La verità capovolta di Jennifer DuboisMondadori ha pubblicato di recente La verità capovolta di Jennifer Dubois e chi ha amato l’esordio di questa grande scrittrice, Storia parziale delle cause perse, starà attendendo con impazienza di stringere il volume fra le mani per riuscire a capire se la Dubois sarà in grado o meno di confermare le alte vette toccate con il suo primo romanzo.

Storia parziale delle cause perse è opera dall’architettura complessa ma di facile lettura, in grado, tramite i suoi vari livelli, di soddisfare molti tipi di lettore e che, sotto un intreccio che già da solo valeva il prezzo del volume, proponeva spunti molto interessanti, dalla domanda esistenzial-scacchistica “come si gioca una partita quando si sa che è già persa in partenza?” ai coraggiosi attacchi alla Russia di Putin.

E ora? Quali sottotesti, quali domande importanti ci aspettano ne La verità capovolta? Vediamo di partire con la trama perché, come con la sua opera precedente, ci sono spunti a sufficienza per più di un romanzo:

Quando una figlia si reca qualche mese all’estero per studiare, le paure e i timori di un genitore sono più o meno simili in ogni angolo della Terra: cattive compagnie, isolamento, droghe, violenza e via dicendo. E Andrew Hayes, come chiunque altro, passa le giornate a pensare al peggio sperando per il meglio mentre sua figlia, Lily, è a studiare a Buenos Aires.
Ma quando arriva la fatidica telefonata dalla polizia argentina la realtà purtroppo supera ogni fantasia, per quanto terribile: Lily è in prigione, accusata dell’omicidio della sua compagna di stanza.
La sua Lily?

Sembra impossibile e man mano che si accumulano i particolari la vicenda gli pare ancora più paradossale: c’è una ripresa di sorveglianza di un supermercato che inquadra Lily mentre flirta e bacia il suo fidanzato poche ore dopo la morte della compagna di stanza. E poco dopo Lily accetta di parlare con il magistrato, senza la presenza di avvocati, e tenta persino di sedurlo.
E infine quelle terribili immagini-video di Lily che, nella sua stanza in carcere, con tutto quello che è accaduto, si mette a fare la ruota, la testa capovolta come capovolto sembra ormai il mondo a suo padre.

Dove pare ormai arduo cercare di determinare la verità, dove nulla sembra più avere senso, potrebbero pesare, dovrebbero pesare le ultime parole che forse Lily ha scritto al suo ragazzo: “Sappi questo: non sono stata io, ma avrei potuto. Non sono stata io, ma non potrei escluderlo. Non sono stata io, ma forse, in un’altra vita, sono stata io.”

I romanzi migliori, si sa, sono quelli che ci spingono a porci domande e cercare risposte senza aspettare che qualcuno ci imbocchi, spingendoci a essere molto critici con chi si presenta con la verità già in tasca, ben confezionata.

Ma i gialli hanno anche bisogno di identità, quella del defunto e di chi lo ha ucciso: riuscirà Jennifer Dubois a condurre in porto questo delicato e sorprendente gioco d’equilibrio?

Cartwheel, questo il titolo originale, è pubblicato in Italia per la traduzione di S. Pareschi e nell’attesa di trovare il bandolo di questa inquietante matassa potete dare un’occhiata al sito ufficiale di Jennifer Dubois.

La verità capovolta – Jennifer Dubois

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