Avevo già visitato la Spagna nel mio “giro del mondo” della crime fiction, trovandola egregiamente rappresentata  da autori come Manuel Vazquez Montalban ed Alicia Gimenez Bartlett.

Non ho resistito però ad aggiungere Domingo Villar alla mia collezione, per tre motivi. Primo perché scrive in gallego (galiziano), un ibrido più portoghese che spagnolo, parlato da oltre 3 milioni di persone in Galizia e nelle Asturie. Secondo, perché ho avuto il piacere di incontrarlo personalmente in un recente workshop sulla crime fiction europea a Londra. Terzo, perché mi intrigava il suo ispettore Leo Caldas, un altro membro dell’eminente famiglia dei poliziotti che investigano in luoghi di mare (come Montalbano a Vigata o John Rebus a Edinburgo).

Leggendo “Death on a Galician Shore”, la versione in inglese di “La spiaggia degli affogati” (una volta tanto il titolo scelto dall’editore italiano è fedele all’originale e meno pedestre dell’inglese) mi sono assolutamente appassionato a Leo Caldas, di cui è stata pubblicata in Italia anche la prima indagine, “Occhi di acqua, un’inchiesta in Galizia”, per l’editore Ponte alle Grazie, nel 2008.

Di Caldas mi sono piaciuti subito il carattere riflessivo ed un po’ schivo ma anche la pazienza e l’acutezza d’ingegno. Non è un ribelle come Rebus o una miscela esplosiva di ragionamento ed impulso come Montalbano, ma Villar, con tratto narrativo leggero ma efficace, ne rende bene la combinazione di calcolo ed istinto che, insieme ad una professionalissima testardaggine, lo guidano nell’inchiesta sulla morte di Justo Castelo, un pescatore annegato forse suicida, forse no, legato a doppio filo ad una tragedia del mare di dieci anni prima.

Proprio il mare, anzi l’oceano Atlantico, che scolpisce con la sua violenza le coste aspre della Galizia, è l’altro grande protagonista del romanzo di Villar. Se ne ode il respiro e spesso il ruggito, lo si annusa nell’aria salmastra e lo si trova costantemente evocato nelle storie dei pescatori e dei marinai. E diventa quasi una copertura, un altro strato omertoso che si aggiunge alla diffidenza dei locali nel rendere difficile il lavoro di Caldas e del suo assistente Estevez. Saranno l’intuito e la determinazione di Caldas, di cui Villar tratteggia la figura complessa di uomo sensibile con difficili vicende familiari alle spalle, che alla fine riusciranno a trovare il filo di un frugare nel passato reso ancora più nebbioso dalle circostanze presenti. E dalla volontà di alcuni dei personaggi coinvolti di occultare trascorsi tragici.

Ho apprezzato l’abilità di Villar di sedurre il lettore non tanto con colpi di scena ad effetto quanto con la suspense sottile che viene dalla curiosità, dall’ansia di capire cosa si cela dietro la morte di Justo Castelo. E di scoprire le vicende personali di personaggi dalla vita apparentemente banale ma che nascondono angosce e segreti, paure e speranze, amori e desideri di vendetta, cui il lettore si può davvero appassionare.

La formula è quella classica del police procedural, ma l’abilità di Villar nel rendere vivi i suoi personaggi e nel coinvolgere il lettore nel mondo un po’ antico dei pescatori galiziani ne fanno un eccellente esempio di un genere che, grazie anche ad investigatori “marinari” (o quasi), risulta sempre un approdo sicuro per i lettori di crime fiction.

La spiaggia degli affogati – Domingo Villar

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