Il Commissario Habib di Moussa KonatéNon poteva esserci migliore inaugurazione per la nuova serie iTascabili di Del Vecchio Editore: tocca infatti a due romanzi di Moussa Konaté, qui riuniti in un singolo volume, aprire le danze per questa collana di titoli che vengono riproposti a prezzi economici e con ottima grafica, due opere che Del Vecchio aveva già portato nelle librerie italiane nel 2010 ( L’assassinio di Banconi) e nel 2011 (L’onore di Kéita).

Nato nel 1951 a Kita, nel Mali, e scomparso prematuramente nel 2013 a Limoges, Moussa Konaté è stato uno straordinario scrittore, editore, insegnante, autore di teatro e cinema e tanto altro ancora, una figura di spicco che ha sempre, attraverso ogni sua opera, parola e azione, cercato di far conoscere la sua terra, di amarla, di soffrirne le contraddizioni e pensare a possibili modi di curarne le ferite.
Direttore di associazioni e organizzatore di fiere del libro, mosso da un profondo impegno sociale, instancabile artigiano della parola, i suoi romanzi riguardanti Il commissario Habib hanno la struttura del giallo classico ma sfruttano questo impianto per riflettere in modo profondo e originale sul suo Paese.

L’assassinio di Banconi
A Banconi, periferia di Bamako, viene ritrovato in una latrina il cadavere di una donna. La famiglia ne piange la scomparsa, consolata dalle autorità religiose che invitano i parenti a rassegnarsi alla volontà di Allah, ma il figlio della donna, Ibrahim, non sembra rassegnarsi e vuole indagare sulla morte di sua madre. Quando il giovane viene coinvolto in un giro di banconote false, il commissario Habib e il suo giovane collega Sosso intervengono per far chiarezza, ma la situazione appare complicata e difficile da decifrare. Si aggiungono altri due cadaveri e non è ben chiaro se Ibrahim possa essere ritenuto colpevole o sia solo uno studente innocente incastrato in qualcosa di più grande di lui. Fra islam e magia rossa, traffici criminali e pressioni da parte delle autorità tradizionali, Habib cercherà di far luce prima dell’intervento della pericolosa polizia politica…

L’onore di Kéita
Habib e Sosso hanno appena terminato l’indagine sul rione di Banconi e subito arriva la notizia di una morte ancora più misteriosa. Viene trovato un cadavere in un bacino e le poche testimonianze puntano verso una delle famiglie più potenti della zona, i Kéita. I legami parentali sono complessi, gli equilibri delicati e mentre proseguono le indagini i morti cominciano ad accumularsi: Habib deve trovare il colpevole in fretta, ma l’impresa sembra impossibile…

Dove molti altri autori cercano l’impatto attraverso la rabbia e l’azione, Moussa Konaté agisce con eleganza e ironia, convinto che non esista male e bene ma solo le azioni delle persone e i loro motivi.
Difficilmente giudicante, siamo di fronte a un autore in possesso di stile e lessico ben superiori alla media, un uomo che in molti tratti della sua opera, attraverso il personaggio del commissario, sembra volerci suggerire che non è sufficiente la polizia a combattere il crimine: serve un importante cambiamento sociale verso un’attitudine più amorevole, compassionevole e spirituale, cambiamento che di anno in anno sembra sempre meno possibile, nel Mali come altrove.
Siamo di fronte a due grandi romanzi, una delle letture che vi consigliamo più caldamente in questo periodo estivo e, per cercare di convincervi ancora di più, vi offriamo l’incipit de L’assassinio di Banconi:

C’era proprio un sole canicolare: sebbene fosse ancora lontano dallo zenit, soffocava gli uomini, gli alberi e la terra, tutto il quartiere di Banconi, immensa escrescenza della città di Bamako, centinaia di abitazioni di mattoni in terra coperte da paglia, da brandelli di stuoie, da fogliame o, nel migliore dei casi, da strati di lamiera ondulata, arrugginita e ammaccata. I vicoli si intrufolavano tra gli isolati e, ogni volta che passava una di quelle automobili traballanti, praticamente le uniche ad avventurarsi lì in pieno giorno, si alzava una polvere color ocra.

Sul ciglio di una delle poche strade ampie, dal tracciato incerto, due ragazzini giocavano a pallone con una palla di stracci; giocavano e ridevano fragorosamente. Si trovavano vicino a una discarica pubblica dov’erano ammassati immondizia e animali morti. Un gatto con la testa spappolata sembrava gonfiarsi a vista d’occhio sotto uno sciame di mosconi blu.
Uno dei due, correndo all’indietro, pestò la carogna e ne fece esplodere il ventre, liberando le viscere che, con grande gioia dei bambini, iniziarono a fuoriuscire. Il secondo afferrò il gatto morto per le zampe posteriori e, tenendolo sopra la testa, si mise a girare a grande velocità, ridendo come l’amichetto alla vista dell’animale che andava in pezzi.

A qualche centinaio di metri dal cumulo di immondizia, un ciclista sbucò tra le case e si immise sulla strada: indossava un boubou giallo quasi trasparente e spingeva sui pedali della bicicletta con una tale forza dei polpacci che sembrava che le ruote del mezzo sfiorassero appena il terreno. I passanti si voltavano verso di lui sbalorditi ma l’uomo, il cui boubou si gonfiava come una vela, continuava indifferente a pedalare con rabbia. A quel punto il ciclista, arrivato all’altezza dei due bambini, uno dei quali continuava ad agitare il gatto morto, ridotto ormai solo alle zampe posteriori, inspiegabilmente perse il controllo del mezzo, che filò dritto contro uno degli alberi di cailcedrat ai bordi della strada.

Il commissario Habib. Due gialli in Africa  –  Moussa Konaté

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