Il ritorno del Budda di Gajto GazdanovVoland ha recentemente pubblicato Il ritorno del Budda di Gajto Gazdanov, un poliziesco che fonde in maniera molto interessante e per noi lettori ormai abbastanza rara questioni filosofiche e amore sullo sfondo della Parigi degli Anni Trenta, vista e riscritta secondo la sensibilità di questo grande scrittore russo.

Impiegare le trame del giallo per studiare caratteri e reazioni psicologiche non è certo impresa nuova per Gazdanov, visto che molti dei suoi romanzi contengono crimini e situazioni da thriller che offrono spesso lo spunto per riflessioni sugli esseri umani e la loro vita.
Fra questi titoli Vozvrashchenie Buddy, titolo originale de Il ritorno del Budda, occupa un posto di rilievo, scopriamone la trama:

Un milionario che viene ucciso fa sempre notizia, e la faceva anche nella Parigi degli Anni Trenta del secolo scorso. Una Parigi che, passati gli eventi della Prima Guerra Mondiale, non sapeva ancora che in poco tempo sarebbe stata coinvolta in un nuovo scontro mondiale.

E quando muore una persona importante e potente, la polizia ha di solito molta fretta di risolvere il caso e catturare il colpevole. Ecco così che, con la scomparsa del milionario e la sparizione di una statuetta dorata di un Budda, le forze dell’ordine puntano subito tutta l’attenzione verso un giovane studente russo, povero in canna e, per giunta, in preda a potenti allucinazioni.

Con il giovane arrestato e accusato di omicidio, ecco che la narrazione si divide in scene che riguardano l’immaginazione del protagonista e situazioni ambientate nei vicoli e periferie della metropoli francese, in un libro che, fra filosofia, giallo e amore, riflette in maniera lucida e priva di compromessi sulla condizione dell’esiliato.

È fin quasi superfluo far notare la componente autobiografica presente ne Il ritorno del Budda: Gajto Gazdanov abbandonò l’Unione Sovietica a soli diciassette anni, dopo aver combattuto nell’Armata Bianca, e visse in Francia, lavorando prima alla Renault e in seguito come tassista e cominciando a pubblicare nel 1930, anche se i risultati più alti della sua produzione sono i romanzi scritti dopo la Seconda Guerra Mondiale.

Le sue opere non vennero mai pubblicate in patria ma furono molto apprezzate da scrittori e critici, molti dei quali considerano Gazdanov una delle migliori voci in esilio avute dalla Russia e lo accostano, per la lucidità della visione e il tipo di stile impiegato, a colossi della letteratura quali Proust, Kafka, Camus o Nabokov
Solo dopo la dissoluzione dell’Unione Sovietica, e quindi ben dopo la morte di Gazdanov avvenuta nel 1971, le opere dello scrittore furono finalmente stampate nel suo Paese natale, e da allora hanno conosciuto innumerevoli edizioni e ristampe.

Il ritorno del Budda – Gajto Gazdanov

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