Romanzo thriller Peter Schiera

Intervista a Cacciatore, Catalano, Palazzotto


Abbiamo incontrato tre autori: Giacomo Cacciatore, calabrese di nascita e palermitano di adozione, scrittore, editor nonché giornalista; Raffaella Catalano, palermitana, giornalista e consulente editoriale; Gery Palazzotto anch’esso palermitano, anche lui giornalista e consulente editoriale. Insomma tre personaggi che hanno molta dimestichezza con il mondo dell’editoria. Una carta vincente per conoscere i gusti dei lettori sempre più esigenti e poter, attraverso il loro primo romanzo di gruppo dal titolo “Salina, la sabbia che resta”, edito dalla Flaccovio editore, incontrare quel linguaggio dinamico e divertente ma anche attuale che permette al lettore di immedesimarsi e appassionarsi a una storia.

D: Come si scrive un romanzo in tre?
R: Non c’è una regola. Per quanto riguarda noi, abbiamo scritto “Salina, la sabbia che resta” tutti insieme, senza dividerci i compiti. E ha funzionato, nel senso che il romanzo è arrivato a compimento, ha trovato un editore (Dario Flaccovio) ed è stato apprezzato dai lettori.

D: Confermiamo, la vostra scrittura è bilanciata, non si percepiscono infatti, le vostre peculiarità ma si miscelano con disinvoltura. Cosa vi ha ispirato di Salina per decidere di ambientarvi la vostra storia?
R: Tra noi autori c’è chi conosce e ama l’isola da molto tempo e chi ha imparato ad apprezzarla in tempi più recenti. Abbiamo passato lì, chi più chi meno, alcuni bei periodi di vacanza, ecco perché l’abbiamo scelta come scenario.

D: Come è nata la vostra collaborazione?
R: Da altre collaborazioni precedenti e da rapporti anche personali.

D: Ognuno ha sviluppato un proprio personaggio?
R: No, abbiamo dato vita ai personaggi sempre insieme. Prima progettando una storia a mo’ di scaletta e poi lasciando libera evoluzione ai personaggi stessi, che si sono quasi animati da sé, reclamando spazio e attenzione. Poi è capitato che ognuno di noi si innamorasse di più di qualcuno dei protagonisti rispetto a qualche altro e quindi c’è stata una sorta di immedesimazione. Ma la cura dei personaggi è stata uniforme, anche perché “Salina, la sabbia che resta” è un romanzo corale, in cui non c’è un vero protagonista, ma tanti comprimari, tutti ben delineati.

D: Quindi possiamo dire che i personaggi vi somigliano un po’ tutti?
R: In tutti c’è un pezzo di noi. Poi, come dicevamo, qualcuno si è identificato di più in un personaggio. Forse quelli che amiamo di più sono Rudy Sunìl, lo psicologo indiano, il maresciallo dei carabinieri Bartolo Italiano e Nino Torta, un giornalista sui generis. Mentre tra i personaggi femminili, Teresa Barrica, che è una donna molto complessa ma che affronta una situazione difficile che le permette così di crescere.

D: Il testo è anticipato da un elenco dei personaggi principali, non temete che questo possa scoraggiare un lettore poco attento?
R: Al contrario. In un romanzo corale come il nostro, con tanti personaggi, l’elenco aiuta il lettore a tenere a mente – soprattutto all’inizio, quando non si ha ancora familiarità con la storia – i protagonisti e i loro ruoli nella vicenda stessa.

D: Avete inserito temi molto attuali nella storia, cosa pensate per esempio delle relazioni extraconiugali?
R: In realtà nel nostro romanzo non ci sono relazioni extraconiugali perché Rudy Sunìl, il nuovo compagno di Elvira, la moglie del maresciallo Italiano è separata, quindi quella tra Rudy ed Elvira non è una relazione clandestina. Anzi, Italiano instaurerà con Rudy uno rapporto interessante nel corso della narrazione.

D: Giusta precisazione… E cosa pensate invece delle famiglie allargate?
R: Pensiamo che, come accade spesso nella realtà, a volte le famiglie allargate risultano disastrose e altre volte possono invece costituire una svolta, una mutazione dei rapporti in senso positivo.

D: Prevedete una futura avventura da vivere sull’isola di Salina?
R: Se qualche editore ce la chiederà ci penseremo.

D: Continuerete a scrivere in tre?
R: Valuteremo anche questo, appunto.

D: Vi assomigliate caratterialmente?
R: Per niente. Forse è stato questo il motivo della buona riuscita del romanzo: tre caratteri che si sono mescolati bene, e senza prevaricazioni nella creazione dei personaggi e della storia.

D: Perché avete scritto un noir?
R: Perché ci piaceva l’idea di partire da un delitto, quello di un magistrato in questo caso, che incrinasse la serenità di un’estate salinese come tante altre. Ci interessava raccontare azioni e reazioni dei personaggi isolani a fronte di un evento drammatico e dirompente.

D: C’è molta ironia nei dialoghi, chi dei tre ha dato questa sfumatura alla storia?
R: Tutti e tre. Una cosa è certa: il senso dell’umorismo non ci è mai mancato.

Bene, ringraziamo la portavoce del gruppo, Raffaella, e speriamo di ritrovarvi magari a Salina, sotto a un sole caldo e a tanti altri personaggi interessanti. Amici di Thriller Café, non fatevi scappare questo romanzo, perché si parla di quotidianità, di rapporti personali e di vita…

Archiviato il 12 novembre 2010 in Interviste.

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