Recensiamo oggi La svolta di Michael Connelly, romanzo di cui scrivevamo già nel marzo 2010 annunciandone l’uscita in lingua originale (titolo: The reversal), quindicesimo romanzo della serie Bosch (che quest’anno ha festeggiato i vent’anni di longevità) e il terzo di quella di Haller.

Titolo: La svolta
Autore: Michael Connelly
Editore: Piemme
Traduzione: S.Tettamanti, G.Traverso
Anno: 2012

Tornano i personaggi letterari più riusciti negli Usa e molto amati anche in Italia nati dalla penna di Michael Connelly, ovvero il detective della sezione Omicidi di Hollywood Harry Bosch e l’avvocato Mickey Haller, fin ora al fianco della difesa ma passato in questo ultimo caso dalla parte dell’accusa. Sì perché quando Connelly si mette al lavoro se ne inventa sempre una nuova e dal momento che i due fratellastri avevano fatto già la loro comparsa insieme nel precedente volume Il respiro del drago (Piemme 2011) con protagonista Bosch e ne La lista (Piemme 2010) con protagonista Mickey Haller, la novità doveva per forza arrivare da qualche altra parte.
Ma lasciamo da parte i fasti dei precedenti volumi per concentrarci su ‘La svolta’ sempre edito per i tipi di Piemme, in cui vediamo Haller chiamato per inchiodare Jason Jessup che da ventiquattro anni che sconta la sua pena per aver assassinato una bambina trovata in un cassonetto, ma che oggi con l’introduzione di nuovi esami probatori è scagionato dal fatto che il DNA rinvenuto sugli abiti della vittima non corrisponde a quello dell’accusato. Eppure Haller sente che nonostante questo Jessup sia il colpevole e per non lasciare niente al caso ingaggia il migliore degli investigatori, proprio il fratellastro Bosch, per assicurare l’assassino alla giustizia e far sì che torni a scontare la propria pena in galera. Perché una persona innocente dovrebbe accendere delle candele nel parco in piena notte? E quale pista deciderà di seguire Bosch per arrivare alla soluzione del caso? Siamo soliti vedere incrociare la vicenda mediatica con i fatti raccontati nella storia, forse perché l’autore ha scritto per anni per la cronaca e riconosce l’importanza dei media all’interno del sistema giudiziario, ma sembra che in questo caso rimanga tutto ai margini. Così come un po’ troppo marginale è la presenza di Bosch che fa da spalla all’avvocato e lascia i colpi di testa suoi soliti, a trame più avvincenti di questa. Sembra infatti che il detective da sempre bistrattato dal sistema perché poco incline alle regole, questa volta si sia uniformato al sistema stesso e nonostante faccia delle indagini per conto proprio, pare che queste non debbano portare a galla nessuna verità eclatante. Clive Royce, l’avvocato della difesa, sembra invece sapere il fatto suo ed escogita ogni stratagemma possibile, sia procedurale che nell’eloquio, per riuscire a scagionare il proprio assistito. La chiave di svolta della testimonianza arriva per di più dalla sorella della vittima che però ha un passato di droga e che per troppo tempo ha nascosto una verità che sarebbe dovuta emergere prima… ci si aspetta che il colpo di scena debba arrivare da un momento all’altro, invece tutto fila liscio come si preventivava fin dalle prime battute, un depistaggio o l’incapacità dell’autore di creare una trama più mordente? Forse gli amanti di Connelly si sarebbero aspettati da questo romanzo le solite scintille, invece i due protagonisti Bosch e Haller, molto forti quando sono soli a guidare la trama, insieme, almeno per quanto riguarda ‘La svolta’, non sono riusciti a creare la solita empatia con il lettore che da anni segue le loro vicende. Se qualcuno resterà deluso pazienza, ci si potrà rifare sicuramente con il prossimo volume di Connelly, in fondo non tutte le ciambelle riescono col buco.

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