Le iene - uno dei migliori film thrillerDopo esserci soffermati sul cinema thriller psicologico abbiamo notato che questi post, più lunghi del consueto e in grado di spaziare attraverso alcune decadi dei vari generi, risultano di vostro gradimento e abbiamo cominciato a mettere in cantiere altri interventi di questo tipo.

In questa occasione cercheremo quindi di espandere lo sguardo dal thriller psicologico all’intero macro-genere dei film thriller, un termine ombrello che, siamo i primi ad ammetterlo, raggruppa fin troppe correnti e sottogeneri, ma che proprio per questo ci offre la possibilità di ricordare e menzionare alcuni fra i maggiori capolavori del cinema, spaziando da quelle opere caratterizzate da un maggiore tasso d’azione a quelle che si soffermano di più su dati politici o sociologici, il tutto comunque all’insegna del thriller.

Per offrire una maggiore eterogeneità ed evitare ripetizioni abbiamo scelto di non includere nessun titolo già presente nella precedente lista dei thriller psicologici, e rimangono validi anche altri criteri di scelta, quali quelli di esclusione delle pellicole fantascientifiche, con elementi soprannaturali o aventi come protagonisti dei super eroi.

Abbiamo inserito anche pochi thriller che si concentrano sui serial killer e spy story, in quanto in futuro vorremmo dedicare degli interventi specifici a questi due sottogeneri. Mi sono infine imposto il limite di un solo film per regista, così da proporre una lista quanto più varia possibile.

Infine, come non ci stancheremo mai di ripetere, elenchi come questi, che arrivano a una ventina di film, non possono certo esaurire un genere e nemmeno scalfire più di tanto la punta dell’iceberg: ognuno fra voi avrà in mente parecchi capolavori esclusi e magari troverà poco opportune certe selezioni e inclusioni.

Nulla di male, anzi, è uno degli obbiettivi di interventi di questo tipo: stimolare la discussione, far spuntare titoli ai quali non abbiamo pensato e spingere tutti voi lettori, sia qui sotto nei commenti che sulla pagina Facebook, a esprimere le proprie preferenze, per espandere e completare la lista.

Nel presentarvi quelli che per noi sono i più importanti film thriller della storia del cinema, abbiamo ridotto al minimo lo spazio dedicato alle sinossi: ci troviamo di fronte a titoli molto conosciuti e non vi è un reale bisogno di ricordare nel dettaglio quel che accade nella pellicola.

I migliori film thriller

Abbiamo poco da aggiungere: elenchiamo qui di seguito una ventina di titoli provenienti da varie decadi e disposti in ordine cronologico secondo la data d’uscita della versione originale. E cominciamo da…

1954: La finestra sul cortile di Alfred Hitchcock

Alfred Hitchcock è il principale motivo per il quale ho fissato la regola di nominare un solo film per ogni regista, altrimenti il genio del brivido avrebbe dominato la parte iniziale di questo elenco con troppi dei suoi titoli.

Considerato unanimemente uno dei capolavori della storia del cinema, Rear Window è una lezione magistrale sull’atto del guardare ed è anche uno dei pochi thriller presenti in questa lista a saper mischiare con successo ed equilibrio suspense e humor.

La trama è incentrata su un fotoreporter che, nella calura estiva, è costretto su una sedia a rotelle da una frattura alla gamba e cerca di far passare il tempo, non potendo uscire dal suo appartamento, osservando i vari inquilini tramite binocolo e teleobiettivo.
Quando una notte si sveglierà a causa di un urlo, si metterà a spiare quel che accade e si convincerà che sia avvenuto un delitto…

Tratto dall’omonimo racconto di Cornell Woolrich, La finestra sul cortile è stato candidato a quattro premi Oscar senza vincerne nemmeno uno ma rifacendosi ampiamente nel corso degli anni.

La Finestra Sul Cortile
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La Finestra Sul Cortile
  • Attributi: DVD
  • Audience Rating: G (audience generale)

1956: Rapina a mano armata di Stanley Kubrick

Prima Hitchcok e ora Kubrick, in pratica i due registi preferiti da chi vi scrive, uno di seguito all’altro.
Per il suo terzo lungometraggio il Maestro sceglie un bel romanzo di Lionel White e, come ha sempre saputo fare, lo migliora ancora di più nella trasposizione, rafforzandone gli elementi migliori e facendosi aiutare da un certo Jim Thompson nella stesura dei dialoghi.

Ci ritroviamo tutti a tifare, più o meno inconsciamente, per Johnny Clay che, appena uscito dopo essersi fatto qualche anno di carcere, è subito pronto per il sempre sognato “colpo perfetto”, a lungo studiato mentre era dietro le sbarre.

E la rapina all’ippodromo poggia in effetti su un piano a prova d’errore ed è strutturata in un modo che ispirerà in seguito tanti, tantissimi altri cineasti. E, senza spoilerare troppo per chi ancora non l’abbia visto, la rapina resiste persino alla debolezza umana e all’avidità di una delle persone coinvolte. Ma nulla è in realtà perfetto e, ancor di più, nulla può resistere al caso…

Poco fa ho scritto di come Stanley Kubrick sia sempre riuscito a migliorare il materiale letterario di partenza, magnificandone i punti forti e tagliando le parti inutili.
Una delle frasi più famose e ricordate del regista è “se si può scrivere, si può anche filmare”: il romanzo di White utilizza la tecnica del il flashback sincronico e Kubrick è pronto a impiegarla su grande schermo, spendendo quindi molto più tempo a occuparsi del montaggio con Betty Steinberg che delle riprese.

Impegno che però ha ripagato oltre ogni misura e che rende ancora oggi Rapina a mano armata uno dei più importanti heist movie di sempre. Almeno due altri film presenti in questo elenco, Le iene e Heat, devono tantissimo al lavoro seminale di Stanley Kubrick.

Rapina A Mano Armata [EDITORIALE]
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1963: Anatomia di un rapimento di Akira Kurosawa

Dopo oltre venti film Akira Kurosawa, nel 1963, decide di cimentarsi con un crime movie, High and Low, tratto da un soggetto di Ed McBain che accoppia a una sceneggiatura pulita e lineare una grande ricerca formale ed espressiva.

La vicenda riguarda un facoltoso imprenditore che è sul punto di prendere il controllo di una fabbrica attraverso un grosso investimento finanziario. Proprio in quel momento gli viene però richiesta una forte somma per liberare suo figlio.

La svolta morale avverrà quando l’imprenditore si accorgerà che i rapitori si sono sbagliati e hanno rapito il figlio del suo autista.

Se il passare degli anni non ha intaccato il piacere della visione di questo film, che contiene alcune ricercatezze di stile memorabili, quali l’inserimento del colore rosso in pochi momenti di un film che per il resto è in bianco e nero, c’è forse da sottolineare che, per i tempi attuali, in Anatomia di un rapimento tutto fila troppo liscio, tutto si risolve “bene”, che è un elemento al quale siamo ormai disabituati nei thriller contemporanei.

Anatomia Di Un Rapimento
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Anatomia Di Un Rapimento
  • Attributi: DVD, Drammatico
  • Audience Rating: G (audience generale)

1971: Il braccio violento della legge di William Friedkin

Come con altri registi, tanti dubbi anche sul singolo film di William Friedkin da inserire in questa guida: Il braccio violento della legge oppure Vivere e morire a Los Angeles?

Sapendo che potremo mettere in cantiere altri elenchi di questo tipo, alla fine ho preferito Il braccio violento della legge per l’influenza che ha avuto sul poliziesco degli anni a venire, per i premi ottenuti (tre Golden Globe e cinque Oscar), per l’incredibile alchimia dei due protagonisti, per uno dei migliori inseguimenti fra auto della storia del cinema e per come emerge la città di New York.

Gene Hackman e Roy Scheider sono due detective della sezione Narcotici che, delusi dal fallimento di recenti operazioni, cominciano a fissarsi in maniera fin troppo ossessiva su una indagine che potrebbe condurli a un ingente sequestro di droga che proviene dalla Francia.

Fra alti e bassi, scontri con i loro capi (che prima li faranno controllare da altri agenti e poi toglieranno loro il caso), inseguimenti e molto altro ancora, si arriverà al confronto finale…

The French Connection è stato il film che ha reso famoso William Friedkin in tutto il mondo, una fama che diventerà immensa due anni dopo con L’esorcista, in un uno-due cinematografico che il regista non riuscirà mai più a replicare, pur sfornando ottimi lavori.

Friedkin è, fra le altre cose, un grande maestro delle scene di inseguimento, girate in molti film e in molti modi (anche degli inseguimenti quasi statici, nel traffico), le riprese di quello contenuto ne Il braccio violento della legge furono particolarmente pericolose per il metodo usato e uno degli incidenti è realmente accaduto, per fortuna senza molte conseguenze per l’autista coinvolto, estraneo al film.

Il braccio violento della legge
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1971: Ispettore Callaghan: il caso Scorpio è tuo! di Don Siegel

Il 1971 è un grande anno per il nostro genere filmico preferito e oltre al precedente film di William Friedkin abbiamo anche l’esordio dell’ispettore Callaghan con quello che per il sottoscritto rimane comunque il miglior titolo della serie, ovvero Ispettore Callaghan: il caso Scorpio è tuo!.

L’opera arriva quando ormai Don Siegel ha dimostrato tutto quel che doveva dimostrare e si è trovato a suo agio tanto con il western che con la fantascienza de L’invasione degli ultracorpi, ma è quando riprende criminali e poliziotti che dimostra di essere al massimo della forma, e con questo Dirty Harry azzecca tutta una serie di scelte che fanno entrare il film nella storia del cinema.

L’elemento di maggior spicco è ovviamente un certo Clint Eastwood e anche per il grande attore e regista il 1971 è un anno da ricordare, visto che segna sia il suo esordio alla regia (con Brivido nella notte) che il suo sostanziale passaggio dal genere western (che comunque non abbandonerà, né dietro né davanti alla macchina da presa) al poliziesco, incarnando un personaggio altamente iconico come Calla(g)han.

Trovato il magnetico protagonista, Siegel azzecca anche l’antagonista: Andrew Robinson incarna con grande efficacia uno dei “cattivi” più interessanti di sempre, il serial killer “Scorpio”, vagamente ispirato a Zodiac e a mio modo di vedere sia la sua prova come attore che il personaggio in sé non sono ricordati con il giusto plauso.

Siegel indovina anche il sottotesto, cavalcando un periodo durante il quale molti statunitensi avevano sempre meno fiducia nelle forze dell’ordine (e in generale nei confronti del “sistema”) e sentivano una certa attrazione nei confronti di una giustizia e talvolta vendetta sommarie, sbrigative e violente. Pochi anni dopo toccherà a un altro attore fortemente iconico come Charles Bronson canalizzare questo sentire ne Il giustiziere della notte.

Ma torniamo al film di Siegel: l’assassino seriale Scorpio terrorizza San Francisco e non si pone alcun problema a uccidere anche donne e bambini. Serve un poliziotto tosto, ovvero Harry Callaghan, conosciuto anche come “Harry la carogna”, un ispettore che non esita mai a usare la sua ormai mitica 44 Magnum.

Harry però scoprirà di dover lottare su due fronti: contro uno Scorpio che sa tenergli testa e contro la macchina della giustizia, che si inceppa troppo spesso e lascia libero l’assassino dopo che è stato catturato. Ma Harry non è certo tipo da mollare la caccia per così poco…

Siamo di fronte a un tema e più in generale a una visione del mondo ancora molto diffusa e in grado di attirare molta attenzione così come di polarizzare il pubblico e ho la sensazione che se dovesse emergere in questi tempi un nuovo ispettore Callaghan incontrerebbe molta fortuna, sia negli USA che qui in Italia.

La serie procederà a gonfie vele, con Clint Eastwood che riprenderà il ruolo per altre quattro volte, fino al 1988 con Scommessa con la morte.

Ispettore Callaghan Il Caso Scorpio è Tuo
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Ispettore Callaghan Il Caso Scorpio è Tuo
  • Attributi: DVD, Azione / Avventura
  • Audience Rating: Non valutato

1974: Chinatown di Roman Polanski

Non poteva mancare Roman Polanski con il suo inarrivabile neo-noir Chinatown, considerato da molti critici come uno dei migliori film tout court della storia del cinema americano.

Quando nella Los Angeles del 1937 l’investigatore J.J. Gittes accetta un semplice caso di pedinamento per scoprire una possibile infedeltà coniugale non immagina nemmeno lontanamente la complessa ragnatela di intrighi politici, interessi finanziari, le obbligatorie dark lady e gli altrettanto obbligatori cadaveri che lo attendono.

A questo già ottimo impasto, cotto a dovere da un Roman Polanski reso più cinico, tragico e sconsolato dalla morte di Sharon Tate, aggiungete un trio di attori di grandissimo livello (Jack Nicholson, Faye Dunaway e John Huston) e la consueta qualità delle musiche di un decano come Jerry Goldsmith e otterrete un film indimenticabile che è anche invecchiato bene.

Chinatown
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Chinatown
  • Audience Rating: G (audience generale)

1975: Quel pomeriggio di un giorno da cani di Sidney Lumet

Quando mi è stato chiesto di realizzare questa lista mi sono immediatamente venuti in mente alcuni registi da includere, anche se non avevo ancora be chiaro il film che avrei scelto. Nomi quali Hitchcock, Mann o De Palma sono chiaramente legati a doppio film al thriller in generale e a sue varie sfumature e sottogeneri e il problema diventa, appunto, quello contrario dell’abbondanza.

Un altro nome sul quale non ho avuto alcun dubbio fin dall’inizio è stato quello di Sidney Lumet: 50 anni esatti di onorata carriera (dal primo film del 1957 all’ultimo del 2007), alle volte sicuramente altalenante ma altrettanto sicuramente interessante e stimolante, anche nei fallimenti al botteghino e nei titoli accolti in modo non positivo dalla critica.

E Sidney Lumet ha incrociato tante volte il thriller e il giallo, regalandoci una serie di titoli più o meno importanti: da Rapina record a New York ad Assassinio sull’Orient-Express fino all’ottima ultima opera, Onora il padre e la madre. Ma sono due i titoli storici e ormai super-classici sui quali si concentra l’interesse, girati a pochi anni di distanza nel periodo di massima forma del regista statunitense: Serpico e Quel pomeriggio di un giorno da cani.

Alla fine ho scelto il secondo perché da un lato mi tengo da parte il primo per un eventuale speciale sui film polizieschi, dall’altro Dog Day Afternoon capta ancora meglio (ma anche Serpico ci riesce abbastanza bene) l’insieme degli interessi tematici mostrati da Lumet nel corso della sua carriera.

La trama in due parole riguarda Sonny (Al Pacino) che, sposato e con due figli, è però da tempo innamorato di Leon e, nel tentativo di recuperare la somma che servirebbe alle operazioni per far cambiare sesso a Leon, organizza insieme a Sal (un terzo complice abbandonerà il tutto) una rapina in banca che si rivela disastrosa dal primo minuto fino alla conclusione.

In mezzo ci sono appunto alcuni ripetuti interessi di Lumet, dai rapporti sentimentali al ruolo della stampa e dell’informazione, dall’interesse verso figure marginali e in generale solitari e sconfitti fino a quello per soggetti che si danno al crimine senza averne l’esperienza o i requisiti.
Film da vedere e rivedere.

Quel pomeriggio di un giorno da cani [2DVD] (Sottotitoli in italiano)
  • Polish Release, cover may contain Polish text/markings. The disk has Italian subtitles.
  • Audience Rating: R (circondato)

1976: Il maratoneta di John Schlesinger

Un termine così ampio e insieme vago come “thriller” spinge a continui dubbi di inclusione/esclusione: ne Il maratoneta di John Schlesinger, per esempio, ci sono anche alcuni elementi da spy story, ma a mio modo di vedere prevale nettamente la tragedia dell’uomo innocente e braccato, coinvolto in una rete criminale spietata, fredda e feroce.

Il mix di professionisti al lavoro assicura una qualità eccezionale: John Schlesinger è all’apice della sua carriera ed è reduce da una serie di 5-6 titoli ancora adesso memorabili, William Goldman è per quanto mi riguarda uno dei migliori sceneggiatori che Hollywood abbia mai avuto (e in quello stesso anno sforna anche Tutti gli uomini del presidente), Dustin Hoffman è anche lui in quel momento uno degli attori top in assoluto (sia prima che dopo lo attendono film che hanno fatto storia, e anche lui nello stesso anno partecipa a Tutti gli uomini del presidente) e Laurence Olivier è una splendida scelta per incarnare uno dei villain più sadici del cinema.

Paranoico e ansiogeno, Il maratoneta offre anche spazio a New York quale efficace sfondo delle vicende e contiene una sequenza di tortura raramente è stata pareggiata o superata, perlomeno all’interno del cinema cosiddetto “mainstream”, quello che raggiunge le sale cinematografiche, ottiene buoni riscontri di pubblico e premi.

Diciamo che dopo averlo visto, avrete ancora più timore di andare dal dentista, persino per una semplice pulizia dei denti, poco ma sicuro.

Il Maratoneta by dustin hoffman
  • Audience Rating: G (audience generale)

1981: Blow Out di Brian De Palma

Includere uno dei migliori film di Brian De Palma ci offre anche l’occasione per invitarvi a vedere, nel caso non lo abbiate ancora fatto, il film dal quale il regista statunitense prende spunto, ovvero Blow Up di Michelangelo Antonioni del 1966.

Jack è un tecnico del suono che sta registrando in esterno alcuni rumori naturali e, per coincidenza, assiste a un incidente d’auto. Riesce a salvare una delle due persone presenti nel veicolo, Sally, ma non c’è nulla da fare per il guidatore, che è un Governatore e candidato Presidente.

Riascoltando quanto registrato Jack sente però che l’esplosione della gomma dell’auto è preceduta da uno sparo e si convince di trovarsi di fronte a un omicidio.

Brian De Palma costruisce un piccolo (e divertito, intenzionalmente mai troppo serio) capolavoro di stile in una vicenda che mischia paranoia a uno degli elementi che da sempre ossessiona questo film maker, ovvero il voyeurismo.

Blow Out  [Edizione: Francia]
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1988: Il mistero della donna scomparsa di George Sluizer

Gran parte dei film compresi in questa lista sono molto, molto noti, ma ci sono alcune eccezioni e l’olandese Sporloos, conosciuto anche come The Vanishing, è uno di questi, ma la situazione che propone, e lo svolgimento della vicenda lo rendono una gemma che dovrebbe essere ben più apprezzata e discussa all’interno del thriller.

Rex e Saskia sono una giovane coppia in viaggio, ma bastano pochi minuti di sosta in una stazione di servizio per trasformare la felicità in disperazione e tragedia. Saskia scompare nel nulla, molto probabilmente sequestrata, e Rex passerà gli anni seguenti a cercarla e non darsi per vinto, anche quando le forze dell’ordine ammetteranno che ci sono ben scarse possibilità per una risoluzione positiva del caso.

Tre anni dopo il fatto Rex, che nel frattempo ha iniziato una nuova relazione con Lieneke, comincerà a ricevere dei messaggi che gli promettono importanti rivelazioni sulla scomparsa…

Thriller sui generis e film molto originale, il migliore consiglio che posso darvi è di vedere prima questa versione del 1988 e dopo il remake, girato dallo stesso Sluizer nel 1993 per il pubblico americano, con attori del calibro di Jeff Bridges, Kiefer Sutherland e Nancy Travis.

Operando un confronto, in particolare dei minuti finali, si ricava una delle migliori lezioni su quel che differenzia pubblico e cinema europei da quelli statunitensi.

1992: Le iene di Quentin Tarantino

Se ogni regista può presenziare in questo elenco con un solo suo film e Quentin Tarantino vi appare con Le iene, questo significa che ho preferito il suo esordio a Pulp Fiction. I motivi sono molti e possono essere molto discutibili, ma quello più grande e ingombrante è dovuto al fatto che a mio modo di vedere Pulp Fiction supera ogni confine di genere ed è opera pop a sé stante, mentre Le iene è più secco, asciutto, iconico e rimane ben dentro i confini.

In più Le iene è l’esordio della rivoluzione tarantiniana e ha avuto un impatto difficilmente descrivibile. Su questo film è già stato detto tutto e di tutto, sia per quel che riguarda le critiche positive che quelle negative.
C’è chi lo considera uno dei massimi capolavori di sempre, chi lo accusa di un citazionismo così esasperato da trasformarsi in plagio e chi si lamenta della violenza gratuita: sono discussioni e divergenze che non si saneranno mai, sia il film che il suo regista dividono profondamente, ma anche il più feroce dei critici non può non ammettere l’importanza di questo titolo e della filmografia tutta di Quentin Tarantino.

Inutile soffermarsi sia sulla trama, che sui dati tecnici o sulle scene più importanti: dubito che ci sia qualcuno fra voi che ancora non l’ha visto, ma se c’è, allora ancora meglio: arriverà alla visione senza sapere nulla del cine-ciclone che lo attende.

Le iene  (20 anni Eagle tir.limit.)
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1993: Il fuggitivo di Andrew Davis

Molti dei titoli presenti in questo elenco sono anche connotati dal fatto che sono stati diretti da registi che potrebbero figurare più volte nella lista e che nella carriera hanno mantenuto un certo livello medio qualitativo.

Il fuggitivo è l’eccezione, in quanto sembra essere il prodotto di una fortunata e alchemica coincidenza di eventi, che il regista Andrew Davis non riuscirà più a replicare.

La trama è quella classica dell’uomo innocente intrappolato in una cospirazione e intrigo che rischiano di annichilirlo.
Il chirurgo Richard Kimbl torna a casa e scopre che sua moglie è morta, uccisa da un uomo con un braccio artificiale che riesce a fuggire. La moglie è ricca, non ci sono prove della presenza del killer, Richard finisce in prigione.

Da lì la sceneggiatura, traballante e scritta a più mani, svolta su alcune trovate artificiose che rasentano il deus ex machina ma che non intaccano la riuscita del film, anche grazie ad alcuni ottimi interpreti fra i quali ovviamente su tutti Tommy Lee Jones nei panni del Tenente Samuel Gerard e un Harrison Ford pressoché perfetto nelle vesti del protagonista braccato.

Basato sulla serie televisiva Il fuggiasco, Il fuggitivo è da tempo diventato film di culto e ha fatto vincere a Tommy Lee Jones un Oscar come miglior attore non protagonista.

Il fuggitivo - La caccia continua
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Il fuggitivo - La caccia continua
  • Audience Rating: Non valutato

1995: Heat – La sfida di Michael Mann

Al Pacino e Robert De Niro hanno alle spalle parecchi film thriller e crime, ma ci voleva un regista come Michael Mann per farli finalmente incontrare nella stessa scena, a un tavolo, nemici-amici, uno sul lato opposto della Legge rispetto all’altro ma entrambi accomunati da una sorta di etica del lavoro e coscienza dei rispettivi ruoli.

Con una sceneggiatura complessa, ricca di sotto-trame, uno stile bigger than life, roboante e patinato, arricchito da un gruppo di professionisti stupefacente (su tutti spicca Dante Spinotti alla fotografia), Michael Mann realizza uno dei migliori heist movie di sempre, che è però costantemente in grado di superare i limiti del sotto-genere e andare a pescare in vari territori.

Il furto come professione, l’impossibilità di bilanciare adeguatamente la sfera del lavoro con quella personale e affettiva, l’ammirazione per le rispettive abilità a prescindere dal percorso di vita che si è scelto, sono tanti gli spunti che Mann offre sotto il costante vortice dell’azione.

Fin troppe le scene memorabili, da appunto l’incontro fra Al Pacino e Robert De Niro all’intera sequenza della rapina in banca, fino all’indimenticabile finale.

Heat [la Sfida] [DVD] [1995]
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Heat [la Sfida] [DVD] [1995]
  • Attributi: DVD, Thriller
  • Audience Rating: Non valutato

1998: Ronin di John Frankenheimer

Partito da una scuola militare e arrivato dietro la macchina da presa, John Frankenheimer è stato per lungo tempo il re incontrastato degli action-thriller, grazie non solo alle sue capacità in qualità di regista ma anche per via del modo di concepire la regia stessa.

La filosofia di Frankenheimer prevede un massiccio e accorto impiego di stunt, così da girare tutte le scene d’azione dal vivo e ricorrere poco o nulla alla post produzione, un dato che rende ancora più impressionanti alcune delle scene presenti in Ronin, gli inseguimenti di macchine in primis, facendo rivaleggiare il regista newyorkese con l’altro grande esperto di inseguimenti, ovvero William Friedkin.

In Ronin assistiamo alle imprese di un gruppo di mercenari radunato in Francia con l’intento di sottrarre una valigetta dal contenuto misterioso, contesa sia dai russi che dagli irlandesi. Manco a dirlo, le cose non andranno lisce e un membro del gruppo cercherà di tenersi la valigetta tutta per sé con l’intento di rivenderla in seguito a una delle due parti.

Ormai considerato film di culto, Ronin è reso ancora più interessante da un ottimo mix di attori che interpretano personaggi ai quali è fin troppo facile affezionarsi, Robert De Niro e Jean Reno in primis, mentre tocca a uno Stellan Skarsgård mai così freddo e spietato interpretare la parte del traditore e antagonista.

Oltre al suo valore intrinseco, Ronin ha anche un’altra importanza, più simbolica: vista la data d’uscita, al finire del secolo e con il millennio digitale che bussa alle porte, e tenendo conto del modo di concepire i film da parte del suo regista, sembra di assistere un po’ a canto del cigno e un po’ al passaggio del testimone verso dei film d’azione senza dubbio anche più spettacolari, ma che molte volte sembreranno meno “autentici”, per quanto possa valere questa parola nell’eterno gioco di finzione e manipolazione che è il cinema.

Ronin
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Ronin
  • Audience Rating: G (audience generale)

2002: Infernal Affairs di Wai-Keung Lau e Alan Mak

Con tutto l’enorme rispetto che provo per Martin Scorsese, credo che il film originale dal quale ha tratto The Departed – Il bene e il male sia ancora più interessante del già buon remake statunitense.

Infernal Affairs, che è anche il rimo capitolo di una trilogia, mette in scena un soggetto di grande interesse: Lau è la talpa che la Triade del quartiere di Tuen Mun, a Hong Kong, ha piazzato nel corpo di polizia per controllare le mosse delle forze dell’ordine. L’uomo non si limita al suo incarico e scala i ranghi, diventando capo della polizia e riuscendo quindi ad avvantaggiare ancora più facilmente l’impero criminale

Specularmente Yan, anche lui cresciuto in periferie problematiche, occupa il ruolo opposto: è un agente di polizia che, all’insaputa di tutti tranne che del sovrintendente Wong, ha infiltrato la Triade, diventandone un membro fidato.
La situazione precipiterà quando entrambi i corpi “infiltrati” cominceranno a sospettare che esista una spia fra i loro uomini…

Minimalista, molto stilizzato, in grado di proporre ruoli e situazioni ad alto tasso testosteronico senza però ricadere in stereotipi eccessivi, vuoi per alcune psicologie scritte con attenzione, vuoi per le recitazioni calibrate dei due interpreti, Infernal Affairs è quel raro thriller poliziesco nel quale ogni elemento è ben riuscito e bilanciato e non prevalgono unicamente azione e violenza.

Infernal Affairs
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Infernal Affairs
  • Attributi: DVD, Thriller
  • Audience Rating: Non valutato

2006: Inside Man di Spike Lee

Così come Heat prevede l’incontro/scontro fra investigatore e capo della banda dei ladri, anche Inside Man di Spike Lee ricorre a questa scelta, anche se il livello del confronto è minore e ci sono interferenze esterne che ne riducono l’impatto.

In aggiunta, se ci si riflette un attimo, i due personaggi in questione si ammirano e rispettano ancora di più di quanto accada nella pellicola di Mann.

Ma per realizzare un heist movie che tenga sempre alto l’interesse del pubblico non bastano protagonisti di comprovata bravura e grande magnetismo quali Denzel Washington e Clive Owen, serve anche una massiccia dose dell’ingrediente basilare per questo sottogenere: un colpo ben progettato.

Per lo spettatore di questi film la riuscita finale dell’atto criminale è un aspetto meno importante rispetto alla preparazione del colpo stesso, all’ideazione brillante e all’esecuzione il più possibile impeccabile.

E questo mette in scena Spike Lee con quello che ancora adesso è il suo film che ha incassato di più. Un colpo in banca all’apparenza impossibile, una situazione d’assedio che ricorda (e cita anche esplicitamente) Quel pomeriggio di un giorno da cani, i tentativi di diplomazia e discussione, i vari interessi in gioco, il tutto fino a una delle conclusioni più soddisfacenti che questo particolare genere narrativo abbia avuto nella sua storia recente.

Inside Man
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Inside Man
  • Audience Rating: G (audience generale)

2007: Non è un paese per vecchi di Joel ed Ethan Coen

Abbiamo incluso il romanzo di Cormac McCarthy nel nostro recente longform sulla letteratura noir ed è doveroso menzionare in questa sede l’ottima trasposizione cinematografica realizzata dai fratelli Coen, che cambiano ben poco dalla fonte originale e girano quello che per il sottoscritto è il film migliore in una carriera sempre brillante.

Il merito deve essere equamente diviso fra la bravura dei Coen, che sfornano una delle loro sceneggiature più riuscite, e molte azzeccate scelte di cast, su tutte Tommy Lee Jones nei panni dello sceriffo Ed Tom Bell e Javier Bardem in quelli del ferocissimo Anton Chigurh.

I Coen fanno esplodere più volte violenza e sangue sullo schermo, e mantengono inalterata l’amara lezione del romanzo e la sensazione di inadeguatezza e non appartenenza al contemporaneo provata dallo sceriffo ormai vecchio, ma per certi versi riescono anche ad alleggerire il materiale originale, grazie alla loro visione ironica.

Non è un paese per vecchi sarà premiato con quattro premi Oscar: miglior film, miglior regia, migliore sceneggiatura non originale e miglior attore non protagonista.

Non É Un Paese Per Vecchi
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Non É Un Paese Per Vecchi
  • Audience Rating: Non valutato

2010: Animal Kingdom di David Michôd

C’è spazio anche per l’Australia in questo nostro elenco, spazio che viene occupato da una pellicola molto dura, probabilmente per molti versi la più dura, priva di compromessi e disperata dell’intera guida.

Nel microverso di Melbourne i confini fra legge e crimine si assottigliano, così come sembrano talvolta svanire i legami famigliari e amicali e il titolo pensato da David Michôd, al suo esordio su lungometraggio sia per quel che riguarda la regia che la sceneggiatura, è quanto di più adatto per descrivere quel viene portato su schermo.

Eroina che falcia vite e affetti, costruendo il destino di molti, poliziotti che troppo spesso fanno più o meno la stessa figura dei criminali e questi ultimi, infine, che non esitano di fronte a nulla pur di sopravvivere e acquisire potere.
Ci troviamo sostanzialmente di fronte a un romanzo di formazione giovanile, che porterà diciassettenne Joshua Cod, ad appena diciassette anni, attraverso eventi che molti fra noi non sperimentano in una vita intera, fino all’implacabile finale.

Animal Kingdom è film importante anche nel suo essere simbolo di certe spinte e realtà produttive australiane, e nel cast spicca Joel Edgerton, simbolo maggiormente rappresentativo di questo fermento e attività, che negli anni a seguire saprà suddividere molto bene la sua attività fra regia, recitazione e produzioni varie.

Animal Kingdom (Blu-Ray)
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Animal Kingdom (Blu-Ray)
  • Audience Rating: G (audience generale)

2011: Millennium – Uomini che odiano le donne di David Fincher

Ho la sensazione che più andremo avanti a compilare questi elenchi, più il nome di David Fincher, insieme a quello di una manciata di altri registi, spunterà con sempre maggiore consistenza.

Dopo esser comparso con ben tre suoi titoli nel precedente elenco riguardante i thriller psicologici, lo ritroviamo ora nella presente lista con Millennium – Uomini che odiano le donne, un thriller di grande stile, la cui eleganza convive alla perfezione con il senso di torbido, lurido, sadismo, marciume e violenza che già si annidava nelle pagine del romanzo di Stieg Larsson e che qui trova sfogo su grande schermo.

La regia di David Fincher trova come al solito grande cassa di risonanza in una produzione studiata nei minimi dettagli, dalla fotografia del fedele Jeff Cronenweth a quella che forse è la prova più riuscita di un duo sempre di gran livello come Trent Reznor e Atticus Ross alla colonna sonora, passando per il levigatissimo e attentamente studiato production design di un altro assiduo collaboratore quale Donald Graham Burt.

Su una impalcatura di grande valore e guidati dall’abile conduzione di Fincher si muove una copia dall’intesa perfetta quale è quella composta da Daniel Craig e Rooney Mara, che rendono grande giustizia ai personaggi creati dal compianto autore svedese, e che sono accompagnati da un resto del cast di ottimo livello, che comprende fra gli altri nomi quali Christopher Plummer, Stellan Skarsgård e Robin Wright.

La tensione in continuo crescendo è punteggiata da esplosioni di violenza e azione, fino a un finale che, pur conoscendolo già dalla lettura del romanzo, ci incolla allo schermo.

Millennium:Uomini Che Odiano Le Donne
76 Recensioni
Millennium:Uomini Che Odiano Le Donne
  • Mikael Blomkvist, un giornalista caduto in disgrazia, accetta di indagare in gran segreto su un omicidio avvenuto 40 anni prima e rimasto ancora irrisolto, su richiesta dello zio della vittima, l'industriale svedese Henrik Vanger. Nel frattempo, Lisbeth S
  • Codice Prodotto: B2_0144344

2011: Kill List di Ben Wheatley

Mi concedo sempre, all’interno delle varie guide che sto scrivendo per Thriller Café, alcuni slot “liberi” nei quali poter inserire dei titoli un po’ meno conosciuti, un po’ meno classici, ma comunque di grande impatto e in grado magari di deviare un po’ dalla norma, sconfinare dalla gabbia del genere per finire con il contaminarsi con alcuni altri tipi di narrazione.

Kill List narra la storia di due ex soldati che, dopo aver lasciato l’esercito, si sono riciclati come killer a pagamento e mercenari.
A uno dei due la vita sembra sorridere un po’ di più, mentre il secondo è soffocato dai debiti.

Entrambi accetteranno una missione misteriosa che prevede l’uccisione di tre persone, nessuna delle quali sembra essere uno stinco di santo, ma man mano che si inoltrano nel loro compito tutto si complicherà, gli sembrerà di essere finiti dentro qualche tipo di cospirazione molto più grande di loro, fino a un finale decisamente sorprendente.

Kill List ha parecchi punti di contatto con la nuova corrente di folk horror della quale Ben Wheatley è uno dei rappresentanti di maggior spicco, ma è anche un elaborato e sofferto percorso di indagine e scoperta.
E c’è una certa scena, con un certo martello, che non dimenticherete tanto facilmente.

Kill List
8 Recensioni
Kill List
  • Attributi: DVD, Horror

2015: Sicario di Dennis Villenevue

Ammetto che a livello personale, dovendo selezionare un solo titolo del regista canadese, avrei preferito scegliere Prisoners, vuoi per un maggiore interesse nei confronti della vicenda, vuoi per la sconfinata ammirazione che provo nei confronti di Jake Gyllenhaal.
Ma la sceneggiatura di Prisoners ricorre a troppe coincidenze e incastri poco plausibili, mentre quella che Taylor Sheridan prepara per Sicario è molto più compatta e d’arrembaggio e lascia prevedere tutta la futura bravura mostrata da Sheridan in varie occasioni.

Il possibile problema tassonomico è nel fatto che Sicario assomiglia quasi più a un film di guerra che a un thriller poliziesco, e in effetti quella fra FBI e narcotrafficanti messicani è una guerra bella e buona. Villeneuve si trova a suo perfetto agio fin dalle scene di apertura e pigia sull’acceleratore facendo pensare impossibile che riesca a mantenere tensione, suspense e azione a quei livelli per due ore, salvo invece riuscirci e anzi, oltrepassando gli scatti iniziali.

Al resto ci pensa un trio di attori in ottima forma (Emily Blunt, Benicio del Toro e Josh Brolin), la fotografia di un Roger Deakins che ha accumulato in carriera ben 14 nomination all’Oscar (vincendo finalmente con Blade Runner 2049, sempre di Villeneuve) e le musiche del mai troppo compianto Jóhann Jóhannsson.

Sicario
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