Pino Imperatore, classe ‘61, nasce a Milano ma piccolissimo si trasferisce con la sua famiglia nel paese di origine di quest’ultima: Mugnano di Napoli.

Inizia la sua attività lavorativa nel 1986 come giornalista per il quotidiano “Il giornale di Napoli” entrerà poi a far parte come corrispondente a “Il Mattino” di Napoli lo stesso per il quale scriveva Giancarlo Siani.

Oltre che giornalista, Imperatore è stato anche un attivista politico e ha ricoperto a partire dal 2003, all’interno del Comune di Napoli, ruoli dirigenziali in settori strategici che vanno dai grandi eventi alla programmazione culturale, dalla comunicazione istituzionale alle politiche giovanili, dalle pari opportunità alle nuove sfide del web. Una delle sue molteplici passioni che è il teatro lo porterà a scrivere testi teatrali, come ad esempio In principio era il verbo, poi vennero il soggetto e il complemento (primo posto nella sezione Migliore Scrittura Comica al Premio Massimo Troisi del 2001). È la svolta. Da questo momento Imperatore orienterà tutta la sua produzione letteraria verso la narrazione comica e umoristica arrivando nel 2009 a fondare a Napoli il GULP (Gruppo Umoristi Ludici Postmoderni) con l’intento di diffondere e valorizzare l’umorismo di qualità in vari ambiti culturali. Tutti i suoi romanzi pubblicati (ad oggi 6) affrontano temi di importante rilevanza sociale quali le infiltrazioni camorristiche in una società che spesso preferisce voltare la faccia da un’altra parte per non vedere in Benvenuti in casa Esposito (2012) e Bentornati in casa Esposito (2013); il bullismo a scuola in Questa scuola non è un albergo (2015) e il terrorismo jihadista nel quarto romanzo del 2017 Allah, San Gennaro e i tre kamikaze.

Dal 2018 si  cimenta anche con il genere giallo non abbandonando però la sua vena umoristica che ormai abbiamo capito caratterizzare questo sorprendente scrittore contemporaneo, infatti con De Agostini Planeta pubblica il giallo Aglio, olio e assassino. Oggi recensisco, qui a Thriller Café, il suo sequel Con tanto affetto ti ammazzerò (vincitore del premio Vercelli in bionda).

Posillipo “un luogo in cui i delitti si sono sempre dati il cambio con il diletto”. Siamo a Villa Roccaromana, una delle dimore marine più affascinanti dove si sta festeggiando il novantesimo compleanno della baronessa Elena De Flavis, nobile non solo di casato ma anche di animo, ricchissima perché possiede anche un grande patrimonio immobiliare costituito da lussuose ville in tutti i luoghi più belli di Napoli. Presente alla festa c’è anche il mitico ispettore Gianni Scapece (il cui cognome, come ci riferisce lo stesso Imperatore in un’intervista, è stato mutuato da una tipica ricetta della cucina partenopea “le zucchine alla scapece”) un quarantenne ilare, solare ma anche, e soprattutto, molto perspicace e intuitivo e il suo commissario Carlo Improta. Tutto sta procedendo per il meglio tra buona cucina inaffiata da ottimo vino, divertimento e socializzazione, ma proprio quando un tenore attacca a cantare la famosa aria Nessun dorma, parecchi degli invitati iniziano ad accasciarsi al suolo quasi come in una sorta di catalessi. La situazione diventa quindi drammatica e i pochi non colti da questa strana sindrome manifestano dei veri e propri attacchi di panico e sgomenti cercano di capire cosa sia realmente successo e cosa abbia provocato il tutto. Sarà stato il cibo? Sarà stato il vino? Uno dei pochi a rimaner “desto” è proprio il nostro Gianni Scapece che si appresta immediatamente a soccorrere il commissario e gli altri invitati che, uno dopo l’altro e poco a poco, quasi come “zombie” si risvegliano. Nel trambusto generale nessuno si accorge che la baronessa e il suo fidato maggiordomo cingalese Kiribaba sono svaniti nel nulla. Saranno forse stati rapiti per la richiesta di un eventuale riscatto? Saranno stati ammazzati?

Scapece e tutto il commissariato di Mergellina, dove lui presta servizio, inizia una serrata indagine investigativa e si reca ad interrogare i tre figli della De Flavis e precisamente Roberto ed Emilia Palmieri (nati dal primo matrimonio) e Simone Cretella (avuto in seconde nozze) rendendosi ben presto conto del fatto che non solo questi tre personaggi nutrono uno verso l’altro astio, gelosie, invidie e risentimenti ma che tutti e tre, tutt’altro che sconvolti dalla scomparsa della madre, siano soprattutto interessati al testamento e a quanto spetti loro di diritto (qualora ovviamente la madre fosse stata ritrovata morta). Al nostro Gianni Scapece salta agli occhi un elemento che ad altri, non attenti osservatori, potrebbe sfuggire: in tutte e tre le ville dei figli è presente la pianta carnivora “Venere acchiappamosche” mentre a Villa Roccaromana di questa pianta c’erano ben tre vasi. Avevano tutti forse la passione per la “Venere acchiappamosche” o questo può essere un elemento determinante?

Le indagini, come già si era verificato in Aglio, olio e assassino, si avvalgono della collaborazione dei Vitiello: una simpatica ma anche intelligente famiglia composta da nonno Ciccio Vitiello, dal figlio Peppe da sua moglie e dai loro due figli (non dimentichiamoci però del mitico cane Zorro) che sono i titolari della trattoria Parthenope situata proprio di fronte al commissariato e sono una fonte inesauribile di buonumore e di trovate geniali.

Pino Imperatore arguto scrittore ma anche fine umorista ci conduce, prendendoci per mano, all’interno di questa nuova indagine ma in realtà, secondo me, ci trasporta verso la conoscenza, soprattutto, della vera e propria protagonista del giallo: la sua amata Napoli. E quanto la ami lo si capisce dalle sue descrizioni:

“Napoli è camaleontica, mutevole e cangiante… capace di rinnovarsi in ogni momento… Napoli è labirintica, chiunque vi entri resta attratto dalle sue continue meraviglie… amo la Napoli dei sogni e delle promesse mantenute, della solidarietà e della riconoscenza, la Napoli che inventa, crea, stupisce e non si accontenta, la Napoli dei coraggiosi, degli onesti… amo la Napoli di chi non scende a compromessi, di chi non cambia idea un minuto sì e uno no, di chi non prende la vita come un passatempo… la Napoli di chi dona allegria, di chi aiuta i bambini e le persone sole… di Napoli amo la lingua e ogni frammento della sua arte e cultura e mai riuscirò a spiegarmi come abbia saputo risorgere da tutte le catastrofi della sua storia… di Napoli amo i paesaggi, i profumi, i suoi venti di mare e i suoi venti di terra, i sapori, gli odori, le sue rocce magmatiche, gli infiniti colori delle sue acque. Napoli è molto di più di un sentimento o di una fuggevole passione, Napoli per me è tutto.”

È un ottimo libro, che fa ridere ma anche riflettere, leggero ma di una leggerezza alla Italo Calvino che sosteneva che un libro non deve essere come una piuma, senza vita propria, che viene sbatacchiata qua e là, ma deve essere come un uccello che vola sempre nonostante le intemperie e sempre mantiene bene la rotta riuscendo così a volare sopra le cose per farci vedere, e vedere lui stesso, la realtà per quella che è. Così fa Imperatore: racconta ciò che vede, ciò che sente, ciò che prova in una realtà qual è quella napoletana che è indefinibile, difficile da raccontare, che non può essere mai inquadrata in una definizione. Perché Napoli non è solo quello che appare attraverso i fatti di cronaca nera, non è solo camorra, non è solo degrado, non è solo buio, non è solo tenebre ma è anche molta luce, molta storia, molte tradizioni, molte leggende, molta arte e tantissima cultura.

Per collegare la trama gialla/poliziesca all’elemento umoristico e per aiutarci a dipanare la matassa intricata della vicenda Imperatore utilizza un escamotage molto efficace che è quello di raccontare la vita della nobildonna (dagli anni ‘40 ad oggi) attraverso le pagine del suo diario portandoci così, poco a poco, alla scoperta del finale che sa molto di “caso di coscienza” che un po’ mi ha ricordato Assassinio sull’Orient Express di Agatha Christie.

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Con tanto affetto ti ammazzerò
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Con tanto affetto ti ammazzerò
  • Imperatore, Pino (Author)