I cospiratori - Un-Su KimIn un panorama largamente dominato da romanzi anglofoni e scandinavi, una interessantissima e raffinata novità arriva dalla Corea del Sud con questo I cospiratori, romanzo di Un-Su Kim del 2010 che viene ora tradotto anche in Italia.

Il protagonista Raeseng è un killer, efficiente esecutore di contratti stipulati dai Cospiratori e organizzati con precisione dai Pianificatori: Raeseng non si fa domande, non si interroga sulle vittime, semplicemente esegue la sua missione con la precisione di un ingranaggio in un meccanismo perfettamente rodato. Almeno fino al giorno in cui un cambio di programma apparentemente di scarso significato produrrà un effetto farfalla di enorme portata.

Singolare noir, I Cospiratori: elegante nella scrittura, a tratti raffinato, capace di affrontare  riflessioni esistenziali profonde e però contaminato da una cultura pop della quale anche il lettore occidentale saprà riconoscersi, tra suggestioni nipponiche, k-pop e un po’ di quel cinema di Hong Kong debordante di arti marziali, melodramma  e criminalità organizzata.

È una ibridazione singolare, appunto, ma che funziona benissimo, prestandosi a chiavi di lettura molteplici.

Al centro c’è la vicenda umana di Raeseng, un killer che non si è mai posto domande perché la vita di un killer era come il fumo di sigaretta, troppo impalpabile per attaccarsi da qualche parte: c’è però anche il conflitto tra un vecchio mondo che scompare e un mondo nuovo che nasconde sotto la superficie la stessa corruzione e la stessa violenza di quello precedente, mascherate sotto giacca e cravatta,  vi sono cenni all’occupazione colonialista giapponese e alla guerra di Corea –  forse l’aspetto meno comprensibile per il lettore occidentale, trattandosi di accadimenti storici poco conosciuti da noi.

Il romanzo si allarga come i cerchi concentrici in uno stagno calmo: se all’inizio infatti la trama sembra ruotare intorno a Raeseng, Vecchio procione e Orso, poco per volta l’autore introduce nuovi personaggi nella storia, che si fa via via più corale, e in questa espansione aumenta anche il ritmo e la forza visiva – molto cinematografica – della scrittura.

Lo sguardo di Un-Su Kim è molto acuto, attento al dettaglio e questo gli permette di gestire con molta sicurezza due grandi punti di forza del romanzo: i dialoghi e la rappresentazione dei i personaggi.

Nel dialogo iniziale tra Raeseng con il vecchio e il suo mastino Babbo Natale, o nel racconto della caccia alla balena che fa Orso c’è tutta la complessità e il lirismo dell’autentica letteratura: è un lirismo che si ritrova anche in alcune descrizioni, particolarmente efficaci quando parlano della Biblioteca del canile, luogo (meta)fisico nel quale Vecchio procione ha cresciuto Raeseng in mezzo a libri che nessuno ha mai letto, sottoposti a un lento degrado. E questo lirismo diventa straniante – ma sorprendentemente efficace – quando si innesta in una trama la cui violenza a volte esasperata diventa quasi comica (le pagine dedicate al Mercato della carne in questo senso sono veramente ben riuscite).

Alcuni personaggi sono memorabili, primo fra tutti Vecchio Procione: Vecchio procione che ha preso Raeseng dall’orfanotrofio e l’ha cresciuto nella Biblioteca del canile per addestrarlo come killer, Vecchio procione che legge compulsivamente enciclopedie mentre il suo mondo soccombe per l’avanzare delle nuove e più imprenditoriali leve del crimine. Ma a ogni personaggio, anche marginale, l’autore riesce a dare il giusto tempo e la giusta attenzione, cogliendo i dettagli essenziali con una capacità di caratterizzazione davvero pregevole.

I Cospiratori è una novità davvero affascinante, e probabilmente in questo un grande merito va attribuito alla traduzione che ha saputo non solo tradurre una lingua complessa come il coreano, ma anche l’atmosfera del romanzo, in equilibrio perfetto tra malinconia esistenziale e spirito pop.

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I cospiratori
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