Il richiamo del cuculoDopo Il seggio vacante, J. K. Rowling esordisce anche nel mondo del giallo con lo pseudonimo di Robert Galbraith. Colpirà nel segno con Il Richiamo del cuculo, tanto da non far rimpiangere ai suoi fan le gesta del celeberrimo maghetto?

Titolo: IL RICHIAMO DEL CUCULO (The cuckoo’s calling)
Autore: Robert Galbraith (alias J. K. Rowling)
Editore: Salani
Traduttrici: Alessandra Casella e Angela Ragusa
Anno: 2013

Incipit: “Il brusio si levava dalla strada come un ronzio di mosche. I fotografi erano ammassati contro le transenne presidiate dalla polizia, i lunghi zoom delle macchine fotografiche puntati, i respiri che si condensavano come vapore. La neve cadeva senza tregua su spalle e cappelli; dita guantate dovevano continuamente pulire le lenti. Ogni tanto partivano raffiche improvvise di clic, quando i paparazzi, per ingannare l’attesa, fotografavano la tenda di tela bianca nel mezzo della strada, davanti all’ingresso dell’alto palazzo di mattoni rossi e al balcone dell’ultimo piano da cui era caduto il corpo.”

Il caso della morte della top model Lula Landry, precipitata dalla finestra del suo appartamento a Mayfair, è stata archiviato dalla Polizia come suicidio. Nessuna evidenza di violenza sul corpo, né di effrazione dell’appartamento, assieme ad un passato burrascoso in seno ad una ricca famiglia adottiva e l’utilizzo di droghe, hanno contribuito ad avvalorare quella tesi. Neanche i media che hanno seguito fin dal primo istante con invasiva pervicacia tutte le vicende di quel caso così eclatante, riescono a trovare una pecca nell’indagine degli uomini dell’ispettore Wardle. A tre mesi dal delitto però il fratello di Lula, John Bristow si presenta nell’ufficio di Cormoran Strike, un investigatore privato dal passato nei corpi speciali dell’esercito, che conosceva fin dall’infanzia. Bristow è convinto che la Polizia non abbia seguito una traccia importante: le immagini delle telecamere del quartiere testimonierebbero infatti che ben due uomini si aggiravano intorno alla casa della modella. Strike è perplesso ma l’onorario doppio che Bristow gli offre è troppo appetibile per poter rifiutare. Senza troppa convinzione inizia le proprie indagini che concluderà con la certezza che il nido scelto da Cuckoo  si era rivelato sin troppo inospitale.

Un giallo, nel giallo. Dovendo tacere sul motivo di debolezza strutturale dell’impianto narrativo per non rovinarvi il sacro piacere della lettura, ho pensato di disseminare piccole incongruenze qui e là, come fossero piccoli indizi. Faccio appello al vostro fiuto e alla vostra onestà intellettuale, confidando che, a lettura ultimata, riprendiate questa recensione e postiate le vostre considerazioni.

Volatili e personaggi. Cormoran è un nome proprio molto singolare, ma ben si attaglia al protagonista che, al pari del volatile, ha una “vista” molto acuta ed una propensione per la caccia. Robin, la segretaria di Strike, d’altro canto, è minuta e graziosa come un pettirosso e, in un certo senso, mantiene in sé il significante di ‘passaggio dal vecchio al nuovo’, rappresentando la ventata di novità nella disordinata e solitaria vita del suo capo. E poi c’è l’infelice protagonista, Lula detta Cuckoo, che dovrebbe rappresentare il carattere del cuculo, uccello che è noto per la sua peculiare caratteristica del parassitismo di cova. (La femmina di questo animale, infatti, depone un uovo solo nel nido di un ospite. Quando il piccolo cuculo sguscia presto fuori dall’uovo, si sbarazza delle altre uova del nido e si fa accudire in esclusiva dai genitori adottivi).

I protagonisti e la trama. Al di là del significante dei nomi più o meno appropriati, i personaggi sopra citati non mi hanno del tutto convinta. Primo fra tutti il protagonista, Cormoran Strike, costretto a reinventarsi investigatore privato dopo aver militato nelle forze speciali inglesi perché mutilato in Afghanistan. Cacciato di casa dalla volubile e ricchissima fidanzata, costretto a dormire in ufficio su una brandina da campo, a farsi la doccia nel dormitorio universitario, sempre alle prese con la fastidiosa protesi della gamba, condannato ad arrovellarsi in ricostruzioni ed elucubrazioni solitarie, Strike veste un impermeabile simil-Marlowe con l’etichetta “hard-boiled” appesa, che mal si attaglia alla Mayfair londinese. Peraltro, lo stile di scrittura molto inglese di Galbraith-Rowling, pieno di affascinati quanto inutili dettagli – fino allo sfinimento di quasi due cartelle di descrizione dell’interno di un pub – mal si combina con il ritmo di un hard-boiled. I personaggi meglio riusciti, guarda caso, sono quelli per i quali le descrizioni si rendono imprescindibili: splendide nel loro conformismo snob, le due ricche sorelle Tansy e Ursula, come pure interessante risulta lo stilista, amico più che datore di lavoro, della splendida modella uccisa.

Se volessimo, invece, paragonare Il Richiamo del cuculo ai gialli britannici più blasonati, dovremmo anche lì rilevare il non piccolo difetto di dover fare i conti con indizi e piste distribuite su un numero talmente consistente di pagine (547) da non consentire agevolmente al lettore di tenere le fila della trama. Peraltro il fatto che Strike passi in perfetta solitudine da un’elucubrazione all’altra, da un interrogatorio all’altro senza soluzione di continuità, non rende il personaggio dinamico e anche l’attenzione del lettore è destinata a scemare sino alle pagine finali che però ricordano uno degli improbabili epiloghi dei telefilm della signora Fletcher.
Non posso certo predire se J. K. Rowling conquisterà il favore del pubblico anche in questo genere, ma so per certo che Strike tornerà almeno in altre due investigazioni.

NotedellaRossa
“Tentava di relazionarsi a qualcosa di reale; ne parlavamo di continuo. Era la cosa più importante. Perciò ha permesso a quella sanguisuga di Rochelle di restarle appiccicata. Era come se pensasse: ‘Non fosse per grazia di Dio, potrei esserci io al suo posto’. Cuckoo era convinta che, se non fosse stata bella, se i Bristow non l’avessero presa come giocattolino per distrarre Yvette, avrebbe fatto la stessa fine di Rochelle”. (pag. 322)
SOTTOLINEATO perché … è l’unica testimonianza verosimile e diretta del carattere della ragazza uccisa dell’intero romanzo.

“Mi pareva” ansimò, incapace di vedere Robin, “di averti detto d’andare a casa?” (pag. 533)
CASSATO perché… tale dialogo tra Strike e la sua segretaria Robin risulta ridicolo nel contesto in cui si svolge, nonché ricalcato sullo stereotipo Bond-miss Moneypenny.

Curiosità sul libro
Prima di essere pubblicato da Sphere Books, il manoscritto è stato rifiutato da molte case editrici inglesi, come di norma accade agli scrittori esordienti. Quando oramai l’identità dell’Autrice era stata disvelata al fine di incrementare le scarse vendite, tutti hanno pensato bene i tacere pur mordendosi le mani per l’affare sfumato. Tutti, tranne Kate Mills di Orion Books che ha dichiarato di averlo rifiutato, giudicandolo  “ben scritto ma niente di che”. Non mi risulta che per questo la Mills sia stata licenziata, forse perché Oltremanica la reputazione ha ancora un valore più alto del mero profitto.

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