La falsa pista - Henning MankellLa falsa pista, edito da Marsilio Editori nel 1998, è il quinto episodio della serie che lo scrittore svedese Henning Mankell ha dedicato al commissario Kurt Wallander. Malgrado alcuni riferimenti ai romanzi che lo precedono, il romanzo può essere letto agevolmente anche da coloro che si accostano per la prima volta a questo autore, che è uno dei nomi più celebri della letteratura noir scandinava insieme a Stieg Larsson e a Jo Nesbo.

La storia è ambientata nella Scania, la regione più meridionale della Svezia, nel giugno del 1994 l’estate è ormai alle porte, un evento stagionale particolarmente sentito da una popolazione abituata al freddo e alle lunghe ore di buio. Gli abitanti di Ystad sono completamente assorbiti dai Mondiali di calcio e dall’avvicinarsi delle vacanze. Lo stesso Wallander, che pure non ama il calcio, sonnecchia davanti alle partite della Svezia, piazza scommesse e fantastica sul viaggio con la sua fidanzata Baiba, conosciuta a Riga nel corso di una precedente indagine.

La quiete estiva viene però interrotta da un evento raccapricciante: una giovane ragazza dominicana si cosparge di benzina e si dà fuoco tra i fiori gialli di un campo di colza, a pochi metri dal commissario Wallander, che era accorso per soccorrerla. Per identificarla, rimane soltanto un medaglione d’oro con delle iniziali.

Di lì a poco, il corpo di Gustav Wettersted, ex Ministro di Grazia e Giustizia, viene ritrovato sotto a una barca nei pressi della sua lussuosa abitazione. L’anziano, ucciso con un colpo di accetta alla nuca, è stato scalpato. Il commissario Wallander e il suo team avviano le indagini, scoprendo che il passato del rispettabile ministro cela pagine poco chiare, nascoste per ragioni politiche.

L’omicidio, però, non è che il primo di una catena caratterizzata dal medesimo modus operandi: tutte le vittime vengono private di una parte del cuoio cappelluto, in un macabro rituale a cui via via si aggiungono dettagli sempre più raccapriccianti. Wallander e i suoi colleghi, tra notti insonni e caffè scadenti, cercheranno un punto di collegamento tra gli uomini uccisi, per identificare il movente che spinge il serial killer e riuscire così a fermarlo. Per abbandonare la falsa pista e arrivare alla soluzione del caso, Wallander dovrà seguire un’intuizione inconscia prima che razionale.

Di tanto in tanto, la narrazione si sposta sul serial killer: lo vediamo dipingersi il volto in una cantina buia e preparare con cura le asce e i coltelli. L’autore, con maestria, ci lascia intravedere il movente che lo spinge a uccidere senza fornircene la chiave.

Le vicende personali dell’investigatore si fondono in modo armonico con il plot principale, creando un contrappunto di quotidianità agli omicidi efferati. Wallander è un uomo malinconico, con frequenti dubbi sulla sua professione e sulla sua vocazione di poliziotto. Appassionato di opera lirica, sta ricostruendo la sua vita dopo il divorzio, cercando di salvare la relazione con la figlia Lisa e assistendo suo padre, un pittore affetto da un incipiente deterioramento cognitivo, che vuole fare con lui un ultimo viaggio per vedere l’Italia.

Da un punto di vista squisitamente stilistico, La falsa pista non è un romanzo sorprendente. Le frasi sono essenziali, scarne al punto da risultare incolori. Non ci sono voli pindarici e le descrizioni paesaggistiche sono ridotte al minimo indispensabile per circostanziare i fatti. Eppure, malgrado questa asetticità della prosa – o forse proprio grazie ad essa – la trama si dipana con una progressione ipnotica. Ogni frase è un mattone che, per quanto elementare, si incastra perfettamente e si trasfigura in un edificio narrativo solido e convincente, dal quale non si riesce a uscire fino a quando si è voltata l’ultima pagina. Oltre a questo, Mankell è anche abile nel rappresentare l’inquietudine e le incertezze quotidiane del suo personaggio principale e dei comprimari, con una vena di malinconia che fa venire in mente i romanzi di Simenon.

Insomma, questo libro è una lettura consigliata per chi cerca una lettura avvincente ma anche un punto di vista diverso, decisamente “nordico”, sulle vicende umane e le relazioni interpersonali.

Recensione di Gian Mario Mollar.

La falsa pista. Le inchieste del commissario Wallander: 5
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