Come piante tra i sassi - Mariolina VeneziaDi recente è andata in onda su Rai 1 la prima stagione della serie Tv Imma Tataranni: sostituto procuratore. La fiction – diretta da Saverio Costanzo con Vanessa Scalera nel ruolo della protagonista – ha riscosso un notevole successo di pubblico ed è in odore di seconda stagione. A noi del Thriller Café è venuta una gran voglia di conoscerla meglio, questa PM tutta d’un pezzo, orgogliosamente materana, quest’erinni scomoda e ostinata, perciò abbiamo deciso di andare direttamente alla fonte: i romanzi di Mariolina Venezia.

Basta aprire il primo, Come piante tra i sassi, per ritrovarsi in un attimo immersi in una terra, la Basilicata, dai paesaggi di struggente bellezza e dalle contraddizioni che brillano al sole, una regione che sembra voler progredire, volersi ammantare di modernità, ma nella quale l’antico riveste ancora un’importanza fondamentale, nel pensiero e nel comportamento. È in questa terra del silenzio e del sudore, la sua, che Immacolata Tataranni fa la PM: 43 anni, sposata con Pietro De Ruggeri (gli opposti si attraggono: non potrebbero essere più diversi, ma si amano molto) e madre dell’adolescente Valentina, alta – si fa per dire – meno di un metro e 55, non bellissima (uno dei personaggi minori l’ha definita senza mezzi termini “un cesso”), procace, capelli crespi, tailleurini improbabili cuciti a suo tempo dalla madre Nunziata, scarpe rigorosamente dal tacco 12 in su e dalle nuances vistose, Imma Tataranni non è di certo una che passa inosservata, né per l’aspetto fisico, né per i modi. Li conoscono tutti, infatti, i suoi sbalzi d’umore che dal plumbeo costante in un niente può passare al nero… e allora sì che trema il palazzo e tutti i furbetti, ipocriti, scansafatiche, raccomandati che ci sono dentro, prima fra tutti la Moliterni, la moglie del prefetto che entra ed esce a piacimento dal suo ufficio alla Registrazione atti… non è difficile capire perché una come Imma, con la fissa del codice di procedura penale, non la possa sopportare. È così, Imma, o la si ama o la si odia. La mal digeriscono i suoi colleghi e sottoposti, i suoceri, la figlia Valentina le fa una guerra senza sconti; Diana, la sua segretaria ed ex compagna di classe ci prova a capirla, ma non senza fatica… decisamente la stima Ippazio Calogiuri, l’appuntato salentino bello, giovane, sensibile e di umili origini che la affianca nelle indagini. È il preferito di Imma, non per la sua avvenenza che comunque non passa inosservata neanche a lei, ma per il suo carattere e la sua provenienza sociale. È con l’aiuto di questo ragazzo capace ed umile che Imma risolverà il caso contenuto in questo primo romanzo, una storia all’apparenza comune, semplice, ma dalle diramazioni complicate e impreviste: Nunzio, un ragazzo di Novasiri, viene ucciso nel giorno del suo compleanno. Sin da subito sono tanti gli elementi che non quadrano: la famiglia è povera, in decadenza, ma il ragazzo porta vestiti firmati. Imma indaga, tra la reticenza di un maresciallo saccente e prevenuto, atti che non si trovano, capi che sottraggono processi quando la situazione si fa scottante per amici e compari. Indaga, Imma… Passano i mesi, dalla primavera si passa all’autunno e Imma indaga, perché il sostituto procuratore Tataranni può avere tanti difetti, ma se una cosa non le quadra la deve chiarire per forza, ostinata e pervicace come una pianta cresciuta tra i sassi. Così scopre che da un’apparente storia di droga questo caso prende dapprima le implicazioni di un omicidio per gelosia, poi violenza domestica, poi intrecci torbidi, passando per interramenti di rifiuti tossici e reperti sottratti al patrimonio statale. In un intrico di problemi e nodi da sciogliere, quale sarà la pista giusta? Solo la tenacia e la determinazione di una donna tosta, ma in fondo dal cuore sensibile potrà dipanare la matassa.

Come piante tra i sassi – pubblicato da Einaudi nel 2009 – è solo il primo dei gialli che vedono come protagonista la PM Imma Tataranni, ne seguono – ad oggi – altri tre. Si tratta di libri evidentemente scritti non per piacere per forza (abbiamo letto solo il primo, ma l’impronta sarà certamente mantenuta), particolari ed inconsueti, sia per lo stile dell’autrice – articolato, intriso di espressioni tipiche del territorio di ambientazione, non ammiccante alla simpatia del lettore – sia per la spigolosità del personaggio, sfaccettato e controverso, sia, ancora, perché è difficile incasellarli in un’etichetta di genere: sono gialli, ma con una fortissima connotazione territoriale e sociale; si potrebbe propendere per definirli noir, ma la vena nera non è poi così accentuata. Al di là delle classificazioni, comunque, a noi Imma Tataranni piace, forse proprio per questo suo essere se stessa… e al diavolo ciò che pensano gli altri, per questo fascino malinconico, arcaico, ancestrale che sprigiona la sua terra, per l’umanità che trasuda dai gesti, dalle piccole consuetudini, dal sentirsi a casa fra i mille problemi quotidiani della sua famiglia. Perciò pensiamo che il suo coraggio, il carattere, la sua famiglia, le sue fisse, la sua terra con tutti i suoi pregi e difetti meritino di essere conosciute. Vi invitiamo a cominciare da questo libro, noi intanto leggeremo gli altri e… vi faremo sapere presto.

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