Lo scrittore senese Fausto Tanzarella pubblica abitualmente gialli medievali, ambientati nella Siena del ‘300. Ma ogni tanto si concede una vacanza in epoche più recenti. E’ il caso di questo suo ultimo romanzo “Il cerchio del fantasma” (Oakmond Publishing), ambientato sempre nella sua Siena ma nel 1991.  Il vero protagonista – che però non incontreremo mai di persona per tutto il romanzo – è Luca Spaldi, mercante d’arte di incerte fortune e pochi scrupoli, che ad un certo punto comincia ad inviare lettere e telefonate minatorie ad un gruppo di suoi vecchi amici della buona società senese, affermati professionisti o ricchi commercianti, stretti in un sodalizio che molti in città indicano come “Il cerchio magico”, sono infatti dediti allo spiritismo. Quello di Luca non è un semplice stalking, le sue non sono minacce a vuoto, perché i signori che le hanno ricevute poi vengono puntualmente assassinati. Dov’è il mistero? potrete pensare: si tratta di delitti firmati, basta arrestare lo Spaldi.

Eh, no: la faccenda non è così semplice, perché Luca Spaldi è morto, ormai da un anno. Decine di persone l’hanno visto steso nella bara, durante il funerale e, nonostante il decesso fosse avvenuto per un incidente stradale, il volto era perfettamente integro e riconoscibile. Allora qualcuno agisce a suo nome…  Sì, sarebbe una spiegazione, ma nei fatti non lo è: le perizie confermano che la grafia delle lettere minatorie è proprio quella del defunto e quei messaggi, scritti a mano con penna stilografica, sono recentissimi, vergati da pochi giorni. Anche la voce, intercettata e registrata al telefono, è senz’altro quella dello Spaldi. Inoltre nelle sue minacce, sia scritte che a voce, il defunto mercante  menziona particolari o segreti che solo lui e il destinatario del messaggio potevano conoscere.

La psicosi del fantasma assassino si stende sulla città come una coltre scura.

Il commissario Attilio Pezzullo che conduce le indagini è in un vicolo cieco e decide di chiedere aiuto al suo amico Andrea Olmi, un quarantenne colto e riflessivo che, non a caso, scrive romanzi gialli di ambientazione medievale. Il poliziotto ha fiducia nelle sue capacità d’analisi e intuizione. Olmi accetta di buon grado; è affascinato dalla eccezionale particolarità del caso e poi… a seguire le indagini c’è anche Katia, seducente cronista di nera, sua vecchia fiamma che l’ha piantato due anni prima. Andrea non l’ha dimenticata, non può dimenticarla, forse questa indagine è l’occasione per riallacciare i rapporti.

Dunque lo scrittore si mette a caccia del fantasma, ma con molto disincanto, perché Olmi ai fantasmi non crede. Quasi in simbiosi ideale con messer Bernardino Cristofori, l’investigatore medievale protagonista dei suoi romanzi, applica nuda osservazione dei fatti, intuizione, ragionamento. Ma Andrea dovrà fare ricorso a tutte le proprie risorse e mettere in gioco la sua stessa vita per dissolvere le nebbie che circondano lo straordinario caso dei delitti del fantasma.

Il romanzo scivola via con buon ritmo, tenendo sempre accesa l’attenzione del lettore, fino alla conclusione che offre colpi di scena davvero inattesi. Dobbiamo notare però che Tanzarella, cultore del giallo classico, segue la linea della “sfida al lettore” inserendo nel racconto indizi che potrebbero permettere al lettore attento di intuire almeno in parte la verità; potrebbero.

Da segnalare, in fine, il singolare gioco di specchi che l’autore intreccia con il suo investigatore. Come Tanzarella anche Olmi scrive gialli medievali e, poiché durante il racconto gli succede di citare alcuni suoi libri, Tanzarella gli presta i suoi: i romanzi citati da Olmi sono quelli di Tanzarella.

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