Il nostro piccolo segreto - Ninni SchulmanQuest’oggi, al Thriller Café, sono volti femminili quelli messi in scena dalla penna di Ninni Schulman che con il romanzo Il nostro piccolo segreto trascina il lettore ancora una volta nei tornanti misteriosi del giallo scandinavo dopo il precedente Rispondi se mi senti. Intorno a una scomparsa dai risvolti enigmatici, sono pian piano ricostruite le personali vicende di donne che, ciascuna a suo modo, si aggrappano alla vita cercando di non farsela sfuggire. E così si intrecciano ancora una volta le personali peripezie della poliziotta Petra Wilander e della giornalista Magdalena Hansson, alle prese con la gestione del proprio ruolo all’interno di un mondo maschilista.“Non smetterò mai di chiedermi cosa ci sia di sbagliato in certi uomini.”

In una piccola e tranquilla cittadina non ci si aspetta che gli abitanti nascondano particolari segreti, eppure a Hagfors, in Svezia, tra le mura domestiche si celano verità agghiaccianti.

Il libro ha inizio con la scomparsa di Anna-Karin Ehn, un’assistente sociale. È proprio il marito a denunciarne la scomparsa alla polizia, preoccupato del suo mancato rientro a casa.

Un’indagine serrata e dura, quella condotta da Petra Wilander, che mette a soqquadro la vita di Anna-Karin, un’esistenza non così serena come l’apparenza lasciava intendere. Il caso coinvolge anche la giornalista Magdalena Hansson che si appassiona sempre di più alla storia e alle vite delle persone coinvolti, ma quello che scopre scavando a fondo inizia a mettere a rischio la sua stessa vita.

L’indagine si dirama intraprendendo due filoni differenti che s’incrociano e si separano per poi ricongiungersi nel finale trascinandosi dietro nuove verità e nuovi misteri. Il piccolo segreto è proprio l’elemento di congiunzione tra traiettorie investigative apparentemente distinte.

Una donna scompare senza lasciare traccia, un’altra donna emerge dai silenzi mostrando lividi e tristezze, una donna annusa gli indizi, un’altra li mette insieme su un foglio bianco. Intorno ci sono gli uomini e i loro segreti. La scomparsa, il ritorno, la malattia e infine la fuga sono gli elementi che si alternano mantenendo l’equilibrio di questo giallo a tinte noir. Si tratta di tasselli ricorrenti, disposti in maniera tale da condurre il lettore al disvelamento finale, dove la vita e la morte non hanno differenze e dove ciascuna vittima soffre allo stesso modo pur venendo da una strada diversa.

Con questo romanzo, Ninni Schulman va oltre i caratteri del giallo classico, mescolando ai colori torbidi del delitto quelli caldi del riscatto e della consapevolezza. La violenza domestica, l’omicidio di genere e le disparità sociali sono tratteggiate con accuratezza permettendo al lettore di entrare in empatia con una quotidianità fatta di emozioni forti e complicate.

La penna della Schulman affonda come una lama tra le pareti domestiche, scandagliando odi e perversioni e portando alla luce uno dei fenomeni attuali fra i più crudeli.

Un’evoluzione dai primi romanzi, nei quali era troppo vistoso il richiamo ad un’altra grande scrittrice nordica, Camilla Läckberg. Il thriller nordico è un genere con caratteri oramai definiti, ambientazioni curate, casi ben articolati, ma soprattutto grande attenzione all’aspetto psicologico dei personaggi. La Läckberg ha saputo fondere questi elementi con una narrazione ancora più intima, creando un perfetto mix tra “crime” e vita domestica. Sulla sua scia sono emerse tante nuove penne, come Viveca Sten (con la sua serie di Sandhamn) e, appunto, Ninni Schulman, che ha finalmente trovato la sua dimensione nel mondo del giallo scandinavo.

Può l’amore costare così tante pene? Ci si chiede, nella lettura di questo romanzo. E’ ciò che emerge dalle storie di queste donne vittime di violenze, donne innamorate che perdonano, dimenticano, chiudono gli occhi in attesa che tutto finisca e nascondono lividi e cicatrici sotto i maglioni o gli occhiali scuri.

Ninni Schulman, a conti fatti, ci regala un romanzo che, a prescindere dal genere confuso e permeato da interpolazioni differenti, merita un plauso per il messaggio che ci trasmette.

Recensione di Nicola Agrelli

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