Il posto di ognuno - Maurizio de GiovanniUn tuono rombò forte, e s’alzò il vento. Ricciardi rabbrividì. La fame, rifletté. E la famiglia Capece […]. E il duca che moriva nel suo letto. E Achille e Ettore e il loro amore senza luce. E Sofia Capece, nel buio della stanza  e della follia […].
Quante vittime aveva fatto, il delitto della duchessa? Chi l’aveva uccisa, in realtà?

Il posto di ognuno, edito per Fandango nel 2009 e ripubblicato de Einaudi nel 2012, è il terzo atto delle Stagioni di Maurizio de Giovanni. Ce ne occupiamo oggi al Thriller Café.

1931, estate. Aria insolitamente torrida infierisce s’una Napoli ancor più diseguale e misera e costretta entro le  maglie invasive del Regime. È una calura che livella, che soffoca e spinge gli uomini a nascondersi, ad aspettare le tenebre per vivere, o morire.
Per uccidere.
E proprio nel buio si consuma l’omicidio della duchessa Adriana Musso di Camparino. La donna, giovane, bella e libertina, viene trovata morta in casa sua, la notte della Festa di Santa Maria Regina. Un unico colpo di pistola, in mezzo alla fronte. Sparato attraverso un cuscino. La scena pullula d’indizi: un’orma impercettibile, le dita rovinate della vittima, i suoi anelli mancanti, le costole fracassate.
Ma niente arma del delitto.
Soltanto indizi, appunto: nient’altro che punti di partenza, dai quali Ricciardi, insieme con Maione, sarà costretto a muovere e dai quali, pian piano, dovrà districarsi. Perché, mai come in questo caso, niente è come sembra, specie l’Amore.

Diversamente dai precedenti romanzi, più eterei, e sospesi, pur se nell’ambito d’un intreccio comunque “giallo”, Il posto di ognuno è un’opera più intima, passionale. Qui l’Autore, al pari del suo protagonista, sente il bisogno e l’importanza d’un preciso, e concreto, “atto di volontà”.
Ne esce un intreccio più nero dei predecessori, nel quale de Giovanni, pur con lo stile suo solito, caratteristico, lento e avvolgente, trasognato, non esita a sporcarsi le mani, a trattare degli spazi grigi che sono poi, fondamentalmente, il posto d’ogni anima: quelli tra Bene e Male, Giusto e Ingiusto.
Amore e Morte.
Così, anche i personaggi acquistano una funzione del tutto nuova: diventano simboli dell’Emotivo. Chiarezza e linearità, loro caratteristiche, specie ne la condanna del sangue, qui sfumano leggermente. La coralità viene (in parte) meno. Al suo posto: il caos, seppur ragionato.
L’Istinto.
Più d’ogni altra cosa, dunque, Il posto di ognuno testimonia l’indefesso conflitto dell’essere umano, perennemente diviso tra razionalità ed emozione. Un contrasto, questo, insolubile ma necessario; anzi, sorprendentemente vitale.

Recensione di Alessio Massaccesi.

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Il posto di ognuno. L'estate del commissario Ricciardi
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