Uscito nel 2017 in Australia con il titolo “See What I Have Done”, recensiamo oggi al Thriller Café Che cosa hai fatto, Lizzie Borden? di Sarah Schmidt, tradotto da Monica Nastasi e pubblicato in Italia da Piemme il mese scorso.

La scrittrice australiana lavora come bibliotecaria. Appassionata di Stephen King e storie di fantasmi, ha scoperto il caso di Lizzie Borden curiosando in una libreria dell’usato e ne ha tratto un domestic thriller davvero intrigante. Il libro è infatti ispirato a una storia vera che si svolge nel 1892 a Fall River nel Massachusetts: una mattina di agosto la Borden scopre che qualcuno ha ucciso suo padre a colpi di ascia. Poco dopo scopre che anche la moglie, matrigna di Lizzie, è stata assassinata nello stesso modo, nella stanza al piano di sopra. Nessuno può sospettare di lei, figlia devota e dedita a opere di bene, come la sorella maggiore Emma, che in quei giorni è fuori città, ospite di un’amica.

Eppure, al momento degli omicidi, in casa erano presenti solo Lizzie e la domestica che, verrà poi stabilito, non aveva movente né opportunità.

La scrittrice rimane fedele ai fatti così come si sono svolti e come vengono resi dalle testimonianze e dagli atti processuali: modifica solo pochi dettagli che servono a portare l’attenzione del lettore sulla vita in casa Borden e sull’aspetto psicologico dei personaggi; ne immagina e ricostruisce la quotidianità fornendoci un quadro familiare tutt’altro che lieto. Il padre è un uomo molto ricco ma parsimonioso al limite della grettezza, anaffettivo e autoritario, a tratti violento. La matrigna è una donna ruvida ed egoista che non è riuscita a stabilire alcun rapporto con le due figliastre. Dal canto loro Lizzie ed Emma vivono un legame di amore e odio che rasenta la follia: entrambe nubili, Emma è costretta ad accantonare i propri sogni e a far da madre a Lizzie che ha un carattere capriccioso e infantile. Si cercano e si evitano le due sorelle in un altalenarsi di emozioni e sentimenti forti e contrastanti; cercano e sognano la libertà lontane l’una dall’altra, coltivano sogni e speranze ma si ritrovano inevitabilmente incatenate. L’accusa di omicidio che pende sul capo di Lizzie, sarà il collante definitivo.

Assolta dall’accusa di omicidio per mancanza di prove evidenti sebbene in assenza di altri possibili sospettati, Lizzie rimane un’assassina per tutta l’America, dove il duplice omicidio fece scalpore tanto da restare vivo ancora oggi nei racconti popolari e nelle filastrocche. Un “cold case” ancora affascinante che non ha mai smesso di far parlare di sé, un mistero ancora irrisolto che la scrittrice narra brillantemente in tutta la sua complessità.

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