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Serial killer in coppia

“Fiato di sbirro”, di Maurizio Matrone


fiato di sbirro - maurizio matroneApriamo la nuova settimana con un volume che aspettava da tanto la sua chance di lettura. Il titolo è Fiato di sbirro, l’autore: Maurizio Matrone.

Titolo: Fiato di sbirro
Autore: Maurizio Matrone
Editore: Hobby & Work
Anno di pubblicazione: 1998
ISBN: 9788871332215
Pagine: 128
Prezzo: € 6,20

Trama in sintesi:
“Anche gli sbirri cambiano, e il mondo e gli eventi intorno a loro. Non c’è nulla di lineare… Che contraddizioni! Che delirii! Però sono proprio questi gli argomenti che piacciono al nostro agente scelto…”.
Il nostro agente scelto è Carmelo Sanguedicristo, questurino di Bologna coinvolto in un vortice di “incidenti” fatali e cadaveri illustri. Un mistero dentro un enigma, con molte domande, nessuna risposta e un terribile sospetto: e se l’assassino, più che un delinquente motivato dalle solite ragioni (sesso, potere, soldi), fosse un raffinato esteta che identifica nel crimine il veicolo della creatività assoluta?
Fiato di sbirro, ovvero l’omicidio come gelida performance “concettuale” e l’investigazione come esempio di arte “povera”, talora goffa, ma sempre illuminata da un’impagabile ragion d’essere: il bisogno di verità…
Accanto al romanzo di Maurizio Matrone, a testimonianza della vitalità della nuova narrativa mystery del nostro paese, il volume ospita un’appendice con i tre racconti vincitori del concorso “Delitto al lago”.
(Dalla quarta di copertina)

Domanda: quanto scritto sopra incuriosce? Per me non molto, ma il libro l’avevo preso a pochi euro su un remainder e ormai lo tenevo, quindi l’ho letto lo stesso. Risultato: non mi è piaciuto granché. La trama, a mio parere, presenta qualche punto poco chiaro e nel complesso è poco articolata: muoiono degli esponenti delle forze dell’ordine e il protagonista indaga. Tutto qua. Niente sottotrame o vicende collaterali, e la principale ridotta a una sequenza più o meno rapida di eventi condensata in un centinaio di pagine. Se invece di un libro stessimo parlando di una delle tante puntate di qualche fiction, forse ci si poteva accontentare: si sa, i tempi televisivi sono quelli che sono. Ma per un romanzo mi pare ci sia un po’ troppa poca carne sul fuoco. E anche il momento della verità, che in ogni giallo dovrebbe venire atteso con sufficienti aspettative dal lettore, quando arriva non illumina più di tanto: forse perché la soluzione dell’intreccio è un po’ fiacca, forse perché la curiosità non è cresciuta col passare delle pagine. Si giunge quindi al finale – peraltro non conclusivo – con la sensazione di non aver avuto molto dal libro. Del resto anche la scrittura di Matrone, che narra usando sempre il punto di vista di un personaggio (che immancabilmente usa intercalari a raffica) è piuttosto scarna e manca del tutto di momenti descrittivi: si riduce a pensieri (non sempre geniali), dialoghi, fatti e poco altro. Completa il senso d’insoddisfazione l’impaginazione del testo, senza rientri agli “a capo”, che personalmente trovo odiosa e che di certo non facilita la lettura.
Come segnalato anche in quarta di copertina, il libro reca poi in appendice al romanzo i 3 racconti vincitori di un concorso che si chiamava “Delitto al lago”: il primo è di Andrea Carlo Cappi, gli altri due di scrittori rimasti sconosciuti… nel complesso gli scritti sono carini, ma nessuna perla.
Tirando le somme sull’intero volume, quindi, direi che se non ce l’avete non è poi un gran dramma. Caso mai aveste pensato di comprarlo, io consiglio di dirottate i soldi su qualcos’altro…

Archiviato il 18 maggio 2007 in Libri, Recensioni libri.

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Da sempre lettore accanito, Giuseppe Pastore si diletta anche a scrivere e ha pubblicato alcuni racconti su antologie e riviste e ottenuto vittorie e piazzamenti in numerosi concorsi letterari. E' autore (assieme a S. Valbonesi) del saggio "In due si uccide meglio", dedicato ai serial killer in coppia. Dal 2008 gestisce il ThrillerCafé, con la poco recondita ambizione di farlo diventare il locale virtuale dedicato al thriller più noto del web.

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