Il maestro delle ombre di Donato CarrisiRecensiamo oggi su Thrillercafe Il maestro delle ombre, il nuovo romanzo di Donato Carrisi, che arriva un anno dopo il grande successo de La ragazza nella nebbia.

Pubblicato come di consueto da Longanesi, Il maestro delle ombre fa parte del ciclo di Marcus e Sandra, composto da Il tribunale delle anime del 2011 e Il cacciatore del buio del 2014.

Un’idea folgorante fa da premessa al romanzo. Un violentissimo nubifragio compromette gravemente le centrali che forniscono l’elettricità a Roma; per riparare i danni è necessario sospendere l’erogazione d’energia per un giorno intero. Un incubo, per una metropoli moderna, privata di internet e mezzi di comunicazione, costretta ad invitare i suoi abitanti a chiudersi in casa, specie la notte, quando la polizia avrà mano libera nel perseguire i criminali ma non potrà certo prevenire tutti i reati che il blackout forzato incentiverà. È come se le forze devastanti della natura si fossero alleate alle parti più grette dell’essere umano per scatenare l’apocalisse sulla Città Eterna.

Marcus è un penitenziere, l’ultimo dei preti appartenenti all’ordine segreto che risponde al Tribunale delle Anime. È un cacciatore del buio, un investigatore dell’oscurità che indaga sulle scene dei delitti a nome del Vaticano per risolvere, con le sue incredibili capacità d’osservazione e deduttive, i casi che altrimenti rimarrebbero senza colpevole. All’inizio del romanzo si trova nudo e ammanettato in una sorta di prigione-tomba, senza ricordare nulla su come sia finito lì o su chi l’abbia gettato in quel pozzo tenebroso. Scampato miracolosamente ad una morte per inedia, l’unico indizio che trova è un biglietto, scritto di suo pugno ma del quale non ha memoria: Trova Tobia Frai, si legge, ed il riferimento è a un bambino scomparso anni prima e mai ritrovato, né vivo né morto. Come scoprire qualcosa di più, in una città immersa in un nuovo Medioevo? Marcus non fa in tempo a mettersi all’opera che viene contattato per un altro incarico: il cardinale Erriaga vuole che sia lui a nascondere le tracce della morte del vescovo Gorda, apparentemente deceduto a causa di un gioco erotico finito male. Quello che scoprirà il penitenziere, però, cambierà totalmente la situazione.

Anche Sandra Vega dovrà risolvere un mistero. La fotorilevatrice che in seguito ai lutti subiti nei libri precedenti aveva deciso di abbandonare il lavoro sul campo per passare ad una mansione d’ufficio, viene infatti chiamata nella sezione operativa allestita per l’emergenza blackout; la sera prima è stato ritrovato un telefonino contenente un video di inaudita violenza, un’eucaristia blasfema e raccapricciante accompagnata da una sinistra preghiera: “Il Signore delle ombre cammina con me”. Vega acconsente ad occuparsi del caso solo perché l’unico indizio che hanno sull’assassino è una goccia di sangue dovuta a epistassi, la stessa patologia di cui soffre Marcus (che Sandra ha conosciuto negli altri volumi della serie). Forse è solo una coincidenza, ma se si aggiunge l’amnesia del prete, il lettore non può non cadere nella trappola dell’autore, che ci insinua il dubbio sul coinvolgimento del protagonista in qualcosa di spaventosamente atroce. Ben presto Sandra scoprirà che Marcus non è l’unico toccato da questa vicenda: la cosa la riguarda molto da vicino.

Donato Carrisi è un narratore di razza, ed anche ne Il maestro delle ombre ha saputo imbastire una trama perfetta, fatta di personaggi riusciti, colpi di scena memorabili e sequenze da brivido. Trasfigura Roma in uno scenario simile a quello de La notte del giudizio: come nel film, col venir meno delle regole civili le persone dànno libero sfogo agli istinti che nella vita normale sono repressi. Il buio che si impossessa della Capitale al calar della notte è una metafora dell’oscurità che prende il sopravvento nell’animo delle persone. Il blackout è la dimostrazione di quanto sia fragile la sicurezza che abbiamo costruito, pronta a crollare assieme alle norme della civiltà, un argine debole per gli impeti violenti dell’animale umano.

Lo scrittore pugliese continua a sondare le nostre zone più torbide, proponendo una carrellata di orrori: omicidi, stupri, torture e personaggi dall’ambiguo fascino maligno, come il Giocattolaio, che costruisce bambole estremamente realistiche per permettere ai suoi clienti la soddisfazione delle proprie perversioni senza rischiare l’arresto. Questa sua indagine è sostenuta, come sempre, da una trama che inchioda il lettore. Carrisi affronta argomenti profondi e complessi, immergendo le proprie riflessioni nella teologia senza paura di mettere in discussione idee condivise ed espressione del senso comune (“Il perdono era il più grande nutrimento per la tentazione”, si legge ad esempio nel romanzo). L’unico rammarico, forse, è dato dalla sensazione che questi temi meritvano ancora più spazio, ma siamo sicuri che, dopo questo episodio che ha cambiato in maniera irreversibile non solo Roma ma anche i protagonisti e soprattutto Marcus, ci sarà modo di tornare alle atmosfere da incubo de Il maestro delle ombre, la cui colonna sonora potrebbe essere You want it darker, l’ultimo capolavoro di Leonard Cohen: Tu volevi più oscurità. Noi abbiamo spento la fiamma.

Riconfermandosi uno dei migliori scrittori di thriller del nostro Paese, Carrisi destabilizza il lettore ponendolo di fronte a considerazioni originali sul Male e su Dio, proponendo una visione cosmica spaventosa ma terribilmente affascinante. E ricordandoci sempre che l’oscurità più profonda non è quella che ci aspetta al calar delle tenebre, ma è quella che alberga in ognuno di noi.

Il maestro delle ombre – Donato Carrisi

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