“Come scrivere un thriller”, di Ian Fleming
Tra qualche giorno partirò per le vacanze, ma prima di andare ho deciso di proporvi un altro intervento sulle “tecniche di scrittura thriller”. Dopo le 10 regole per scrivere suspense fiction di Brian Garfield, e i recenti consigli di Daniel Kalla, veniamo alle interessanti parole di Ian Fleming (per i pochi – spero – che non lo sapessero, il creatore di James Bond).
L’articolo, causa eccessiva lunghezza, sarà diviso in più parti: come sempre, il consiglio è iscriversi ai feed, per essere sicuri di non perdervene nessuna…
Buona lettura!
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Spesso la gente mi chiede: “Come riesci a pensarci? Che straordinaria (o talvolta estremamente contorta) mente devi avere”. Certamente ho una vivida immaginazione, ma non credo vi sia nulla di molto strano in merito.
Noi tutti ci siamo nutriti di fiabe e storie di avventura e di fantasmi per i primi 20 anni della nostra vita, e l’unica differenza tra me e voi è forse che la mia immaginazione mi fa guadagnare denaro. Ma, per tornare al mio primo libro, Casino Royale, vi sono forti incidenti nel libro che sono tutti basati su fatti. Li ho estratti dai miei ricordi di guerra della “Naval Intelligence Division”, li ho messi insieme, creato un eroe, un cattivo e una eroina, ed è uscito il libro.
Per prima cosa c’è stato l’attentato a Bond al di fuori dell’Hotel Splendide. Lo SMERSH aveva dato a due assassini bulgari delle borse per macchine fotografiche da portare in spalla. Una di pelle rossa e l’altra blu. Lo SMERSH aveva detto ai bulgari che quella rossa conteneva una bomba e la blu un potente fumogeno, sotto la copertura del quale sarebbero potuti fuggire.
Uno doveva lanciare la bomba rossa e l’altro premere il pulsante sulla custodia blu. Ma i bulgari non avevano fiducia nel piano e decisero di premere il pulsante blu e nascondersi nel fumo prima di lanciare la bomba. In realtà, anche la custodia blu conteneva una bomba abbastanza potente da ridurli in frammenti e rimuovere tutti gli elementi di prova che avrebbero potuto puntare allo SMERSH.
Forzato, si potrebbe dire. In realtà, questo è stato il metodo utilizzato nell’attentato russo a Von Papen ad Ankara nel mezzo della guerra. In tale occasione gli assassini erano bulgari e furono ridotti in pezzetti, mentre Von Papen e sua moglie, che andavano a piedi da casa all’ambasciata, furono solo investiti dallo spostamento d’aria dell’esplosione.
Così, vedete che la linea di demarcazione tra realtà e fantasia è molto stretta. Penso che potrei collegare la maggior parte degli incidenti centrali nei miei libri ad alcuni avvenimenti reali.
Siamo così giunti al finale e supremo ostacolo nella scrittura di un thriller. Si devono conoscere cose emozionanti, prima di poter scrivere su di esse. L’immaginazione da sola non è sufficiente, ma le storie sentite da amici o lette sui giornali possono essere di base per una fertile immaginazione, e una certa quantità di ricerca e documentazione di fatti che sembreranno realistici nella fiction.
Dopo aver assimilato tutta questa incoraggiante consulenza, il vostro cuore dovrà tuttavia reggere lo sforzo fisico che serve per un thriller. Io simpatizzo per voi. Anch’io sono pigro. Il mio cuore affonda quando contemplo i due o trecento fogli vergini che devo riempire con termini più o meno ben scelti, al fine di produrre un libro da 60000 parole.
Uno degli elementi essenziali è quello di creare un vuoto nella mia vita che non può che essere riempito in modo soddisfacente da una qualche forma di lavoro creativo – che si tratti di scrittura, pittura, scultura, la composizione o semplicemente costruire una barca – sono stato anche sul punto di sposarmi – una prospettiva che mi ha riempito di terrore. Per dare alle mie mani qualcosa da fare, e come un anticorpo al mio scrupolo circa il matrimonio dopo 43 anni in qualità di single, ho deciso un giorno di sedermi maledettamente bene e scrivere un libro…
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Vi lascio in sospeso qua, dopo questa lunga introduzione. Se siete curiosi, seguite le iniziative di Thriller Cafè: il resto, state tranquilli, arriverà (nell’attesa, comunque, qualche stuzzichino e una birra fresca da bere la troverete di certo)!
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Lo ripeto, a costo di essere noioso. Il fatto si continuino a dare “ricette”, “decaloghi”, “prescrizioni”, su come scrivere un thriller, dimostra che si tratta di un tipo di letteratura che contina ad essere considerata “diversa” e, legata a dei vincoli. Questo naturalmente non viene fatto per la letteratura “normale”. Proprio perché questa è considerata LA LETTERATURA. Una storia nella quale ci sono dei delitti, passa per facente parte di un “genere”. Dunque inferiore… Ripeto ancora. Gli autori dovrebbero fregarsene dei decaloghi, anche se vengono da Fleming e scrivere liberamente. Come è stato detto, la prima regola dovrebbe essere non avere nessuna regola.
Roberto Santini
Ottimo questo articolo vecchio mio!
Grazie della news
ehi Ranz, grazie per esserti iscritto
(la classifica dei top commentators ti aspetta, eh!)
Ti ringrazio del lungo intervento, Roberto, tuttavia sono in accordo con te solo su una minima parte. Gli schemi prefissati non piacciono molto neanche a me, ma questo articolo non ne dà e non ne darà neanche la seconda parte: vuole solo provare a veicolare non scalette e vincoli preconfezionati, quanto un modo di porsi di fronte alla scrittura e la ricerca di un senso allo scrivere: un perché, più che un come.
Degli articoli simili proposti, solo quello di Garfield indicava delle linee guida più precise, e anche lì credo si possano in generale ricondurre non solo al thriller ma a quasi qualunque tipo di romanzo, da I Promessi Sposi a Il Silenzio degli innocenti… non lo credi pure tu?
in ogni caso, grazie del punto di vista: lo scambio di pareri penso sia il modo migliore per imparare sempre qualcosa