Uscito nel mese di ottobre per SEM, Società Editrice Milanese, casa editrice fondata dal direttore generale di Mondadori Libri Trade Riccardo Cavallero con altre due colonne del gruppo di Segrate: Antonio Riccardi e Valerio Giuntini, “Arrigoni e l’omicidio nel bosco” è un romanzo di Dario Crapanzano, autore giunto tardivamente alla scrittura dopo una lunga vita lavorativa in campo pubblicitario.

Ambientato negli anni ’50 del 900, per l’esattezza nel 1953, questo volume vede il ritorno del commissario capo Mario Arrigoni del Porta Venezia, che conduce per la prima volta un’inchiesta lontano da Milano. Gli alti comandi di polizia e carabinieri decidono infatti di costituire un’unità speciale per indagare sugli omicidi che vengono commessi nei piccoli paesi della Lombardia. A capo di questa unità, viene nominato proprio Arrigoni che, anche se in un primo momento non sembra entusiasta, in seguito accetta di buon grado l’incarico. Dopo una settimana c’è già un caso da risolvere.

Nei boschi di Arbizzone Varesino, un borgo montano di fantasia affacciato sul lago Maggiore, viene infatti trovato il cadavere di Arnaldo Castagna, ucciso con un colpo alla tempia, sferrato probabilmente con una pietra trovata nel vicino torrente.

L’uomo, ricco e sposato con una ragazza molto più giovane, è ufficialmente un imprenditore edile, ma, come si scoprirà nel corso della vicenda, conduce anche attività illecite.

Il commissario parte così con il fidato brigadiere Di Pasquale, esuberante ed impenitente donnaiolo napoletano, e si trova fin da subito immerso in una realtà in cui le notizie si apprendono esclusivamente attraverso voci e l’omertà nei confronti delle forze dell’ordine è totale.

Nonostante ciò, grazie alla sua pervicacia e alla sua esperienza, ad articolati interrogatori, a singolari deduzioni e all’apporto di numerosi personaggi secondari, molto ben connotati sia fisicamente che psicologicamente, riesce a risolvere un caso la cui soluzione si rivela molto diversa da quella che il lettore si era prefigurato.

Caratteristica che accomuna i libri gialli di Crapanzano, e anche questo non fa eccezione, è una narrazione semplice e scorrevole senza fronzoli e descrizioni articolate e frenetiche ma anzi con l’inserimento di sequenze, che spezzano ad arte il racconto, in cui si riflette sugli indizi acquisiti dagli investigatori nel corso delle indagini.

Il volume è caratterizzato poi da una trama lineare e da descrizioni minuziose e particolareggiate della comunità in cui i protagonisti si trovano ad indagare.

È inoltre evidente la grande capacità dell’autore meneghino di ricostruire con esattezza atmosfere usi, costumi e consuetudini dell’epoca post bellica.

Alla fine, come in ogni libro giallo che si rispetti, la matassa verrà sbrogliata, ogni tassello troverà la sua collocazione e Arrigoni potrà aggiungere un altro caso risolto al suo già folto carnet.

Alla luce di queste considerazioni pertanto, la lettura di quest’opera è fortemente consigliata sia agli amanti del buon giallo classico che a chi auspica un ritorno ad una letteratura poliziesca rilassata fatta di intrecci essenziali ed eroi a tutto tondo.

Recensione di Elio Marracci