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Il nuovo mondo - Marco IanesOrmai si sa, per capire che la Terra va protetta e salvaguardata, noi umani abbiamo bisogno che la natura ci dia segnali forti, impossibili da ignorare e comprensibili proprio a tutti. Ecco perché dopo un evento naturale eclatante (un terremoto, un’alluvione, un’eruzione vulcanica) si attiva un’ondata generale di attenzione al clima e al pianeta. È, per sommi capi, questo l’argomento del thriller d’avventura che vi presentiamo oggi al Thriller Café: si tratta de Il nuovo mondo, di Marco Ianes.

Un gruppo di alieni proveniente dalla Terra di qualche migliaio di anni fa preleva le anime e l’intelletto di Pietro, Karen, Matteo, Irina e Dietrich per dotarli del sapere superiore. Quando, in diverse parti del mondo, cinque giovani perdono la vita in modo misterioso, nessuno può ancora sospettare che sulla Terra stia per scatenarsi l’apocalisse: rapidamente, una serie di importanti eventi climatici sconquassano il pianeta cambiandone le sembianze per sempre e mietendo un gran numero di vittime: il pianeta è sull’orlo dell’estinzione. I sopravvissuti, alcuni negli U.S.A. e altri in Russia, salvatisi grazie a speciali strutture sotterranee e venuti in possesso di armamenti nucleari, sono pronti a fronteggiarsi per eliminarsi a vicenda e dominare quel che resta del mondo. Toccherà a Pietro, Karen, Matteo, Irina e Dietrich, nel frattempo ricongiuntisi con i loro corpi, evitare la battaglia imminente, impedire che l’uomo distrugga ciò che la natura ha risparmiato e ricreare un mondo a misura di bambino, come richiede Madre Natura, basato sul rispetto e non sul dominio. Ai cinque giovani l’hanno insegnato gli alieni che il mondo va rispettato… cosa servirà per farlo capire a noi? Forse… un libro dallo scenario apocalittico…

Attivista ambientalista, docente e consulente tecnico ambientale, Marco Ianes è nato e vive in Trentino. Sposato e padre di due figli, cura un blog personale (www.marcoianes.blogspot.com) e uno sulla versione online del Fatto Quotidiano (https://www.ilfattoquotidiano.it/blog/mianes/).

Qui a seguire vi lasciamo un estratto del romanzo se volete un assaggio.

Candriai, monte Bondone, 1802.
Pietro correva, terrorizzato, verso casa… poteva sentire il ringhio e l’ansimare dell’animale che lo inseguiva, sempre più vicino, sempre più forte.
“Non ce la farò mai…” pensò ansimando e facendosi prendere sempre più dal panico, “sono troppo lontano, troppo lontano da casa, ora mi prende, ora mi prende!”.
L’orsa ringhiava dietro di lui, inseguendolo; aveva osato disturbare i suoi piccoli, quell’essere minuscolo, quindi doveva essere allontanato.
All’improvviso, un boato, forte, un grande tremore del terreno.
Mamma orsa si fermò e invertì la direzione, pensando ai propri cuccioli, che si trovavano poco lontano, in balìa di un nuovo sconosciuto pericolo, ben più grande di quel cucciolo d’uomo che voleva solamente spaventare. Pietro, tremante e ansimante, continuava a correre verso la radura che, ormai vicina, lo avrebbe portato direttamente al retro di casa sua; aveva sentito il boato, ma il pericolo maggiore, in quel momento, era rappresentato dall’orsa. Si sbagliava, ma ancora non lo poteva sapere.
La terra continuava a tremare, sempre più violentemente. Un altro grande boato e, all’improvviso, tanta polvere, terra, sassi che vorticavano nell’aria. Poi, in un istante, tutto cessò!
L’aria era pesante, ricca di polvere e di un odore strano, mai percepito dal giovane trentino che viveva nei boschi del monte Bondone. Un silenzio assoluto, spettrale, si fece sempre più presente tutt’intorno. L’orsa era sparita con i suoi cuccioli, inghiottita dal bosco selvaggio che circondava la radura che Pietro, ormai, aveva raggiunto, ora camminando, sempre più preoccupato e perplesso. In mezzo alla radura, nel caldo afoso di una serata di luglio, un luccichio strano attirò la sua attenzione. Le polveri si depositarono e la vista tornò a essere ottimale. Ancora quel luccichio strano, in mezzo alla radura.
Cosa mai poteva essere? Non era mai esistito, o perlomeno Pietro non se ne era mai accorto, durante le sue corse e scorribande frequenti in quella zona.
Avvicinandosi lentamente, arrivò nei pressi della strana cosa, appuntita, che affiorava dal terreno per circa un metro. “Sembra un palo delle vigne” pensò il giovane, “ma ha un colore strano e non è certo legno”, rimuginò tra sé e sé, sempre più preoccupato.
Un ronzio, improvviso, attirò la sua attenzione; da dove proveniva? Sembrava venisse proprio dal palo… ma sì, certo, proveniva proprio dal palo!
Giunto dinanzi allo strano oggetto che affiorava dal terreno, lo esaminò sospettoso, un pochino titubante nel decidere se lasciar stare e andare a casa, oppure avvicinarsi ulteriormente per capire. Fece la scelta peggiore: si avvicinò!

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