Diavoli di donne di Jim ThompsonEinaudi continua a regalarci grandi soddisfazioni noir e questa volta tocca a uno dei pesi massimi assoluti di questo genere letterario, ovvero Jim Thompson: è infatti disponibile dal 25 novembre Diavoli di donne, pubblicato nella collana Stile Libero Big con la traduzione di L. Briasco.

E se tutta l’opera di Jim Thompson è di massima importanza, per la sua capacità di trasfigurare la narrativa di genere contagiandola con sperimentalismi e acute riflessioni sulla società, possiamo affermare con sicurezza che, all’interno della sua corposa bibliografia, Diavoli di donne è uno dei titoli imprescindibili se non addirittura quello fondamentale.
Diamo uno sguardo alla trama…

Frank “Dolly” Dillon è il classico perdente che ha sempre provato ad arrivare da qualche parte ma al quale la vita non ha mai sorriso, obbligandolo a una serie di lavori noiosi e umilianti e facendogli incontrare donne pronte ad approfittarsi del suo buon animo, sfruttandolo per poi lasciarlo senza nulla. O, almeno, questa è la sua versione.
Ora, non più giovanissimo, si trova impiegato come venditore porta a porta e, dopo un litigio particolarmente acceso, viene abbandonato da sua moglie Joyce, l’ennesima donnaccia che ha saputo solo prendere senza mai dare.

Ma la speranza è sempre l’ultima a morire e la vita riserva un’ultima possibilità a Dolly: un giorno si presenta a casa di un’anziana signora che gli propone di pagare in natura il servizio di posate che lui sta tentando di venderle.
La “natura” in questione è Mona, giovane e bella nipote della donna e Dolly, frequentandola, viene a sapere che la nonnina è prostituisce spesso la nipote in cambio di vari favori e ha accumulato in cantina una bella sommetta, troppo bella per lasciarla marcire lì sotto.

Nasce nella testa di Dolly il classico piano perfetto, ma chiunque abbia letto qualche noir ormai sa bene che non esistono piani perfetti, specie tenendo conto che il diavolo è nei dettagli e Dolly non è certo attento ai particolari…

A Hell of a Woman, questo il titolo originale, è stato pubblicato nel 1954, anno cruciale nella produzione di Jim Thompson, e rappresenta al meglio la poetica di questo autore così come Dolly incarna alla perfezione il classico personaggio thompsoniano.

Non esiste il Male: esistono tante, troppe persone che, vuoi per incapacità, vuoi per debolezza, vuoi per pigrizia o egoismo, finiscono con il commettere atti malvagi e criminali.
Come di consueto nella visione cinica di questo autore, è difficile trovare personaggi positivi e Dolly è un uomo privo di qualità e di attenzioni verso il prossimo, pronto ad approfittarsi dell’occasione che il destino gli ha riservato.

Diavoli di donne brilla e si distingue rispetto al pur ottimo resto della produzione dello scrittore statunitense proprio nello sdoppiamento percettivo, che finisce con il contagiare anche lo stile, in particolare nello schizofrenico finale.

Dolly vede se stesso come una brava persona, un buonuomo che non ha mai avuto nulla dalla vita per colpa del destino avverso e in particolare per via delle varie “baldracche” (questo il cortese termine con cui il protagonista chiama le donne) che lo hanno sfruttato nel corso degli anni.

Ma Dolly in realtà è un buono a nulla egoista, misogino, vittimista e insensibile, e quante persone conosciamo anche noi, sempre disposte a dar la colpa agli altri per i propri fallimenti?
Questa sua incapacità nel conoscersi a fondo non può che portare a scelte sbagliate, vi lasciamo il piacere di scoprire quali esse saranno e non perdete occasione di farlo: siamo di fronte a un capolavoro del noir.

Da Diavoli di donne è stato tratto nel 1979 un film, Il fascino del delitto (Série noire), di Alain Corneau, a ennesima riprova di quanto gli autori e critici francesi siano stati i primi ad amare e dare massima considerazioni a certa letteratura (e cinema) di genere statunitense.

Diavoli di donne – Jim Thompson

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