Napoli. Arturo Vargas, giornalista disoccupato e quindi squattrinato, appassionato di jazz e poco altro, vive in una casa nella quale regna un assoluto disordine, proiezione fisica della sua stessa personalità irrisoluta e caotica. La sua unica compagnia è Schizzo, un coniglio nano. Si sa che il miglior amico dell’uomo è il cane, ma anche un coniglietto può essere in grado di tirarti fuori dai guai, magari quando ti hanno legato le mani dietro la schiena in un buio magazzino e gli affilati dentini della bestiola riescono a tagliare la corda, come accadrà proprio a Vargas, ma questa sarà solo una delle avventura che lo attendono. Il problema è che Arturo ha una vera e propria vocazione a mettersi nei guai. E infatti: una mattina trova una busta contenente cinquemila euro che una mano ignota gli ha infilato sotto la porta. Segue telefonata, la sensuale voce di una donna che dice di chiamarsi Paola di Littanic lo informa che quei soldi sono il compenso che Vargas potrà meritarsi compiendo un lavoretto per lei. Paola è convinta che ci sia un uomo che vuole ucciderla. Non sa di preciso chi sia, ma ha dei sospetti e i sospettati sono dieci. Vargas dovrà indagare, raccogliere informazioni per ciascuno di loro e riferire. Ogni sua successiva indagine verrà pagata con la stessa cifra. La faccenda si presenta subito rischiosa perché, tanto per cominciare, i primi cinquemila sono per raccogliere informazioni su tale Ciro Barra, che si rivelerà essere uno spietato boss della camorra. Lavoro rischioso, commissionato da una sconosciuta a lui che non è certo un investigatore privato (e il perché ci si rivolga a lui resta un mistero), ci sarebbero tutte le migliori ragioni per rifiutare. Naturalmente Arturo accetta. Perché è in bolletta, certo. Ma soprattutto perché la curiosità e un certo amore per il rischio sono in fondo parte di lui.

Così l’investigatore improvvisato inizia il suo viaggio in una Napoli indifferente e pure densa di mistero e atmosfere noir, dal fondo dei quartieri spagnoli ai luoghi più lussuosi ed esclusivi, assumendo ben presto, a sua insaputa e certo non per sua colpa,  il ruolo di “angelo sterminatore”, perché ognuno dei “Piccoli Napoletani” dei quali si occupa, dopo il suo passaggio sparisce o vengono ucciso. L’impressione è che chi lo ha assunto, dopo aver localizzato grazie a Vargas i soggetti e assunto informazioni sulle loro abitudini, proceda poi con la “esecuzione”. Sarà così? Non è detto.

La trama intricata, ma ottimamente congegnata, procederà con forte ritmo fino ad un epilogo doverosamente inatteso, imprevedibile, sconcertante, che forse proprio epilogo non è. Ma Vargas, nonostante i mille pericoli corsi, ne uscirà vivo, almeno per questo romanzo che, siamo inclini a pensare, avrà presto un seguito.

Nonostante il titolo rimandi al romanzo “Dieci piccoli indiani” di Agatha Christie, Vastarelli non ha nulla a che vedere con il giallo classico di fattura britannica. La sua scrittura è invece apertamente debitrice del miglior Hard Boiled americano. Il ritmo serrato, il sarcasmo disincantato dei dialoghi, le frequenti scene di sangue richiamano con sicurezza i grandi maestri di quel genere, Hammett e Chandler. E mi piace dire che era ora di tornare a respirare un po’ di vero e sano giallo d’azione, giallo giallo, diciamo, a fronte del tanto giallo per famiglie oggi imperante.

Vastarelli (recentemente finalista nel nostro concorso letterario) è un noto giornalista con numerosi riconoscimenti professionali al suo attivo, scrive per Il Mattino, il principale quotidiano di Napoli. Non è dunque disoccupato, non crediamo sia in bolletta né sappiamo se possiede un coniglio, tuttavia pensiamo che una certa identificazione con il personaggio che ha creato ci sia, la leggiamo nella scoppiettante ironia che anima la personalità di Vargas, nell’intelligenza che gli viene attribuita e soprattutto nell’affetto, nella partecipazione umana con cui il suo autore lo ritrae.

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Dieci piccoli napoletani
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Dieci piccoli napoletani
  • Vastarelli, Antonio (Author)