Bentrovati al Thriller Café. Oggi abbiamo riscoperto per voi una piccola perla, scritta nel 2000 dall’autore torinese Alessandro Perissinotto: La canzone di Colombano, edito da Sellerio. L’opera – la seconda di Perissinotto – è un vero e proprio thriller storico, in cui finzione letteraria e realtà storica si intrecciano per dare vita a una narrazione coinvolgente, ma al tempo stesso raffinata e ricca di informazioni.

Il libro si ispira a un’antica canzone del sedicesimo secolo, che l’autore dice di aver scoperto nel corso delle sue ricerche sul folclore alpino per la tesi di laurea, dalla viva voce di una donna anziana. Tra le pieghe di questo canto antico si cela una storia cupa e triste, che Perissinotto sviluppa con grande maestria nel corso del suo romanzo.

1533. Siamo a Chiomonte, un villaggio arroccato sul fianco della Valle di Susa, in Piemonte. Il prevosto di Oulx ha inviato il suo giudice, il giovane Ippolito Berthe, per indagare su un misterioso omicidio. Quattro corpi, la famiglia del pastore Isoardo, giacciono scomposti in un remoto alpeggio nei pressi dei Quattro Denti, torrioni di calcare che si ergono verso il cielo come zanne. Sulla scena del crimine non ci sono segni di violenza, i cadaveri hanno la lingua gonfia e un piccolo rivolo di sangue che cola dalle narici. Nei pascoli si scorgono le spoglie senza vita del modesto gregge di capre, anch’esso vittima di quella morte inspiegabile.

Gli abitanti del luogo incolpano della strage un minatore, Colombano Romean, venuto dalla vicina Provenza per compiere un’impresa quasi impossibile: scavare, da solo, il fianco della montagna, per portare l’acqua di un torrente dalla Val Clarea alla Val di Susa, e ridare vita ai fianchi riarsi della montagna. Da quasi otto anni, lo scalpellino lavora da solo nei visceri della montagna, l’acciaio dei suoi attrezzi morde la dura roccia centimetro dopo centimetro, colpo dopo colpo, dando vita a un lungo cunicolo che avanza nella terra, tra il terrore superstizioso dei popolani e oscuri interessi che sembrano opporsi al compimento dell’opera.

Sarà compito del giudice condurre il processo e far emergere la verità attraverso la pesante coltre di superstizione e menzogna che la ricopre.

Il thriller di Perissinotto non è soltanto finzione: attraverso le sue pagine potrete scoprire la storia del Gran Pertus (in piemontese “Grande Buco”), un cunicolo di quasi mezzo chilometro, opera di un solo uomo che ancora oggi, a distanza di secoli, suscita ammirazione e stupore negli escursionisti che lo raggiungono, dopo un’erta salita che arriva ai duemila metri di altitudine. L’autore getta un raggio di luce su questa storia dimenticata ma affascinante, narrandola con uno stile cesellato, frutto di un intarsio linguistico con dialetti antichi e citazioni documentali. Tra le pagine del La Canzone di Colombano, infatti, troverete, oltre alla vicenda principale, un florilegio di storie e leggende alpine che creano un’atmosfera arcaica e potrete perdervi tra danze di masche (le streghe del folklore piemontese), presunti patti col demonio e misteriose apparizioni dell’uomo selvatico, arrancando pagina dopo pagina nella ricerca della chiave che risolve il mistero.

La canzone di Colombano è quindi un libro che consigliamo vivamente non soltanto agli appassionati di gialli, ma anche ai curiosi e agli amanti del folklore e delle storie di montagna. Una lettura tutto sommato breve, ma che lascia il segno e fa venire voglia di conoscere meglio un autore ormai affermato come Alessandro Perissinotto.

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La canzone di Colombano
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