Jack Ketchum e Giuseppe PastoreIn occasione della presentazione dei suoi romanzi La ragazza della porta accanto e Red presso il carcere borbonico di Avellino, ho avuto il privilegio di poter scambiare qualche battuta con Jack Ketchum, autore di livello mondiale che il pubblico italiano avr√† finalmente modo di poter apprezzare. Jack s’√® prestato molto gentilmente a una breve intervista per ThrillerCafe.it: la potete leggere qui di seguito.

[ThrillerCaf√©]: Da Off season a oggi, com’√® cambiato Jack Ketchum come scrittore?
[Jack Ketchum]: Quando ho scritto Off season ero giovane, ero al primo tentativo di scrittura. Ero molto influenzato dai film, come Non aprite quella porta, poich√© i film erano molto pi√Ļ diretti: nei libri si tendeva a tagliare, a non mettere in scena tutto l’orrore, lo faceva anche Stephen King, mentre i film te lo piazzavano dritto in faccia. Poi, crescendo, sono diventato molto pi√Ļ interessato ai personaggi, alla gente, alla loro personalit√†, a come reagivano alle situazioni e a come le azioni mostravano il loro carattere. In Red tutta la storia √® incentrata su un uomo che assiste all’uccisione del proprio cane. Non dice: “va bene, ne compro un altro”. I miei personaggi non fanno cos√¨. I miei personaggi reagiscono alla violenza, a volte nello stesso modo.

[TC]: La ragazza della porta accanto √® tratto da una storia vera (NdA: quella di Sylvia Likens). E’ difficile romanzare l’orrore reale, non potere mettere un paletto al livello di crudelt√†?
[JK]: No, √® pi√Ļ facile scrivere di orrore vero. Perch√© c’√® gi√† una storia: questa persona ha fatto questa cosa a quest’altra persona. Non devo pensare a demoni, a mostri o divinit√†, ma solo a quello che io farei a te o tu faresti a me. Non sono uno scrittore che volta la faccia di fronte al male, credo che bisogna raccontarlo per quello che √®, senza versioni edulcorate e senza porsi limiti. Quando ero bambino andavo a casa di un amico, sua madre era sempre piena di lividi, ma nessuno diceva niente. Nella realt√† certe cose succedono, bisogna avere anche la forza di denunciarle.

[TC]: Nei tuoi romanzi c’√® sempre un elevato grado di violenza, a volte di sadismo, mentre tu sei una persona piuttosto mite: ci spieghi questa dicotomia tra uomo e scrittore?
[JK]: Io credo che ciascuno di noi abbia una certa dose di violenza dentro di s√©, tutti quanti. Io ho l’opportunit√† di metterla sulla carta: non devo essere crudele nella vita reale, posso essere gentile, perch√© posso sfogarmi scrivendo.

[TC]: Torni in Italia quattordici anni dopo In viaggio con l’assassino: da cosa credi sia dipesa la difficolt√† di esportare i tuoi lavori qui da noi?
[JK]: Non lo so bene, credo non siano state tirate molte copie di Joyride (NdA: breve siparietto… Io: “Io ne ho una”; Jack: “Davvero, grande!, anche io ne ho una!”). Non so perch√©: in America vendo parecchie copie, dai miei libri vengono tratti film e mi hanno notato in diverse nazioni in tutto il mondo: sono stato pubblicato pure in Cina!
(NdA: be’, speriamo con queste due edizioni recenti per Gargoyle e Mondolibri si sia smossa finalmente la situazione).

[TC]: Parlando di film, che ne pensi delle trasposizioni cinematografiche dei tuoi romanzi. Credi sia stata conservato lo spirito dei libri?
[JK]: Sì, penso di essere molto fortunato. Tutti e quattro i film (The Lost, The Girl Next Door, Red, Offspring) hanno rispettato le mie intenzioni. Credo che i registi si siano sforzati di comprendere quello che volevo trasmettere, di entrare nei libri e nelle emozioni che ci sono dentro. Sono molto contento di come siano stati realizzati i film.

[TC]: Ok, è tutto. Grazie per la disponibilità, Jack.
[JK]: Grazie a te, e un saluto ai lettori di ThrillerCafe.

A fine intervista, una foto, poi Jack firma la copia de La ragazza della porta accanto, e in cambio riceve (sorpreso) una spilletta di ThrillerCafe.

La recensione al libro comparir√† su queste pagine appena l’avr√≤ letto. Intanto, alzi la mano chi non √® d’accordo con quanto Ketchum diceva a proposito della violenza. Molti suoi romanzi sono s√¨ intrisi di cattiveria, ma perch√© il mondo l√† fuori purtroppo n’√® pieno.