Oggi al Thriller Cafè presentiamo il più recente romanzo dello scrittore scozzese Ian Rankin, La casa delle bugie, pubblicato nel mese di novembre da Rizzoli. Il volume rappresenta il ventiduesimo capitolo della saga del dell’ispettore John Rebus, ma si può leggere anche in modo indipendente ed è perfettamente godibile per chi si approccia per la prima volta a questo ruvido personaggio.
Diamo subito un’occhiata alla quarta di copertina:

John Rebus è in pensione da un pezzo, ma la sua memoria no. Per questo, quando si diffonde la notizia che nei boschi di Edimburgo quattro ragazzini hanno trovato un cadavere dentro un’auto, lui sa già che si tratta di una Polo rossa e che il corpo appartiene a Stuart Bloom. Ha le manette ai piedi, ed è evidentemente morto da tempo. La sua scomparsa, in effetti, risale a dieci anni prima, quando le ricerche della polizia si erano risolte in un nulla di fatto. Rebus ricorda bene quella storia: la rabbia della famiglia Bloom, le accuse di corruzione piovute sulla sua squadra Certi casi, lui lo sa, ti seguono fino alla tomba. Però all’epoca quella zona era stata perlustrata a fondo, “decine di uomini, centinaia di ore”. Perché solo ora il ritrovamento? La detective Siobhan Clarke, oggi alla guida del caso, cammina su un filo di seta; l’indagine precedente ha lasciato dietro di sé troppi punti oscuri, un magma denso di bugie e di segreti insabbiati. E dato che a condurla c’era anche John Rebus, vecchio amico di Clarke e discussa leggenda della polizia scozzese, mettersi ora a scavare nel passato è quasi un azzardo.

Il romanzo è piuttosto poderoso, quasi quattrocentocinquanta pagine, ma si legge agevolmente grazie a uno stile limpido e diretto, che catapulta il lettore direttamente nella storia. I personaggi e le loro relazioni sono delineati con accuratezza – in particolare quella tra Rebus e la detective Clarke, un rapporto quasi paterno ma non sempre limpido, fitto di segreti che Rebus cerca di non rivelare. Leggendo, ci si trova immersi nella realtà di un’indagine di polizia, tra tazze di caffè scadente, mozziconi di sigarette, corruzione e interessi contrastanti. Non solo: a farla da padrone, tra le pagine, è lo sfondo stesso. I sobborghi di Edinburgo e le foreste che la circondano vengono descritti da Rankin con la credibilità e la naturalezza che solo un autoctono può garantire.
Classe 1947, con alle spalle il servizio militare ai tempi del conflitto nordirlandese, il fantasma dell’alcol e diversi naufragi famigliari, l’ispettore John Rebus continua ad esercitare il suo fascino e carisma da “duro scozzese” malgrado la pensione e gli acciacchi. Le sue avventure, iniziate nell’ormai lontano 1987 con Cerchi e croci e successivamente riverberate in vari spettacoli televisivi e radiofonici, continuano e interessare vaste schiere di lettori proprio per il loro convincente sapore di realtà, che è sempre un po’ torbato… proprio come il whisky scozzese. Buona lettura!

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La casa delle bugie. Un'indagine di John Rebus
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