Salvatore Paci - 2012
In due si uccide meglio

“Come scrivere un thriller”, di Ian Fleming – parte 2


ian flemingCompletiamo oggi l’intervento iniziato lunedì scorso, con il punto di vista di Ian Fleming su perché scrivere thriller. Ecco, punterei il dito al “perché”, quando spesso si bada solo al come…

***

La terapia è stata di successo. E mentre ancora scrivo una certa quantità di pagine a Londra, è durante le mie visite annuali in Giamaica che tutti i miei libri sono stati scritti.

Ma, in mancanza di un rifugio come il mio, posso raccomandare camere di hotel il più lontane possibile dalla vostra solita “vita”. Il vostro anonimato in questi squallidi dintorni e la vostra mancanza di amici e distrazioni creerà un vuoto che dovrebbe obbligarvi a scrivere e, se il portafogli è vuoto, a scrivere velocemente e con applicazione. Io lo faccio alla macchina da scrivere, utilizzando sei dita. L’atto di battere i tasti è di gran lunga meno faticoso di scrivere a penna, e si termina con un manoscritto più o meno pulito. L’altra cosa essenziale è mantenere rigorosamente una routine.

Scrivo per circa tre ore la mattina – da circa le 9:30 alle 12:30 e faccio un’altra ora di lavoro tra sei e sette di sera. Alla fine di questo mi ricompenso numerando le pagine e mettendole via in una cartella nera. Tutte queste quattro ore di lavoro giornaliere sono dedicate a scrivere narrativa.

Non correggo mai nulla e non torno indietro a quello che ho scritto, tranne alla fine dell’ultima pagina per vedere dove devo andare. Se vi guardate indietro una volta, siete finiti. Come ho potuto scrivere questo schifo? Come ho potuto usare “terribile” sei volte in una pagina? E così via. Se si interrompe la scrittura di narrativa veloce con troppa introspezione e auto-critica, sarete fortunati se scriverete 500 parole al giorno e sarete disgustati di esse. Seguendo la mia formula, scriverete 2000 parole al giorno e non sarete disgustati fino a quando il libro non è finito, che sarà nel giro di sei settimane.

Io addirittura non faccio pause per scegliere la parola giusta o per verificare l’ortografia o un fatto. Tutto questo può essere fatto quando il libro è finito.

Quando il mio libro è completato trascorro circa una settimana per la correzione dei più evidenti errori e la riscrittura di alcuni passaggi. Quindi il libro è digitato correttamente con le intestazioni dei capitoli e tutto il resto della rifilature. Dopodiché lo scorro di nuovo, riscrivo le peggiori pagine e mando al mio editore.

Essi sono a Jonathan Cape e, oltre a commentare il libro nel suo insieme, fanno proposte dettagliate che io accetto o scarto. Quindi la versione finale va alla stampante e, a tempo debito, si può andare sulle pagine con un nuovo occhio. Poi il libro è pubblicato e inizi a ricevere lettere da persone che dicono che Vent Vert è fatto da Balmain e non da Dior, che l’Orient Express ha freni a vuoto e non freni idraulici, e cose del genere.

Questo tipo di errore non sono davvero colpa di nessuno, tranne che dell’autore, e lo fanno arrossire furiosamente quando egli li vede in stampa. Ma la maggioranza del pubblico non se ne preoccupa o, peggio, non li nota, ed è una ferita per la vanità dell’autore realizzare quanto velocemente il lettore salti le parole che gli hanno preso tanti mesi di tempo per provare a organizzarle nella giusta sequenza.

Ma cosa, dopo tutte queste fatiche, sono i premi della scrittura e, nel mio caso, di scrivere thriller?

Prima di tutto, essi sono di ordine finanziario. Non si fa una grande quantità di denaro da canoni e diritti di traduzione, e così via e, a meno che non si sia molto laboriosi e di successo, non si può solo vivere solo di tali utili, ma se si vendono i diritti per dei film lo si può fare molto bene. Soprattutto, essere uno scrittore di successo è una buona vita. Non è necessario lavorare tutto il tempo e portate il vostro ufficio in giro nella testa. E siete molto più consapevoli del mondo intorno a voi.

La scrittura vi rende più vivi e, dal momento che il principale ingrediente della vita, anche se si potrebbe non pensarlo della maggior parte degli esseri umani, è quello di essere vivi, questo è un utile sottoprodotto della scrittura.

***

Che ne dite: ci avete trovato lo stesso senso che ha per voi il vostro scrivere?

Fonte: l’articolo è stato tratto dal blog di PJ Parrish.

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Articolo protocollato da Giuseppe Pastore

Da sempre lettore accanito, Giuseppe Pastore si diletta anche a scrivere e ha pubblicato alcuni racconti su antologie e riviste e ottenuto vittorie e piazzamenti in numerosi concorsi letterari. E' autore (assieme a S. Valbonesi) del saggio "In due si uccide meglio", dedicato ai serial killer in coppia. Dal 2008 gestisce il ThrillerCafé, con la poco recondita ambizione di farlo diventare il locale virtuale dedicato al thriller più noto del web.

Giuseppe Pastore ha scritto 808 articoli: visita la sua pagina.

Archiviato il 11 agosto 2008 in Tecniche di scrittura thriller. Puoi testimoniare, o lasciare una traccia dal tuo sito.


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