INtervista a L. K. Brass de I mercanti dell'ApocalisseI mercanti dell’Apocalisse di L. K. Brass ha saputo compiere un balzo impressionante, affermandosi prima in qualità di opera autopubblicata e approdando quindi in casa Giunti per una edizione che ha già fatto molto parlare ed è stata apprezzata da lettori e critici. Siamo andati a fare quattro chiacchiere con il suo autore per cercare di scoprire qualcosa di più su di lui, sulla genesi dell’opera e su eventuali programmi futuri.

[D] Ciao L.K., benvenuto al Thriller Café. La nostra prima domanda non può essere che: chi è L.K.? Puoi dirci qualcosa di te?

[R] Potrei dirvi: “Qualcuno che non ama parlare di se stesso, ma preferisce affrontare il tema che più gli sta a cuore: la spada di Damocle che pende sui mercati.” Si presterebbe molto bene allo scenario drammatico cui ci possono condurre I mercanti dell’Apocalisse.

Preferisco dire che sono in primo luogo un lettore appassionato del genere thriller. Non ho altra pretesa se non dare ai miei lettori quello che mi aspetterei anch’io da un buon libro: una storia appassionante, che ti prende, ti coinvolge e soprattutto si svolge con personaggi che creano una grande empatia.

Ho sempre vissuto intensamente quello che leggevo. Nemmeno i film mi coinvolgono tanto quanto la lettura. Il primo libro che ho letto, quando avevo sei anni, è stato “Memorie di un pulcino” di Ida Baccini. Mi ricordo ancora quanto l’abbandono del pollaio mi avesse scosso.

Con la scrittura sono ancora più vicino ai miei personaggi. Ci tengo molto a inserirli in un quadro plausibile. Scrivo con grande passione e partecipo alle loro avventure, condividendone gli obiettivi. Pondero a lungo ogni loro azione, per essere sicuro che il loro comportamento sia dettato dal buon senso e dalla logica, almeno quando non ci sono in gioco i sentimenti.

Non potrei mai scrivere una riga senza sentirla profondamente. Cerco sempre di “raccontarla giusta” e curo tutti i dettagli, documentandomi a fondo prima di scrivere. Proprio per questo ho scelto argomenti e ambienti che conosco molto bene.

[D] Come è nato il tuo romanzo I mercanti dell’Apocalisse? C’è stato qualcosa in particolare che ti ha dato l’idea?

[R] La mia esperienza nel settore della finanza e della tecnologia informativa mi permette di spiegare con parole semplici dei meccanismi molto complessi. Conoscendoli bene, non è difficile. Usarli è un altro discorso, ma i principi del loro funzionamento sono semplici. Perché non illuminare un angolo oscuro, dove i miliardi in gioco e i personaggi reali si prestano molto bene a ispirare dei thriller?

Proprio per questo, con la mia prima serie di romanzi ho scelto di far scoprire al lettore gli aspetti più oscuri del mondo finanziario. Forse – lo spero anche – i mercanti non premeranno mai il bottone per sottoscrivere l’ultimo contratto che scatenerà l’Apocalisse finanziario, ma sono sinceramente convinto che gli altri aspetti delle teorie del professor McGregor siano molto vicini alla nostra realtà economica. Questo è il messaggio di fondo che desidero trasmettere, ma con l’involucro godibile di un thriller.

[D] Thriller finanziario è un’etichetta che trovi giusta per inquadrare la tua opera, o come la definiresti altrimenti?

L’etichetta mi sembra riduttiva. Se l’assassino colpisce avvelenando l’acqua che irriga delle vigne che producono del vino, il romanzo non diventa un thriller enologico.

Oggi la finanza è presente ovunque e tutti ne siamo toccati. Non parlo solo dei nostri investimenti o dei mutui. Anche quando facciamo il pieno di benzina e compriamo del pane ne siamo toccati. La finanza ha negoziato innumerevoli volte petrolio e farina prima che le comprassimo noi. Le manipolazioni dei mercati non ci toccano solo quando le azioni o le obbligazioni di una banca divengono carta straccia.

La finanza quindi è solo il contesto in cui avvengono i crimini del mio romanzo, ma la tensione impregna ogni evento, anche quando i protagonisti sono ben lontani dai mercati finanziari.

Se vogliamo chiamarlo thriller finanziario, facciamolo pure, ma allora leggiamo fra le righe, dove ho inserito qualcosa cui tengo in modo particolare. Volevo scrivere un romanzo da leggere d’un fiato senza rinunciare a trasmettere qualcosa della mia visione dell’economia mondiale.
Proprio per quello ho creato McGregor. Nella prima stesura del romanzo il suo articolo postumo appariva come incipit ed era più corposo. L’ho sacrificato per iniziare come ogni thriller che si rispetti.

[D] Qual è secondo te il punto di forza del mix su cui regge la trama?

[R] La manipolazione dei mercati è solo il contesto in cui posso creare un’organizzazione criminale dalle disponibilità illimitate, ma è secondaria. Serve solo per creare dei cattivi su scala industriale.

Il vero punto di forza sono i personaggi: le loro storie incrociate permettono di collegare tutti gli eventi. Sono loro che lottano e vengono in contatto con i manipolatori dei mercati finanziari. Ho scritto il libro per dar loro vita e per contrapporli al male, dotandoli del coraggio e della forza morale necessari ad affrontare tutte le prove.

[D] Il libro è uscito prima come autoprodotto e successivamente ripubblicato da Giunti. Cosa è cambiato tra le due versioni (se c’è qualcosa)?

[R] Ovviamente il testo è migliorato, perché tutto si può e si deve perfezionare, soprattutto un romanzo, ma non sempre si ha l’occasione di riprendere in mano un lavoro compiuto.

Già quando ero autoprodotto non ho lesinato nell’investire nella qualità del testo pubblicato. Ero già cosciente dell’importanza dell’editing e ho avuto il privilegio di conoscere una delle migliori editor italiane, che ha creduto in me e ha accettato di svolgere l’editing per “Il deal dell’Apocalisse”, così si intitolava allora. Ho imparato molto dal suo lavoro e già col secondo romanzo l’editing è stato meno arduo. Ho un grande debito di gratitudine nei suoi confronti, non solo per aver creduto in me e avermi insegnato tanto.

Per questa ragione, la seconda revisione con la Giunti non ha apportato modifiche sostanziali, ma ha assicurato un miglioramento generale, aumentandone la godibilità e permettendomi di inserire alcune precisazioni. Soprattutto ho approfittato delle osservazioni dei lettori: ho colto l’occasione proprio per chiarire i punti ambigui e per enfatizzare i momenti cruciali che più erano piaciuti, aggiungendo anche qualche nota di colore. Anche le spiegazioni tecniche sono state migliorate e semplificate, ma la modifica più rilevante forse concerne la prima parte, dove il personaggio principale ricorda il suo passato. Qui parte del racconto introspettivo è stata sostituita da dialoghi, rendendo la lettura più piacevole.

Sono molto contento del risultato finale.

[D] Perché ai lettori potrebbe piacere? C’è qualcosa che potrebbero trovare difficile da accettare?

[R] Mi permetto di citare una delle recensioni che mi hanno fatto più piacere:

Questo è un libro che ha tutti gli elementi per tenere il lettore legato alla pagina, per stimolare la sua curiosità, tirare fuori le sue conoscenze, fargli fare collegamenti che normalmente non si trovano neppure in articoli specialistici. Ha anche il merito di mostrare scenari spaventosamente reali, “polveriere finanziarie” cui tutti preferiamo non pensare anche se sono ancora lì che incombono. Mi è piaciuto tutto: l’equilibrio tra il versante tecnico e quello umano, l’incertezza del protagonista quando si trova a dover decidere cambiamenti radicali, la natura esperta ma anche ingenua di un agente che non si sente affatto un eroe, ma ce ne fossero…. E’ un romanzo coraggioso, pieno di vita e pieno di forza. Da non perdere.

Forse proprio l’esistenza di manipolatori su scala di miliardi potrebbe essere difficile da accettare. I lettori potrebbero chiedersi: Perché dovrebbe esser plausibile che dei lupi possano girare intorno ai programmi di sostegno economico della BCE? Come possono osare tanto?

Con I mercanti dell’Apocalisse ho gettato le premesse per parlare delle manipolazioni dei mercati finanziari. Colpiscono tutti, anche se molto indirettamente. Sono convinto avvengano su scala più ampia di quanto immaginiamo. Mi sono limitato a descrivere una sola crisi, ancorando alla realtà dell’attuale situazione europea la finzione di eventi accaduti a danno della BCE.

Per gli scettici rigiro la domanda: perché i programmi della BCE non dovrebbero essere stati attaccati? Nel passato recente c’è chi ha messo in ginocchio la Banca d’Italia e ha costretto la Banca d’Inghilterra a gettare la spugna, attaccando anche a faccia scoperta. In quello recentissimo è successa la stessa cosa ai danni della Banca centrale Svizzera.

Quando ci sono possibilità di guadagno per miliardi uno scenario del genere non è solo plausibile, ma quasi ovvio. L’ingordigia e l’inventiva non hanno limiti. I mercanti sono là, pronti a cogliere le occasioni al volo quando sentono l’odore del sangue.

[D] Esiste già un seguito? Cosa ci puoi dire in proposito?

[R] Il seguito è già pubblicato dal 2014. Per il momento è disponibile solo su Amazon con il titolo “Fine dell’Oblio“. Volutamente non l’ho mai pubblicizzato, limitandomi solo a inserire una pagina di presentazione alla fine del primo romanzo. Non sono rimasto stupito dalle vendite, perché molti recensori hanno scritto di voler leggere la continuazione.

Ho nel cassetto anche un terzo episodio della caccia ai mercanti dell’Apocalisse e due altri thriller, con protagonisti molto diversi. Ora gli impegni di lavoro mi hanno costretto a una pausa forzata, ma aspetto il momento appropriato per riprenderli in mano.

[D] Un suggerimento per aspiranti scrittori. Un suggerimento per appassionati lettori.

[R] Per gli aspiranti scrittori suggerisco quello che ho fatto io: non prendete per buono il testo del vostro primo romanzo solo perché avete trovato una bella trama, bei personaggi e l’avete scritto con passione. Chiedete pareri neutri e soprattutto ascoltate le osservazioni negative. Siate pronti a rivoluzionare tutto e riscrivere quello che non funziona. Se volete autopubblicarvi, l’editing è irrinunciabile. Chi scrive ha un legame troppo forte col proprio testo per giudicarlo in modo veramente obiettivo.

Non da ultimo, state lontani dagli editori a pagamento. Pur di catturarvi, vi diranno qualsiasi cosa. Ho sentito anch’io il tocco di una iena e ho provato la seduzione del loro canto. Nei momenti di sconforto, quando nessuno risponde all’invio del vostro inedito, la tentazione è irresistibile. Fate come Ulisse e tappatevi le orecchie.

Anche per gli appassionati lettori posso suggerire quello che faccio sempre io: scegliete un libro col cuore, leggendone l’incipit e non solo la quarta di copertina. Se le parole dell’incipit vi conquistano, difficilmente il resto vi deluderà.

[D] Se vuoi dire qualcosa, questo è il momento…

[R] Dopo la prima pubblicazione del mio libro nel 2014, sui mercati finanziari sono avvenuti diversi fenomeni che sembrerebbero proprio quelli descritti da McGregor, ma non prendetemi troppo sul serio.

Ci sono meccanismi di controllo dei mercati che vengono costantemente migliorati. Lo scenario finale del deal dell’Apocalisse è fatto per dar vigore e liceità alla motivazione dei miei personaggi. Non lottano per vendetta, ma per impedire una catastrofe.

Persone coraggiose ci sono anche nella vita reale. Sono convinto che, anche se il pericolo di un’Apocalisse finanziaria fosse reale, ci sarebbero sempre persone come Anna Laine e Daniel Martin che con la loro abnegazione e il loro coraggio potrebbero toglierci d’impiccio.

[D] Vuoi salutare a lettori di Thriller Café (e tuoi)?

[R] Molto volentieri. Voglio dire loro che mi piacerebbe incontrarli tutti per sentire la loro opinione. Sono prima di tutto anch’io un lettore: ho cercato di scrivere qualcosa di diverso e che mi sarebbe piaciuto molto leggere. Sapere quali personaggi son piaciuti di più, perché, cosa posso migliorare e come progredire mi sta molto a cuore.

Me lo possono dire solo i lettori. Non è un caso se ho chiesto di aggiungere il mio indirizzo l.k.brass@lkbrass.com anche nella biografia alla fine del libro edito da Giunti.

Intervista a L. K. Brass

Intervista a L. K. Brass:
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