macbrideAd Aberdeen i guai non arrivano mai da soli, ed hanno tutti il numero personale del sergente McRae. Mentre il resto della polizia è impegnato in un grande incendio doloso che ha causato sei vittime tra le quali un bambino, Logan si ritrova tra le mani il cadavere di Rosie Williams, una prostituta “storica” del quartiere a luci rosse, picchiata a morte. Ne Il collezionista di bambini avevamo avuto modo di conoscere il gusto di MacBride per il ripugnante; un gusto trattenuto, non splatter, ma allo stesso tempo senza reticenze. Anche in questo libro lo scrittore non si risparmia: tra le altre lugubri sorprese che accompagnano le indagini, viene ritrovato il torso putrefatto di un cane, ennesimo macabro grattacapo per gli sbirri della cittadina scozzese. Chi si è preso la briga di recidere testa, zampe e coda dell’animale per poi infilarne il corpo in una valigia?

Se nel libro d’esordio Logan aveva alle spalle un accoltellamento che quasi l’aveva ucciso, all’inizio di questo nuovo caso regge già il peso di una retata fallimentare da lui diretta e che ha lasciato in fin di vita un collega. A causa di questo inglorioso precedente, McRae si trova relegato nel team dell’ispettrice Steel, molto simpatica ma che gestisce con metodi a dir poco approssimativi i suoi sottoposti, selezionati tra i poliziotti più sconclusionati, tanto da meritare il nome collettivo di Squadra Coglioni.

Non so se sia reale il dato su Aberdeen indicato dalla sostituta procuratrice secondo il quale “vengono ammazzate più persone qui, in proporzione, che in tutta l’Inghilterra e il Galles messe insieme”; di certo questa statistica è vera per quanto riguarda i libri di Stuart MacBride, gonfi di cadaveri, spesso morti in maniera atroce. Ne Il cacciatore di ossa troviamo prostituzione, piromania, ricatti, torbidi intrighi politici, in un’atmosfera alla The killing (anche i luoghi freddi e piovosi ricordano la Seattle della serie tv) ma ancora più esplicita.  Arriva una seconda vittima e nasce subito il sospetto d’esser in presenza di un serial killer.

Era bastato il romanzo d’esordio a farci affezionare al protagonista e all’universo di personaggi che gli ruotano attorno: l’accanita tabagista Steel, il giornalista figlio di buona donna Colin Miller (questa volta è lui a subire il trattamento peggiore, in una memorabile e raccapricciante scena di tortura), l’algida Isobel, Insch e le sue caramelle… Il secondo capitolo della saga di McRae conferma quelle sensazioni, approfondendo i vari caratteri e facendo evolvere i rapporti tra i comprimari. MacBride replica il suo peculiare modo di costruire il plot, con diverse storie che si incastrano tra loro. Quasi sempre la narrazione segue Logan, ma questa volta lo scrittore si concede qualche breve deviazione lungo il punto di vista di altri personaggi. Con piccoli accorgimenti integrati nella trama l’autore riesce a offrire ai lettori un ritratto molto credibile di un poliziotto (che sotto la divisa nasconde sempre un uomo), dalla sua quotidianità spicciola alle azioni eclatanti, dalla noia al rinvenimento di indizi e colpevoli. Se gli orari degli sbirri sono sempre elastici, questa volta i turni prolungati, giorni interi in servizio a prender freddo e sonno per le strade malfamate lungo il porto, mettono a dura prova il fisico del sergente, nonché la relazione con l’agente Jackie Wilson, che sarebbe la sua compagna se solo avessero il tempo di incontrarsi a casa tra un’indagine e l’altra. La comicità, che già si scorgeva ne Il collezionista di bambini, diventa qui tratto peculiare della prosa, che non rinuncia mai a mostrare l’umanità delle persone, anche in personaggi derelitti come un pappone innamorato della sua prostituta, in un mix di guasto romanticismo e asprezza che sa di vita.

I romanzi di MacBride sono la dimostrazione concreta della differenza tra giallo e noir: se nel primo il finale ristabilisce l’ordine sconfiggendo il pericolo rappresentato dall’assassino, nel genere di libri dello scrittore scozzese la conclusione (in maniera più tragica nel volume d’esordio, e senza completa riconciliazione anche in questo secondo capitolo) pur rimettendo a posto ogni pezzo dei casi affrontati lascia il lettore tutt’altro che rinfrancato. L’indagine ha scoperchiato orrori diffusi impossibili da ascrivere ad un unico capro espiatorio da espellere facilmente. Il male, così presente nel mondo che ci circonda, è stato svelato, e non si può più tornare indietro.

Il cacciatore di ossa – Stuart MacBride

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