Doppia verità - Michael Connelly“Bosch era nella cella numero tre del vecchio carcere di San Fernando, e frugava tra i fascicoli del caso Esme Tavares, quando ricevette un sms da parte di Bella Lourdes, che si trovava in sala detective. IL LAPD E IL PROCURATORE DISTRETTUALE STANNO VENENDO DA TE. TREVINO GLI HA DETTO DOV’ERI.” (incipit)

Con l’interessamento dell’Unità per l’Integrità delle Sentenze a un caso giudiziario seguito anni prima dal detective Hyeronimus (Harry) Bosh, inizia Doppia Verità, il ventesimo capitolo della saga dedicata da Michael Connelly all’ormai celeberrimo personaggio, il cui esordio risale al 1992 nel romanzo The Black Eco.

Preston Borders, chiuso nel braccio della morte del Carcere di San Quintino da trent’anni perché accusato della morte di Danielle Skyler – caso seguito con successo da Harry Bosch e dal suo partner di allora Frankie Sheenan – chiede, per il tramite del suo nuovo avvocato, la revisione del processo. L’avvocato Cronyn infatti ha presentato un’istanza alla Corte, asserendo che è stato possibile rinvenire il dna di un altro serial killer già condannato sui vestiti della donna uccisa e che il ciondolo a forma di cavalluccio marino – unica prova inconfutabile della relazione tra Borders e la Skyler in tempi di assenza di prove scientifiche incontrovertibili – sembra sia scomparso dalla scatola delle prove del Dipartimento di Los Angeles. Che Bosch e Sheenan abbiano manomesso le prove pur di assicurare Borders alla giustizia? Frankie purtroppo è morto da tempo e ora il conto deve saldarlo solo Harry.

“Ciò che Kennedy, Soto e Tapscott non potevano sapere, perché lo sapeva solo Bosch, era che lui non aveva falsificato nessuna prova, né contro Borders, né contro nessun altro indiziato o avversario che avesse mai incontrato nella sua vita. Questa consapevolezza gli trasmetteva una scarica di adrenalina, una motivazione.” (pag. 126)

Solido come una quercia,  leale fino alla fine, brutale e spietato solo con sé stesso, Bosch è convinto che in qualche modo l’inchiesta gli renderà giustizia e, invece di preoccuparsi del proprio onore, si galvanizza quando Bella Lourdes del Dipartimento di San Fernando gli chiede la cortesia – lui ormai è in pensione e presta una collaborazione volontaria con quel dipartimento sui casi irrisolti – di recarsi sulla scena di un duplice omicidio: nella Farmacia Familia sono stati freddati a colpi di arma da fuoco i due farmacisti, padre e figlio. La grande esperienza di Harry nel trattare la scena di un crimine aiuterà grandemente le indagini, ma lo trascinerà nel gorgo della vicenda a tal punto che dovrà compiere una missione sotto copertura, nella quale rischierà molto più della reputazione.

“Come investigatore della Omicidi aveva visto il peggio di ciò che gli esseri umani erano capaci di farsi l’un l’altro. Ma al momento in cui se ne occupava lui, il crimine era già avvenuto e la sofferenza terminata. […] Ma nel lavoro sotto copertura si usciva dai confini sicuri della giustizia per entrare nel mondo della depravazione. Ti trovavi in situazioni in cui gli umani si comportano da predatori, e non potevi fari nulla, per non far saltare la copertura. […] In nome di una giustizia più completa. “ (pag. 227)

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Parallelamente alla mega operazione antidroga messa in campo dalla DEA, Bosch è alla fine costretto a chiedere aiuto al fratellastro avvocato Mickey Haller per la questione della presunta manomissione di prove nel caso Borders. Haller e il suo investigatore privato Cisco avranno un ruolo determinante nell’approntare la difesa di Harry in tribunale. Le cose tra loro però non prenderanno una bella piega.

“I due fratelli continuarono a fissarsi, ciascuno in attesa che fosse l’altro a fare la prima mossa. Alla fine Haller cedette. Afferrò il suo bicchiere e lo sollevò, versandosi un po’ di vodka sulle dita. Alla fine Bosch lo imitò. I tre moschettieri brindarono di nuovo, ma non sembrava più che fossero uno per tutti e tutti per uno.” (pag. 352)

Un finale a sorpresa, aperto in direzione di una nuova investigazione, chiude alla perfezione questo thriller teso e rarefatto, nel quale la verità su cui si fonda la vita e la missione di una persona combatterà fino alla fine per prevalere su quella flessibile, dei politici, dei ciarlatani e degli avvocati corrotti.

La sensazione marcata che provo ogni volta che mi accingo a leggere un romanzo con Bosch come protagonista è la stessa di quando ci si imbatte in un vecchio e caro amico con il quale si è perso il contatto da qualche tempo. L’urgenza di conoscere come sta, di cosa si sta occupando, come va la sua vita è imprescindibile. E’ solo partendo da quei piccoli aggiornamenti che si possono riannodare i fili di un rapporto solido e duraturo. Quella che definisco “sensazione marcata”, sia chiaro, non è frutto di una mia iperbole mentale ma della bravura indiscussa (e crescente) di Michael Connelly, capace come nessuno di portarsi con la narrazione in media res e presentare la nuova storia con prosa piana e asciutta, ma con una profondità psicologica magistrale.

Per chi come me ama e segue questo bravissimo autore da sempre, quindi, non esiste difficoltà nel ricollocare nella time line della vita di Harry Bosch fatti che riguardano la figlia Maddie, gli ex partner, gli amori, i vecchi fantasmi dei casi irrisolti, come quello di Esme Tavarez, la donna scomparsa dalla sua casa quindici anni prima, lasciando una bimba nella culla. Ma il tocco del Maestro fa sì che ogni romanzo sia a sé, perfettamente fruibile anche per chi approcci per la prima volta le sue storie.

Sarò sincera: Michael Connelly è un autore talmente prolifico che genera inadeguatezza in qualsiasi altro scrittore e disagio nel lettore che ogni anno (e anche meno) si trova alle prese con un romanzo nuovo ma di personaggio diverso! Arrivederci a fine anno, quindi, con la recensione di Dark Sacred Night che introduce il detective Renée Ballard. Collaborerà anche lei assieme a Harry Bosch? Ovvio!

NOTE DELLA ROSSA: Il titolo originale del romanzo è “Two kinds of truth“, titolo per il quale l’autore stesso ringrazia Heather Rizzo per averglielo proposto. E’ ovvio che tale frase deve risuonare al lettore all’interno del libro come concetto o (meglio) come rimando preciso. Ebbene, nella versione originale a pag. 128 Connelly scrive: “He knew there were two kinds of truth in this world” tanto che nella versione italiana il bravo Alfredo Colitto a pag. 126 traduce: “Sapeva che al mondo esistono due tipi di verità”. Aver cambiato il titolo originale onestamente non mi è sembrata una grande idea.

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Doppia verità
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Doppia verità
  • Michael Connelly
  • Editore: Piemme