Bloodyline - Gianfranco NerozziBloodyline” di Gianfranco Nerozzi è il libro che recensiamo oggi al Thriller Café, un romanzo che non è una novità ma, come dice l’autore nelle sue note iniziali, è una nuova versione di qualcosa che c’è già stato. Bloodyline nacque nel 2007 su commissione della casa editrice Carocci che richiese un thriller legato a un prodotto farmaceutico per curare l’emofilia da regalare ad importanti ematologi italiani. Qualche anno dopo uscì un’edizione solo digitale per la Mezzotins e infine questa, la versione definitiva e più lunga del romanzo, per la collana Medical Noir diretta da Danilo Arona ed Edoardo Rosati di Ink Edizioni.

Siamo nel Giugno 2012 ed Alessio Michelis vive nella campagna bolognese con la madre Antonia, infermiera e il padre Salvo, commissario di Polizia. Per il suo decimo compleanno riceve in regalo La Rossa – una bicicletta fiammante e bellissima che lui guarda quasi con venerazione perché sa che può essere molto pericolosa: lui non è un bambino come gli altri… deve stare attento a tutti i movimenti che fa; è diverso, è fragile e si sente spesso inadeguato. Soffre infatti di Royal Disease (malattia regale), ossia di emofilia – una malattia genetica che causa un difetto nella coagulazione del sangue portando chi ne è affetto a rischiare molto facilmente emorragie interne ed esterne al minimo graffio o taglio.

Alle tentazioni non si può però sempre resistere e, inforcata la bici, inizia a pedalare per la strada di casa respirando forse per la prima volta la libertà e la spensieratezza che invidia a tutti gli altri bambini della sua età ma il Mostro di Sangue è pronto per attaccarlo e, nonostante la prudenza e le protezioni che è costretto ad indossare, Alessio cade e inizia a sanguinare dalle ginocchia.

All’improvviso risuonò il brontolio di un tuono lontano. La luce del giorno era calata, il cielo si stava coprendo di nuvole scure, quasi nere. Di certo stava per scoppiare un temporale.

Durante la notte Alessio si sveglia di soprassalto e si mette a gridare facendo accorrere il padre che lo trova con le bende delle ginocchia completamente inzuppate di sangue delirando per la visione della madre morta in un incidente d’auto. Il padre lo porta in ospedale, convinto che abbia avuto solo un incubo molto vivido ma una volta lì riceve la notizia che la moglie è realmente finita fuori strada andando al lavoro ed è morta intrappolata tra le lamiere dell’auto.

L’unica spiegazione data a Salvo dai medici è che il rapporto con la madre, portatrice sana di emofilia, fosse così intenso da generare una sorta di transfert con i pensieri della donna, mentre moriva dissanguata in un fosso senza riuscire a chiedere aiuto.

Esattamente un anno dopo, Alessio ha una violenta emorragia nasale mentre dorme e, aprendo gli occhi urlando, racconta al padre di avere avuto un’altra visione – una donna bionda, nuda, legata che sanguinava su un letto da cui non si sarebbe alzata mai più, svuotata goccia a goccia del suo sangue.

La stessa cosa capita anche qualche notte dopo e a questo punto risulta chiaro che Alessio può vedere con gli occhi dell’assassino – soprannominato Contagocce per l’abilità e la precisione dei tagli inferti alle vittime per provocare una morta lenta, goccia dopo goccia, fino a svuotarle completamente da sangue e anima – facendolo diventare la vittima predestinata perché può vedere le sue mosse e rovinargli il piano, ossia una sorta di sacrificio rituale per eliminare tutte le donne  portatrici sane di emofilia, ed estirpare del tutto il gene.

Salvo decide quindi di trasferirsi con Alessio all’Hotel del Pellegrino – luogo usato dalla polizia per il programma protezione testimoni – per tendere una trappola al Mostro di Sangue sperando in un suo passo falso per poter finalmente liberare suo figlio da queste visioni e sognare un futuro migliore per entrambi.

I capitoli brevi e lo stile asciutto portano velocemente ad una conclusione spiazzante, che soddisfa le aspettative e mette a posto tutti i tasselli del romanzo senza cadere nell’assurdo.

Numerosi e piacevoli sono i richiami a Stephen King: la bicicletta La Rossa che ricorda la Silver di Bill Tartaglia in IT, l’hotel del Pellegrino che richiama l’Overlook Hotel (labirinto di siepi incluso) in Shining, e le citazioni di canzoni all’inizio dei capitoli.

Bellissime sia la prefazione di Alan D. Altieri che la Postfazione del Nero (abituale nickname dell’autore) che fanno da sipario a un libro decisamente originale che consiglia “di trasformare la fragilità in punti di forza perché se non puoi sanguinare, allora devi imparare a parare i colpi. E, se non puoi cadere, devi imparare a stare in equilibrio. Vivere la vita intensamente è un dovere a cui non dobbiamo (e non possiamo) sottrarci mai. Comunque vada e comunque sia.”

Recensione di Elena Rossi

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Bloodyline
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