Niente si potrebbe dire sulla prolifica ed eclettica produzione letteraria del maestro partenopeo Maurizio de Giovanni (classe 1958) che già non sia saputo e risaputo da tutti, per cui mi limito qui a farne solo un breve accenno. Accanto a numerosi racconti che sembrano spesso essere quasi una sorta di prova/lancio sul gradimento di questo o quell’altro personaggio ha inizio nel 2006 la serie ambientata negli anni ‘30, a metà tra il noir e il paranormale, che ha come protagonista principale il Commissario Ricciardi; dal 2013 prende l’avvio, invece, la serie de I Bastardi di Pizzofalcone; seguirà dal 2018 quella di Sara ed infine dal 2019 Mina Settembre.

Perdonatemi una digressione personale non tanto sui personaggi in generale quanto sulle donne uscite dalla brillante penna di de Giovanni che dimostra di essere più femminista delle femministe. Tutte, a parer mio, persone più che personaggi che non sgomitano per imporsi ma emergono per la loro umanità, profondità e determinazione. Nessuna ha niente da invidiare agli uomini: né Enrica, né Livia e tantomeno tata Rosa, né Ottavia, né Alex o tantomeno Elsa, e né di certo Mina. Sara, forse, è il “personaggio” più completo di tutte sia per il mestiere che ha fatto sia per le scelte di vita e, a mio parere, ancora di più per come riesce a coniugare naturalmente la sua forza con un’anima gentile, con un cuore grande. Amo tutta la produzione di de Giovanni ma certo, dopo questa premessa, avrete forse capito che il mio cuore batte per Sara.

Recensisco qui per voi, cari amici del Thriller Café, il quarto e ultimo libro che la vede protagonista: Gli occhi di Sara. Rizzoli, 2021.

Napoli. Sara, la nostra Sara Morozzi, che non ha mai voluto mettersi in mostra né con abiti appariscenti che mettessero in risalto le sue forme generose, né con il trucco o colorazione dei capelli che avrebbero fatto di lei quello che non era, quella che amava passare inosservata quasi fosse “invisibile”, quella piegata dalla vita che l’ha messa alla prova duramente strappandole gli affetti più cari come il grande amore Massimiliano (stroncato da una grave malattia) e il figlio Giorgio (morto in circostanze misteriose) è ora, ormai sessantenne, è straziata dal dolore più grande al quale questa volta non crede di sopravvivere. Infatti il nipotino Massimiliano, figlio di Viola e del defunto Giorgio, la sua gioia più grande che non solo le ha procurato un’esplosione di emozioni felici ma le ha anche ridato la voglia di vivere e di credere nel futuro, è affetto da una grave malattia ed è in fin di vita. Ritroviamo quindi, all’inizio del libro, Sara annichilita dal dolore e distrutta da una diagnosi che non lascia speranza ma dopo un iniziale disorientamento la “leonessa” proverà, per l’ennesima volta, a non arrendersi e grazie a quel dono meraviglioso che la vita le ha regalato e cioè quello di leggere e interpretare il linguaggio non verbale perché da un sopracciglio, dal movimento delle dita, da una postura, dalla contrazione delle labbra lei è in grado di comprendere ciò che le persone pensano davvero, le emozioni celate al di là di quanto le bocche e la voce esprimano, riuscirà a intuire che l’oncologa del piccolo Massimiliano forse non le ha detto tutto, forse si può ancora fare qualcosa…

Questa intuizione e una fotografia nella quale due occhi mai dimenticati le parlano da lontano le spalancano la porta verso il passato e quindi nonna Sara con l’aiuto di due ex colleghi dei Servizi Segreti, e precisamente Teresa Pandolfi (detta Bionda, sempre truccatissima, con tacchi vertiginosi e abiti provocanti) e Andrea Catapano (un non vedente con la straordinaria capacità di decodificare i rumori dell’ambiente circostante) investigherà su un passato che la costringerà a rivivere gli esordi del suo inserimento nell’unità di intercettazione e ascolto. Ma cosa era successo nel 1990 all’indomani della caduta del muro di Berlino? E che intenzioni aveva quel gruppo di giovani romeni, a Napoli per studiare, proprio nel periodo della visita di Papa Giovanni Paolo II? Come può quel periodo di ormai trent’anni fa condizionare il presente di oggi e la vita di Sara e della sua famiglia?

In questo splendido romanzo, che intreccia la trama di un periodo noir della nostra “storia” alla dolorosa vicenda del presente, la figura di Sara subisce un’evoluzione in quanto da appena abbozzata, quasi un ectoplasma, dei primi libri ora esce dal cono d’ombra in cui era rimasta finora e si mostra a noi  (a partire dalla copertina del libro dove per la prima volta la si intravede) con tutte le sue fragilità e rivelando a noi lettori quanto di lei ha sempre tenuto nascosto. Sara è un personaggio senz’altro molto moderno, una donna che non rientra nei canoni narrativi usuali perché le sessantenni sono spesso raccontate come madri, mogli, donne sfinite da rapporti stanchi mentre lei non ha mai subito la vita ma ha scelto sempre la strada da percorrere (pagandone anche le conseguenze) ed ora è ancora viva, non ha voglia di riposarsi sui ricordi ma vuole andare avanti, continuare a combattere… una vera icona femminista.

La figura di Sara è senza dubbio gigante ma importanti sono in realtà anche i personaggi per così dire minori perché contribuiscono a illuminarla, a renderla più umana. Tra questi possiamo ricordare: Viola che sente nel dolore aumentare il suo senso materno; l’ispettore Pardo che voleva spaccare il mondo perché non accettava la malattia del nipote acquisito; l’amica e collega di sempre Teresa Pandolfi, la Bionda; Andrea Catapani l’analista cieco che sa trovare l’impossibile… ma anche i nuovi incontri come l’infermiera Maria che nonostante lavori in oncologia pediatrica e quindi sia a contatto ogni giorno con diagnosi nefaste, lacrime e disperazione, è sempre in grado (e lo farà in modo magistrale con Viola) di consolare ma anche, all’occorrenza, di redarguire. Sara cammina nel dolore. Ogni passo per lei è dolore e De Giovanni ce lo fa comprendere fin dal primo capitolo che è un vero e proprio “pugno nello stomaco”

«Il dolore… quando è immane non si condivide. Che sciocchezza illudersi di trovare conforto nella compagnia, che idiozia il detto “mal comune, mezzo gaudio”. Il dolore, quando è immane, diventa una dimensione. Ci si vive dentro, e non c’è nessuno che possa venire a farti visita, nessuno a farti compagnia… Proprio nessuno.»

Ma grazie a questo personaggio e alla maestria dell’autore si celebra anche il coraggio della rinascita, perché niente è davvero perduto finché si riescono a pronunciare parole d’amore.

Vi consiglio, cari amici, se già non l’avete fatto di iniziare dal primo capitolo, Sara al tramonto, per poi continuare con Le parole di Sara e Una lettera per Sara. Vi troverete, poi così, davanti ai suoi occhi e alla sua capacità di raccontare una storia nella storia, tanto da volerla sentire ancora, e ancora…

In conclusione posso dire che Gli occhi di Sara, che un po’ è spy story e un po’ è commedia tragica, che de Giovanni mette in scena in modo magistrale creando un grande impatto emotivo sia per le tematiche narrate (il lutto, il destino, la vendetta, la paura, il perdono e la pietas) sia per la sua grande capacità di entrare nell’anima dei personaggi mi ha coinvolta emotivamente a 360 gradi.

Una curiosità per gli amanti delle “fiction”: la storia di Sara potrebbe presto approdare sul piccolo schermo perché la Palomar (per intenderci quella di Montalbano e Mákari) ne ha, di recente, acquisito i diritti.

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Gli occhi di Sara
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Gli occhi di Sara
  • De Giovanni, Maurizio (Author)