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Autore già da qualche anno noto al pubblico amante del thriller, anche grazie alla partecipazione al contest You Crime promosso da Corriere della Sera/Rizzoli nel 2013, Cristiano Tanduo arriva oggi al Thriller Café con il suo nuovo romanzo dal titolo Il Pungiglione dell’ape.

La storia si sviluppa su un’isola spopolata nelle vicinanze di Venezia, dove vive una donna che si è ritirata dal mondo dopo un avvenimento terribile che ha sconvolto per sempre la sua esistenza. I suoi giorni scorrono all’apparenza lisci, scanditi dai ritmi del suo impiego alle dipendenze di una delle poche locande del posto.

Finché un giorno qualcuno bussa inaspettatamente alla sua porta, facendola sprofondare in un incubo peggiore di quello che credeva di essersi lasciata alle spalle.
Poco lontano, due sorelle, legate da un rapporto di morbosa dipendenza, hanno stretto un patto col sangue, celando un segreto di nefandezze e degenerazione mentale.
Sarà compito di un giovane poliziotto fare luce sui delitti che hanno insanguinato la città, cimentandosi in un’avventura dove ogni cosa cospirerà contro il suo intuito e la sua sete di giustizia.

Tra mille difficoltà e ostacoli imprevedibili, l’attendente Vianello si troverà a confrontarsi con una vicenda nella quale si muovono attori evanescenti, abili manovratori e mistificatori; soggetti che strisciano in un cono d’ombra, disposti a tutto pur di instradare l’inchiesta nella direzione sbagliata.

Ma l’intuito del giovane assistente, animato da una incrollabile forza di volontà, porterà pazientemente alla luce le tessere del mosaico, fino a comporre un quadro dal quale emergerà una verità sconvolgente; una verità che si spingerà indietro negli anni, rivelando l’orrore da cui tutto ha avuto inizio.

Sono questi gli ingredienti del noir di Tanduo, romanzo dai risvolti inquietanti dove devianza psichica e un matrimonio corrotto dal vizio faranno da cornice a una città piena di misteri e silenzi, in un continuo crescendo di suspense che accompagna il lettore fino all’ultima pagina.

Qui a seguire, per chi volesse un breve assaggio, vi lasciamo un estratto.

Crocetti si voltò dalla parte opposta. Per un istante rimase a fissare la laguna piatta, cosparsa di rami e foglie che la tempesta aveva strappato dall’isola e scagliato sulle acque.
– Il suo amato? – domandò, mentre spingeva lo sguardo sempre più lontano, smarrendosi nella sottile linea azzurra del mare all’orizzonte.
– Sì – confermò Barbara.
Il commissario si girò di scatto; la sua voce si era fatta incolore e dura.
L’esperienza gli suggeriva che avevano scoperchiato un enorme vaso pieno di nefandezze e aberrazioni mentali. Per un momento rimpianse i tempi in cui dava la caccia ai rapinatori di banche.
– L’ha dissotterrato, vero?
Un mormorio di assenso attraversò l’aria.
– Infilando i resti del corpo in quel sacco di tela…
Ora si udivano distintamente i singhiozzi di Barbara.
– Non li ha messi lei. Ha costretto me a farlo! – urlò in preda a uno scatto isterico.
Gli occhi del commissario si staccarono dalla donna e si posarono sul suo assistente.
– Chiudiamo il sacco? – domandò quest’ultimo.
– Sì. Lasciamo che se ne occupi la Polizia scientifica. Un corpo mortificato dall’azione erosiva della soda caustica è praticamente irriconoscibile.
Dopo aver parlato, Crocetti tracciò con la punta del bastone un piccolo cerchio sulla terra: al centro spiccava un lembo di pelle corrosa e traslucida.

Il Pungiglione dell'ape
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