Recensiamo al Thriller Café “La meccanica del delitto” di Alberto Odone – vincitore del Premio Tedeschi 2018 bandito da Giallo Mondadori – uscito da pochi giorni in edicola per la collana Il Giallo Mondadori ORO.

Monaco di Baviera, autunno 1920. Un vicolo senza uscita, ombre lunghissime che si mescolano e si dissolvono nella luce acida dei lampioni, i resti di un manifesto del Dottor Caligari sulla porta di un edificio in rovina. Attirato sul posto dagli spari, l’ispettore Kurt Meingast esamina il corpo a terra. I due poliziotti hanno agito, sostengono, per legittima difesa. Tuttavia la vittima, un criminale con una ragguardevole lista di precedenti, era in ginocchio quando è stata colpita a distanza ravvicinata. Un’esecuzione in piena regola. Meingast però deve stare attento, accusare i colleghi significa avere tutti contro. Per uno che si porta addosso, e dentro, i segni della guerra, confinato in un archivio a occuparsi di statistiche perché non ha più la forza di stare per la strada, potrebbe essere la fine. Ma lui non si rassegna all’idea che per fare pulizia siano giustificate certe scorciatoie. Le stesse che qualcuno va predicando per la Germania.

La trama non è che la punta dell’iceberg, l’ouverture di questo giallo ardente che presenta molteplici punti di forza. Il ritrovamento della vittima, Armin Kopke, è infatti solo l’inizio, l’evento che innesca una reazione a catena saldamente congegnata: attraverso casi all’apparenza scollegati e distanti tra loro, l’autore ci guida al ritrovamento del filo conduttore, indizio dopo indizio, con notevole maestria.

L’ambientazione è descritta con un’intensità tale che è impossibile non sentirsi ammantati dall’atmosfera cupa e incerta del primo dopoguerra. Il clima sociale, politico e culturale sono raffigurati con precisione e scrupolo: la contrapposizione tra povertà e ricchezza, l’ingiustizia e la corruzione, la nascita di nuovi movimenti estremisti e un giovane quanto già pericoloso Hitler che appare tra le pagine del libro, contribuiscono a rendere vivido e palpabile lo scenario.

In questo contesto si muove l’ispettore Kurt Meingast, protagonista dal grande spessore umano, ferito nel corpo e nell’anima dalla guerra. Il suo dolore è tangibile, così come lo sono i suoi ricordi e le visioni brutali che affiorano nella sua mente. Un tempo era il migliore investigatore della Kripo, ora è un emarginato, ma è anche l’ultimo poliziotto vero rimasto a Monaco e decide di tornare a fare quello che gli riesce meglio: scoprire i colpevoli.

Cercare la verità è la sua ossessione. Analizzare il delitto con rigorosa mentalità scientifica. Meccanica, movente, tempo. Distribuzione delle macchie di sangue, punti d’impatto delle pallottole, posizione dell’arma e dei bossoli. Disegni, schemi, numeri. Guardare ogni cosa senza fissarsi su nulla, lasciare che tutto gli entri in testa come se i suoi occhi fossero una macchina da presa. È questo il suo metodo. E il suo segreto.

Lo stile di Alberto Odone è forbito ed elegante, fluido e potente. La ricchezza di similitudini, la capacità di evocare immagini e sensazioni e i numerosi rimandi cinematografici, impreziosiscono il plot già di per sé ammaliante. Sappiamo che l’ispettore Meingast tornerà con una nuova indagine, il mio consiglio, pertanto, è di non farvi scappare “La meccanica del delitto”.

 

La meccanica del delitto (Il Giallo Mondadori)
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