La danza del Gorilla - Sandrone DazieriSalii teso come quando da bambino andavo alle feste dei compagni di classe, sapendo che mi avevano invitato solo perché i loro genitori avevano insistito”. In questa auto-riflessione c’è tutto il Gorilla, il personaggio creato venti anni fa da Sandrone Dazieri, tornato in libreria, per Rizzoli con La danza del Gorilla, il quinto romanzo della serie. O, per meglio dire, c’è tutto il Gorilla numero uno. Sì, perché lui è uno e trino. Proviamo a spiegare questo piccolo rebus trinitario: lo scrittore cremonese nel 1999 con il romanzo “Attenti al Gorilla” inventa questo singolare personaggio cui da il suo stesso nome, appunto Sandrone Dazieri, ma anche un soprannome: Gorilla. Ma il Gorilla soffre di bipolarità, in lui coesistono due personalità distinte, l’una disincantata, pessimista ma tutto sommato razionale; l’altra aggressiva e violenta. E quindi siamo a tre. La parte razionale del Gorilla ama definire l’altra, quella “criminale”, il socio; un altro se stesso, che irrompe quando gli pare, come gli pare ma in genere non a sproposito. Scatena la violenza quando è necessaria.

Ma chi è, che fa Gorilla? Come c’era da aspettarsi, data l’omonimia, la sua biografia in buona parte coincide con quella stessa dello scrittore. Entrambi vengono dal ‘68 più duro, dalla pratica dell’estremismo politico più radicale. Entrambi hanno vissuto nella Milano alternativa dei centri sociali e delle comuni. Entrambi, dopo la rivoluzione mancata, sono finiti in qualche modo coinvolti in vicende criminali e quindi, per un po’, in galera. Poi le loro strade si sono divise, uno è diventato scrittore, l’altro si è trasferito ad Amsterdam, dove vive su di un barcone attraccato nei canali, occupandosi di piccoli commerci più o meno leciti. Ed è nella città olandese che troviamo il Gorilla all’apertura di questo racconto, ma subito lo vediamo partire per Milano, perché la telefonata di un vecchio amico africano, Toku, che ora a Milano gestisce un pub abbastanza malfamato, lo informa dell’improvvisa morte di un comune e caro amico, Albero, compagno di lotte sessantottine e di tante altre avventure. Quindi il Nostro vola nella capitale lombarda per il funerale. A questo punto comincia a dipanarsi una vicenda complessa e intricata. Un altro vecchio amico, Alex, mastino del recupero crediti, offre al Gorilla di occuparsi dietro compenso dei problemi di una sua affascinante cliente, Aurora, un’imprenditrice alla quale hanno bruciato il capannone dell’azienda e proprio in conseguenza di tale evento è morto Albero, che vi lavorava come guardiano. Gorilla non vuole immischiarsi, ha voglia di tornare presto ad Amsterdam. Ma il suo “socio” non è d’accordo e aggredendo senza pietà la sua mente lo costringe a imbarcarsi non per i quieti canali olandesi, ma in questa nuova, pericolosissima avventura. Il cui primo passo consisterà nel restituire ad una povera famiglia l’appartamento che dei piccoli mafiosi le hanno sottratto con la forza. Contro questi si scatenerà la forza del “socio” che, da solo, ne massacrerà di botte cinque. Quindi Gorilla e il suo “socio”, per portare a termine la propria missione, dovranno affrontare la multiforme realtà di una metropoli che rispetto agli anni ‘70 è mutata nella sua superficie nascondendo però nel suo ventre tutte le contraddizioni e le deviazioni che la sua lunga storia ha accumulato. Nella visione, forse pessimistica, comunque disincantata dell’autore, la vera protagonista del romanzo è la Milano di oggi. Basta leggere la descrizione del primo impatto che Gorilla riceve appena tornato dall’Olanda:

 “Mentre Toku guidava, guardai dal finestrino pezzi di città che non riconoscevo. In esilio leggevo sempre di Milano, sui media c’era un costante vomitare di notizie esaltanti. I turisti stranieri che l’avevano eletta meta numero uno, CityLife con le sue torri storte, il Bosco Verticale che i cinesi volevano copiarci, l’Hangar Bicocca con le Torri del Silenzio, la Fondazione Prada, la Darsena ristrutturata e i suoi mercatini, le microbrew, i panini gourmet. I soldi.”

Una realtà che per tanti aspetti accomuna Milano a tanta parte d’Italia. La realtà di un cambiamento senza progresso.

Recensione di Fausto Tanzarella.

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La danza del Gorilla
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