroina, Macchiavelli sceglie di mettere momentaneamente da parte il suo personaggio più noto per far spazio a un suo collega, che lavora nella stessa questura ma che è per molti versi agli antipodi del famoso sergente.

Ugo Poli è noto in tutta la questura come “lo Zoppo”, ma naturalmente nessuno osa farsi sentire mentre lo chiama così, perché Poli, già di partenza fascista, acido, borghesuccio e rognoso, è diventato ancora più cattivo e astioso dal giorno in cui un incidente di servizio gli ha massacrato una gamba, costringendolo ad arrancare e trascinare il piede mente si aggira per gli uffici.

Quello stesso incidente ha segnato in pratica la fine della sua carriera in qualità di investigatore “attivo” e non certo per volontà dello stesso Poli, che non vuole saperne di andare in pensione anticipata e si trova quindi confinato a una scrivania dal suo superiore, Raimondi.
Lo Zoppo è costretto a protocollare pratiche e archiviare casi ma, nonostante tutti gli aspetti negativi del suo carattere, c’è da riconoscergli un gran cervello e intuito, un fiuto e senso per l’indagine che non sono rimasti azzoppati con l’incidente e che continuano a motivarlo e animarlo.

E così quando il collega Sarti Antonio gli affida un caso da archiviare in quanto impossibile da risolvere, Poli si impunta e avvia una indagine di sua iniziativa, senza il permesso dei superiori. Il caso sembra davvero difficile: uno scippatore ha rapinato una ragazza fuggendo poi su una vettura che ha la targa di una città che non esiste. Molti desisterebbero ma lo Zoppo, affidandosi a metodi ben distanti dal consueto, è convito di poter trovare il colpevole…

Al lettore potrebbe riuscire difficile, inizialmente, provare empatia per questo personaggio che si comporta spesso in maniera odiosa, ben distante sia dagli eroi che dagli antieroi fin troppo “facili” da cerare, ma riuscire ad addentrarsi nelle pagine de L’archivista significa incontrare situazioni e figure uniche.

Così uniche che da L’archivista è stato anche tratto nel 1985 un film diretto da Guido Ferrarini, con soggetto e sceneggiatura dello stesso Macchiavelli e con Flavio Bucci che veste i panni dell’odioso e talentuoso Zoppo.

L’archivista – Loriano Macchiavelli

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