Arrigoni e il caso di piazzale Loreto - Dario CrapanzanoArrigoni e il caso di piazzale Loreto, di Dario Crapanzano (Mondadori) è il libro che recuperiamo oggi al Thriller Café.

1952, Milano: il cadavere di Gilda Dell’Acqua viene ritrovato nella sua auto in una delle viuzze della città da un anziano milanese a spasso con il suo cane, in un glaciale mattino di Dicembre, poco prima di Sant’Ambrogio. Gilda è co-proprietaria, insieme alla gemella Viola, di un bar tabacchi in piazzale Loreto e l’indagine viene affidata al commissariato di Porta Venezia, con a capo Mario Arrigoni, baffuto e gioviale milanese doc. Dall’autopsia è subito chiaro che la ragazza è vittima di un omicidio premeditato, difatti è stata uccisa da un’iniezione letale di cianuro.

Arrigoni e i suoi sottoposti, tra cui l’ispettore Giovine, iniziano ad investigare esplorando gli ambienti frequentati da Gilda: il bar tabacchi ereditato dal padre (uomo con un passato non proprio lindo), la casa dove viveva con la gemella Viola e gli zii ed una villa dove era solita passare delle serate “spumeggianti” sotto l’ala di un pittoresco marchese e della sua signora – e ad interrogare gli avventori abituali del bar “Le Gemelle” – nome scelto in loro onore.

Viola è tanto uguale a Gilda fisicamente quanto l’opposto nel carattere e nella vita privata: seria, timida, studiosa e lavoratrice la prima quanto estroversa, desiderosa di piacere, furba e piena di segreti la seconda: proprio questa vita nascosta porterà la squadra di poliziotti milanesi a indagare tra bische clandestine, ville utilizzate per ambigui festini ed amicizie non proprio legali che però non porteranno a nessun risultato: Arrigoni non riesce ad individuare un movente sensato né un possibile colpevole.

Il Commissario non demorde e grazie all’amore della moglie Lucia, della figlia Claudia e al suo lineare ma infallibile metodo investigativo ci guiderà alla soluzione del caso nelle ultime pagine, regalandoci un finale inaspettato.

Mario Arrigoni è un personaggio semplice con un suo modus operandi fatto di interrogatori a cerchi concentrici (partendo dalle persone più vicine alla vittima per poi allargarsi seguendo le varie possibili piste), perlustrazioni, ragionamenti e riflessioni brillando sempre di umiltà e umanità.Il romanzo segue il modello dei gialli classici: omicidio, indagine, risoluzione.

In un panorama letterario giallo e noir dove siamo circondati da indagini scientifiche, informatiche, frequenti squartamenti, violenza e miseria ad ogni pagina è bello ritrovare la semplicità di una storia old style con una Milano anni ’50 come sfondo – lontana sia dalla guerra sia dal boom economico e dagli anni di Piombo che sarebbero seguiti dopo qualche lustro.

Un’altra piacevole particolarità dei libri di Crapanzano con protagonista Arrigoni sono infatti le descrizioni di una Milano che non c’è più: case di ringhiera, tram, atmosfere nebbiose oramai dimenticate, bar, osterie dove bere un buon bicchiere di vino rosso e mangiare cibo casalingo – fotografie che rendono la lettura estremamente gradevole e rilassante.

L’autore nasce a Milano nel 1939 e dopo una vita da pubblicitario approda nel mondo della narrativa scrivendo vari romanzi e arrivando al successo proprio con il commissario Arrigoni (qui alla sua quarta indagine).

Curiosità: Crapanzano ha il pallino delle portinaie, ne inserisce una in ogni storia come personaggio tipico della Milano di quegli anni e fonte inesauribile di informazioni e pettegolezzi, fini (e non) alla risoluzione del caso in corso.

Recensione di Elena Rossi

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Arrigoni e il caso di piazzale Loreto. Milano, 1952
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