Da poco pubblicato da Corbaccio, recensiamo oggi La verità, nuovo thriller di Melanie Raabe.

Sette anni fa Philipp, il marito di Sarah, è sparito e da allora lei ha cessato di vivere, in attesa di sue notizie. Quando inizia il racconto sembra che la protagonista sia in procinto di cominciare una nuova vita e assistiamo in diretta ai suoi preparativi per lasciarsi tutto alle spalle. Ma è proprio in quel momento che due enormi novità arrivano a turbarla: un segreto finora sepolto nella sua mente e, soprattutto, la notizia che Philipp è stato ritrovato. Quello che doveva essere un sogno si trasforma però nel peggiore degli incubi: l’uomo che presentano a Sarah non è suo marito.

Possibile? E chi sarebbe allora lo sconosciuto che si ritrova in casa? Perché dovrebbe fingere quell’identità? Ha brutte intenzioni? Di certo il suo atteggiamento non aiuta a chiarire le cose e i suoi brevissimi pensieri che l’autrice ci consegna sono ancora più ambigui. L’unico capitolo dedicato al punto di vista di Philipp, ambientato nel 2008 poco prima della sua sparizione, aumenta la dose di mistero: qualcosa successo in una notte fatale ha cambiato per sempre l’esistenza della coppia. Mentre Sarah cerca di capire le intenzioni dello sconosciuto, continuano a riaffiorare alla sua mente brandelli di un ricordo che capiamo essere fondamentale ma che rimane oscuro: la verità del titolo, quella da svelare, non riguarda solo il presunto truffatore ma la stessa protagonista.

Sarah cerca in tutti i modi di smascherare l’uomo che si finge suo marito facendogli domande personali ma non ottiene un responso definitivo: a volte risponde, a volte sembra in difficoltà, ma accetta di sottoporsi al test del dna e ciò fa vacillare la protagonista. Chiunque egli sia, sembra comunque conoscere il segreto di Sarah e ciò rende la situazione ancora più inquietante, aumentando la curiosità del lettore.

Pur spaventata, la protagonista è decisa a non concedere nulla allo sconosciuto: lo rifiuta palesemente, tenta di convincere le autorità dell’impostura, fugge da lui e si prepara a difendersi, anche in maniera violenta se dovesse servire.

Il lettore è lasciato nella sua posizione scomoda: se gli sembra di capire subito che in effetti non si tratti di Philipp, ciò non placa del tutto i suoi dubbi ed il desiderio di comprendere la questione, perché è impossibile scoprire chi sia quell’individuo e come si lega alle altrettanto misteriose vicende della protagonista.

Nonostante il conflitto compaia abbastanza presto, riesce a reggere per tutto il libro; l’espediente di un personaggio con l’alzheimer (la vecchia madre di Philipp) permette ad esempio di rimanere in bilico tra ciò che è falso e ciò che è vero, tra ricordi reali e memorie inventate. Anche lo scioglimento finale, con qualche azzardo, è convincente.

Se si eccettuano le sue risposte sibilline e una certa risolutezza (oltre al fatto che la sua sola presenza sia perturbante) lo sconosciuto non ha comportamenti apertamente ostili: cosa vuole da Sarah? Perché si è piazzato in casa? Per sua ammissione scopriamo che attende che la situazione raggiunga il culmine: non ci resta altro che continuare a leggere verso il crescendo, che in effetti arriva, esplosivo. E per nessuno dei due personaggi le cose andranno come si aspettava.

Sarah oscilla in continuazione tra il credere che lo sconosciuto sappia davvero qualcosa di lei e il rifiuto di questa ipotesi, tra l’analisi lucida e la risposta emotiva. Con il dubbio che, proprio come dice una scritta che scorge in metropolitana, Monsters don’t sleep under your bed, they sleep inside your head.

 

Primo, penso: sono un’imbrogliona.

Secondo: ho ucciso una persona.

Terzo: ho un tatuaggio in un punto segreto.

Una delle tre è una bugia.

La verità – Melanie Raabe

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