Penna della nera di Repubblica, Franco Vanni ci regala un giallo classico da poco edito da Baldini+Castoldi. Il caso Kellan, questo il titolo della sua nuova fatica letteraria, è il romanzo che oggi recensiamo al Thriller Café.

Il cronista di nera Steno Molteni bazzica la Questura di Milano tenendo le orecchie aperte per eventuali notizie succulente. Un giorno, mentre sul capoluogo lombardo scende una neve fitta ed il freddo avvolge le strade, l’agente Raffaele Cinà, detto Scimmia, gli passa una soffiata: Kellan Armstrong, figlio del console americano, è stato ucciso. Il poliziotto, amico d’infanzia del giornalista, vuole che quest’ultimo lo aiuti a scoprire qualcosa.

Ma Steno non è l’unico a cercare in maniera ufficiosa la verità: il console stesso, padre della vittima, si affida ad un suo vecchio amico vietnamita, Han. Quest’ultimo è una di quelle figure che si muovono al confine tra la legalità e l’illecito, arrivando alle piste giuste prima della polizia, potendo contare su mezzi più convincenti ed avendo maggiore libertà d’azione.

Sembra che Kellan, nell’ultimo periodo prima di morire, avesse cominciato a frequentare i giri omosessuali milanesi. Strano, perché apparentemente era eterosessuale, come conferma la sua ragazza. La morte di un figlio è uno dei dolori più grandi che si possono provare; in questo caso, come evidenziato da una toccante scambio di battute tra il padre e la madre del ragazzo, alla perdita si aggiunge la sofferenza di rendersi conto di non conoscere davvero il proprio bambino, diventato ormai quasi un uomo, coi suoi segreti e i suoi lati oscuri.

Emerge a questo punto il personaggio di Liam, il console, ben costruito. Un uomo a tutto tondo: si interroga sui gesti del figlio, cerca di far luce sull’omicidio e affronta la verità equilibrando il suo dolore di genitore (l’impotenza, la sensazione di aver fallito come educatore) e la ragion politica, che non può permettere di vedere infangato il nome di Kellan.

Intanto la pista che seguono Zeno e Scimmia li porta sulle tracce degli Spazzini, un gruppo di balordi che da qualche tempo aggredisce gli omosessuali. A coordinare le indagini c’è il pubblico ministero Tajani, una donna ruvida che fa tremare tutti i suoi sottoposti, impegnati per la maggior parte del tempo ad evitare le sue sfuriate.

Il caso Kellan aggiorna il catalogo umano di quel mondo di mezzo tipico delle metropoli, riuscendo ad equilibrare il fascino pittoresco all’aderenza alla contemporaneità. L’atmosfera originale compensa qualche piccolo difetto di scrittura e ci propone una Milano nascosta, non di maniera, fatta di spie, guardoni, barboni gentili e discreti portieri d’albergo. Si sente che l’autore conosce i luoghi che descrive, anche quelli del capitolo in Brianza, col treno che attraversa i paesi di provincia fino a Erba e la salita in bici verso il Ghisallo. Un paesaggio ancora poco frequentato nei libri di genere che pure hanno esplorato in lungo e in largo la penisola.

Questo noir, la cui soluzione finale arriva come in un giallo classico, col protagonista illuminato casualmente dall’intuizione vincente, lascia la voglia di avere la possibilità di leggere di più sui suoi personaggi. L’epilogo dimostra che Vanni ha grandi potenzialità per svilupparli.

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Il caso Kellan
6 Recensioni
Il caso Kellan
  • Franco Vanni
  • Editore: Baldini + Castoldi