Facendo un passo indietro, nel 2007 lo scrittore Clive Cussler (deceduto all’inizio del 2020) ha dato vita a un nuovo personaggio, il quale è poi stato reso protagonista di una saga tutta sua.

Isaac Bell (compare ne Il cacciatore, Longanesi) è un investigatore privato che lavora per l’agenzia Van Dorn, un consorzio di detective che opera negli Stati Uniti all’inizio del Novecento, risolvendo casi che vengono assegnati ai singoli agenti, a seconda delle loro competenze.

Uno degli uomini di punta di questa detective agency è proprio Bell, gentiluomo scaltro e di bell’aspetto, che ama vestire di chiaro, ha baffi curati e senz’altro restituisce l’idea di uno che ama vivere. Egli è molto stimato dal suo capo, Joseph (detto Joe) Van Dorn, con il quale ha un buon rapporto professionale e personale, e non ha mai paura di salire su un’auto (d’epoca) e affrontare le conseguenze, spesso letali, delle azioni dei suoi nemici, di solito imprenditori privi di scrupoli, politici senz’anima, contrabbandieri e assassini (non si faticherebbe a immaginare alcuni volumi della serie adattati da Martin Scorsese et similia). In questo senso, il personaggio si pone come meno incline all’umorismo del personaggio più famoso di Cussler, il contemporaneo Dirk Pitt, oceanologo della N.U.M.A. (National Underwater & Marine Agency, associazione no profit per vero realmente esistente, fondata dallo scrittore), donnaiolo, vagamente imprevedibile.

Bell è più rispettoso della disciplina e non si pone mai in contrasto con i suoi superiori, forse perché in effetti loro sono liberi professionisti proprio come lui (mentre Pitt, Austin, Zavala e Cabrillo devono spesso rendere conto a dirigenti governativi, nel migliore dei casi rigidi e poco comprensivi).

Ad ogni modo le due saghe, non a caso, non sono collegate; piuttosto lo stesso Cussler ha ipotizzato una connessione storica tra il personaggio di Bell e le successive imprese dei benestanti cacciatori di tesori Sam e Remi Fargo, marito e moglie, che si dedicano alla loro passione nel tempo presente (e Bell sarebbe una sorta di loro antenato culturale).

I casi di Bell si svolgono tendenzialmente in ordine cronologico, con la presenza di alcuni personaggi ricorrenti (il capo e sua moglie, oppure Marion, compagna di Isaac), con la sola eccezione di Attentato (ambientato di nuovo nel 1902, dopo il tirocinio del giovane e inesperto Isaac) e dell’ultima uscita italiana, Il cecchino (giugno 2021).

Il libro costituisce l’ottavo capitolo delle avventure di Isaac, ed è ambientato poco prima de Il cacciatore.

Su incarico dell’Antitrust, il detective privato sta conducendo un’indagine sulla compagnia petrolifera Standard Oil dell’imprenditore John D. Rockefeller, e il caso diviene ancora più inquietante quando uno ad uno i suoi avversari economici e i concorrenti iniziano a morire. Un cecchino invisibile e letale (l’Assassin del titolo originale) li sta uccidendo e Bell lo dovrà inseguire dagli Stati Uniti alla Russia, e ritorno. Il killer è un sicario prezzolato, vengono descritte le sue vicende in appositi capitoli con punto di vista focalizzato sull’azione, sulla tecnica (la mira, l’obiettivo, il momento di adrenalina: piacerà ai giovani appassionati di giochi bellici). Ma ovviamente i villains sono altri e ne esce anche un profilo abbastanza desolante di Rockefeller, seppur un profilo completo: manipolatore ma geniale, che ha portato anche grande innovazione tecnologica (per l’epoca). Insomma, un cattivo sulla scia del celebre Catilina ciceroniano. A dire il vero, l’effettivo antagonista è un altro, ma non si intende qui rovinare il piacevole colpo di scena, che si verifica proprio dinanzi agli occhi sbalorditi di Bell. Il libro, in più, fornisce un toccante epilogo che per i fan più curiosi chiarirà alcuni aspetti della vita futura di Isaac (è ambientato qualche decennio dopo gli eventi descritti nel volume).

Cussler è oramai un autore classico dell’avventura, da molti accostato a Wilbur Smith (il quale nei suoi libri ha trattato piuttosto tradizioni culturali e antropologiche del continente anglo-africano) ed è punto di riferimento fondamentale per le nuove generazioni di autori dell’action thriller (dal suo allievo Jack DuBrul all’amico Rollins, sino ai noti Glenn Cooper, Andy McNab, Preston e Child, Giacometti e Ravenne, Giles Kristian).

Come romanziere e saggista è sempre stato affascinato dall’iperrealismo dei processi meccanici e non esita neanche in questo caso a darne conto, qui con l’ausilio dello scrittore e storico statunitense Justin Scott, suo collaboratore da più di quindici anni (in Sabotaggio, Intrigo, Fuga, In mare aperto, Attentato e Il contrabbandiere). L’aspetto sorprendente, che rende questa saga di assoluto pregio letterario, è il mostrare per certi versi la nascita in sordina della società americana, che viene forgiata proprio nei grandi centri urbani (San Francisco, New York City) oppure in sperdute località polverose (Bisbee, Arizona), di quel che ancora può essere definito il Western culturale statunitense. Fanno la loro comparsa i volti celebri dell’epoca, senza distinzione tra sport, aviazione, politica, società: sono i personaggi che hanno reso così noto e iconico il continente statunitense (Theodore Roosevelt, Amelia Earhart, ecc.). La chiave interpretativa è costituita dai mutamenti sociali (la lotta per il voto alle donne nel romanzo qui recensito), dai tragici eventi naturali (il terremoto) e dal primo utilizzo dei mezzi di locomozione e trasporto oggi noti, ma all’epoca stranianti e miracolosi (l’aeroplano, le dreadnought o corazzate monocarico, come anche una delle prime Harley Davidson – 1905 – che fa la sua comparsa nel primo volume). Buona lettura.

Recensione di Claudio Mattia Serafin.

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