Non uno, ma ben due sono i casi risolti da Lolita Lobosco in Dopo tanta nebbia, il settimo romanzo che la vede come protagonista, edito da Sonzogno nel 2017.

Come già ci aveva anticipato nell’incipit di Mare nero, la commissaria barese più bella del Mediterraneo, nata dalla penna di Gabriella Genisi, è stata promossa questore per meriti speciali – e noi ne conosciamo le circostanze – ad appena quarant’anni ed ha dovuto trasferirsi a Padova. Lavorare nella bruma padana, però, è ben diverso dall’avere la scrivania di fronte al mare e, pur con tutto l’impegno, il risotto non avrà mai l’odore della focaccia che investe i sensi a tutte le ore… Lolita fa decisamente fatica ad integrarsi nel nuovo ufficio, tanto più che i colleghi non la vedono di buon occhio e non fanno nulla per favorirla. Solo il suo vicequestore aggiunto Giancarlo Caruso, che come lei è passato attraverso il trauma di doversi riadattare in un luogo totalmente nuovo e ostile, la aiuta e ben presto tra i due scoppia l’attrazione. Nel frattempo Lolita, che ai travagli amorosi è sempre stata parecchio sensibile, cerca di non legarsi troppo, tanto più che un caso scottante la impegna parecchio: prima del suo arrivo, un ragazzo di diciotto anni è scomparso nel nulla in orario scolastico. La vicenda è stata bollata come allontanamento volontario e nessuno se n’è occupato a dovere, ma il nonno del ragazzo, il dottor Zanella, non si rassegna e avvicina Lolita per chiederle aiuto. Ciò che, grazie all’istinto e alla tenacia, la questora scoprirà è agghiacciante ed evidenzia un problema tanto diffuso quanto grave: il bullismo, il branco, la deriva dei giovani d’oggi tra vizzi, social e adulti iperprotettivi sono questioni delicate che vanno affrontate a tutte le latitudini.

“Cominciò a piovere in quel momento. Prima una pioggia sottile, poi sempre più forte. Ci riparammo sotto un porticato, ma ero già bagnata fino alle ossa. Pensai a Zanella, al dolore che lo avrebbe travolto nel giro di poche ore, e mi venne la struggenza, come quando ero bambina e guardavo certe immagini terribili al tiggì. Guerre, rapimenti, terremoti. In quei momenti realizzavo l’impotenza degli uomini davanti alla cattiveria degli altri e desideravo una bacchetta magica che riordinasse tutto, resuscitasse i morti e mettesse fine a ogni orrore, senza far soffrire più nessuno. E anche dopo tanti anni, nonostante facessi il questore, mi ritrovai a desiderare ancora una volta la bacchetta, almeno per un giorno, per non vedere quel nonno soffrire.

“Andiamo, Lolita.”

Caruso mi toccò leggermente la spalla. I ragazzi erano usciti dall’edificio: toccava a noi”.

Risolto questo caso che avrà su di lei strascichi emotivi pesanti e inevitabili, Lolita cercherà di tornare in Puglia, al caldo della sua Bari ed anche qui  non mancheranno le sorprese. La scomparsa di un’eterea quanto sensuale arpista porterà Lolita a conoscere una persona che, ne siamo certi, ritroveremo ancora nella sua vita.

Fra ricette, tribolazioni, luoghi suggestivi, sensualità, impegno sociale e amore la nostra commissaria fa ancora parlare (bene) di sé. Il lato amoroso c’è, ovviamente, anche in questo romanzo, ma è molto ben calibrato con quello giallo e, assolutamente da non trascurare, con quello prettamente sociale: tanti i temi affrontati anche in questo settimo capitolo, dal bullismo all’intolleranza, dall’omertà al senso di colpa, dalla disabilità all’abuso e spaccio di stupefacenti. Il tutto condito da quel pizzico di leggerezza che rende piacevole ogni incontro con questa commissaria tosta e sensibile.

Dopo tanta nebbia è, come detto, il settimo romanzo della serie, preceduto da La circonferenza delle arance, Giallo ciliegia, Uva noir, Gioco pericoloso, Spaghetti all’assassina, Mare nero e seguito da I quattro cantoni di cui parleremo presto.

Dopo tanta nebbia (Le indagini di Lolita Lobosco Vol. 7)
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